L’avvio di dicembre è stato costruttivo ma senza veri “game changer”. L’S&P 500 ha guadagnato circa lo 0,3% nella settimana chiusa il 5 dicembre, il Dow Jones circa lo 0,5% e il Nasdaq Composite lo 0,8%, con il Russell 2000 in rialzo di circa l’1%. Anche gli indici globali hanno chiuso in territorio positivo: MSCI EAFE +0,6%, MSCI Emerging Markets +0,8%.
A livello settoriale negli USA si è vista una rotazione ordinata: tecnologia, energia e finanziari hanno sovraperformato, mentre difensivi come utilities, consumer staples e healthcare hanno sottoperformato. Il settore IT ha messo a segno un +1,3% nella settimana, energia circa +1,9%, mentre utilities hanno perso oltre il 4% e healthcare quasi il 3%.
Sul fronte macro, il flusso dati ha rafforzato il quadro di “crescita moderata ma resiliente”:
• L’ISM servizi di novembre è salito a 52,6 (da 52,4), quinto mese consecutivo in zona espansione, con segnali misti: prezzi in rallentamento, occupazione ancora sotto 50 ma in miglioramento, nuovi ordini in decelerazione dopo mesi molto forti.
• Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono scese a 191.000, minimo da oltre tre anni, indicando un mercato del lavoro che rallenta meno del previsto sul lato licenziamenti.
In Europa, la stima flash dell’inflazione area euro per novembre ha mostrato un HICP al 2,2% a/a (da 2,1% in ottobre) e una componente “core” (esclusi energia, alimentari, alcol e tabacco) intorno al 2,4%. I servizi restano l’elemento più “appiccicoso”, al 3,5% circa. Il quadro è coerente con un’inflazione ormai rientrata vicino al target ma non ancora “spenta”, soprattutto nei servizi.
Sul fronte tassi, i Treasury hanno chiuso la settimana in calo di prezzo: l’indice Bloomberg U.S. Aggregate ha perso circa lo 0,3% e la curva si è leggermente irripidita, con il decennale USA che si è riportato poco sopra area 4%. La pressione sui rendimenti lunghi è stata alimentata anche dal rialzo dei JGB giapponesi, ai massimi da anni, in scia alle attese di un possibile rialzo BoJ nel 2026 e a un nuovo piano fiscale espansivo.
Nelle materie prime, la settimana ha confermato un quadro eterogeneo:
• WTI: +2,6% w/w, lieve rimbalzo da livelli depressi ma ancora circa -16% da inizio anno, tra dubbi sulla domanda e abbondanza di offerta fuori OPEC+.
• Gas naturale: +8,8% nella settimana e oltre +45% YTD, con il mercato che prezza rischi invernali sulla supply chain.
• Oro: -0,9% w/w dopo un rally robusto in autunno, ma ancora intorno a +60% da inizio anno; il metallo resta sostenuto da attese di tagli Fed e da un dollaro più debole.
Sul comparto crypto, l’inizio di dicembre è stato decisamente più volatile. Bitcoin ha corretto dai massimi di ottobre (~125.000 dollari) fino a un minimo intraday intorno a 84.000 dollari, per poi stabilizzarsi in area 87.000–90.000. Gli indicatori di sentiment (es. Crypto Fear & Greed Index) sono scivolati in zona “Extreme Fear”, mentre analisi on-chain segnalano unwinding di posizioni a leva più che vendite spot strutturali.
La settimana 8–12 dicembre è dominata dalle banche centrali e da un calendario dati meno denso ma molto sensibile per il sentiment.
Federal Reserve – il meeting più divisivo degli ultimi anni
Il FOMC si riunisce tra martedì 9 e mercoledì 10 dicembre. Il mercato prezza una probabilità intorno all’85–90% di un taglio di 25 bps, ma la riunione si preannuncia una delle più spaccate da anni: secondo Reuters, cinque dei dodici membri con diritto di voto hanno espresso scetticismo su ulteriori tagli, mentre tre governatori a Washington restano apertamente a favore di un’ulteriore mossa espansiva.
La chiave per i mercati non sarà solo la decisione (taglio vs pausa), ma:
• il numero di dissensi nel voto;
• il linguaggio di Powell sulla traiettoria 2026;
• l’aggiornamento della “reaction function” in un contesto di dati parzialmente distorti dallo shutdown (con alcuni indicatori del mercato del lavoro ancora in ritardo).
Altre banche centrali G10
Nella stessa settimana riuniscono i board anche:
• Bank of Canada (BoC): chiamata a bilanciare un mercato immobiliare sensibile ai tassi e un’inflazione tornata vicino al target; il consenso è per tassi invariati.
• Reserve Bank of Australia (RBA), Swiss National Bank (SNB): entrambe attese on hold, con focus su guidance e sui riferimenti a FX e inflazione dei servizi.
Dati macro chiave
Il calendario, meno affollato delle settimane precedenti, contiene comunque alcuni punti di attenzione:
• USA:
o Employment Cost Index (ECI) del 3° trimestre, importante per la lettura del costo del lavoro in ottica inflazione di servizi.
o Aggiornamenti “secondari” su commercio estero, scorte e alcune survey regionali Fed, che aiuteranno a completare il quadro dopo i recenti indicatori sul lavoro e sull’ISM servizi.
• Area euro / UK:
o Ulteriori dettagli su inflazione nazionale (Germania, Francia, Italia) dopo la flash area euro; focus su servizi e salari.
o Dati di produzione industriale e fiducia imprese/consumatori, utili per valutare se il miglioramento dei PMI si traduce in attività reale.
• Asia:
o Ordini macchine utensili in Giappone e alcuni indicatori anticipatori in Cina (commercio estero, inflazione), con gli investitori concentrati sul tema “re-acceleration o stagnazione” del ciclo asiatico nel 2026.
Operativamente, la settimana è “high conviction” soprattutto sul fronte tassi: qualsiasi sorpresa Fed (taglio più hawkish del previsto, o mancato taglio) avrà impatti immediati su curva USA, dollaro, oro e asset ad alto beta.
Azioni: rialzo misurato, ma dipendente dalla narrativa Fed
Con l’S&P 500 ormai a ridosso dei massimi storici e sette mesi positivi su otto da inizio anno, il posizionamento resta complessivamente costruttivo, ma meno euforico rispetto a inizio autunno.
• Negli USA il tono resta “risk-on ma selettivo”: tecnologia large cap torna a guidare il movimento, ma la performance relativa dei small cap (Russell 2000 +1% nella settimana) e dei ciclici segnala aspettative di soft landing più che di hard landing.
• In Europa gli indici si muovono verso i massimi storici, sostenuti da dati macro leggermente migliori del previsto e da una percezione di BCE ormai in modalità “wait and see”.
In questo contesto, eventuali delusioni sulla traiettoria Fed (taglio meno convinto, dot plot più aggressivo per il 2026) potrebbero innescare prese di profitto rapide su segmenti più tirati: tech USA, growth di lunga durata, mercati emergenti più sensibili al dollaro.
Tassi e valute: il baricentro resta sugli USA, ma JGB e yen non sono più una variabile marginale
La correzione dei bond globali nella settimana appena conclusa ha ricordato quanto il mercato dei tassi sia diventato dipendente sia dalla Fed sia dalle dinamiche giapponesi:
• Il decennale USA rimane in area 4% dopo un rimbalzo dai minimi di fine novembre;
• I JGB di lungo termine trattano sui massimi di rendimento da oltre un decennio, riflettendo aspettative crescenti che la BoJ abbandoni i tassi negativi nel 2026.
Sul FX, il quadro è misto:
• Il dollaro ha perso trazione nelle ultime settimane, ma rimane il principale “hedge” in caso di sorpresa hawkish Fed;
• Yen e sterlina si sono rafforzati di recente, mentre le valute ad alto beta restano vulnerabili a qualsiasi repricing della curva USA.
Materie prime: oro ancora centrale, petrolio in equilibrio precario
• Oro: dopo la leggera correzione della scorsa settimana, il metallo resta in area 4.200 dollari/oncia, sostenuto da tassi reali attesi in calo e da una domanda di copertura che resta elevata in un contesto di incertezza geopolitica e di politica monetaria.
• Petrolio: il rimbalzo recente non cambia un quadro di fondo debole (-16% YTD), in cui i tagli OPEC+ e le tensioni geopolitiche si scontrano con scorte elevate e timori sulla domanda globale.
Crypto: volatilità elevata ma con segnali di “reset” più che di stress sistemico
La discesa di Bitcoin da 125.000 a sotto 90.000 dollari ha riportato il focus sui rischi di leva accumulati nel corso del rally, ma:
• gli indicatori sul futures open interest suggeriscono un “flush” di posizioni a leva più che vendite spot forzate;
• il Coinbase Premium Index è tornato rapidamente in territorio positivo dopo essersi portato in negativo tra fine novembre e inizio dicembre, segnalando che la pressione di vendita USA potrebbe essersi in parte esaurita.
Per un investitore multi-asset, il messaggio principale è che il beta crypto continua a essere fortemente sensibile al binomio “dollaro + tassi reali USA” e che la riunione Fed di questa settimana può rappresentare un catalizzatore importante per un nuovo regime di volatilità.
Infrastruttura di mercato: dopo CME, tocca a Cloudflare ricordare il rischio operativo
Dopo il blackout del CME di fine novembre, che ha fermato per ore il trading sui future globali a causa di un guasto al sistema di raffreddamento in un data center, a inizio dicembre un nuovo segnale di fragilità è arrivato dal lato infrastruttura web. Il 5 dicembre Cloudflare ha registrato la seconda interruzione in meno di un mese, con circa il 25–30% del traffico internet globale colpito per una ventina di minuti e servizi come LinkedIn, Zoom e altre piattaforme critiche temporaneamente offline.
Per chi gestisce portafogli, la lezione è duplice:
• i rischi operativi legati alla concentrazione su pochi nodi infrastrutturali (CME per i derivati, Cloudflare/AWS per il traffico web) non sono trascurabili;
• la gestione del rischio deve includere scenari in cui per alcune ore i prezzi non si aggiornano o l’accesso alle piattaforme viene compromesso.
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• Rischio Fed: numero di dissensi e tono di Powell. Un taglio accompagnato da comunicazione hawkish può avere effetti molto diversi da un taglio “accomodante”.
• Rischio tassi lunghi: se il mercato percepisce la Fed come meno disposta a tagliare nel 2026, il tratto 10–30 anni della curva USA potrebbe subire nuova pressione, con effetti su equity growth, real estate e credito high yield.
• Rischio inflazione servizi (USA ed Europa): sorprese al rialzo nei dati su salari e servizi possono rimettere in discussione la narrativa “inflazione archiviata”, con impatto diretto su aspettative di taglio BCE e Fed.
• Rischio infrastruttura: la combinazione di outage su data center e su provider cloud (CME, Cloudflare) dimostra quanto il sistema sia esposto a shock non finanziari ma con impatto potenzialmente sistemico sulla liquidità.
• Rischio posizionamento: mercati azionari prossimi ai massimi storici, oro su livelli record e crypto reduce da un rally-correzione aumentano la sensibilità a sorprese negative, anche in presenza di dati “solo” in linea con le attese.
Per desk di trading e investitori istituzionali, la settimana 8–12 dicembre si configura quindi come uno snodo chiave di fine anno: visibilità limitata sui dati USA, Fed divisa come non accadeva da anni e mercati ai massimi rendono la gestione del rischio – più ancora che la ricerca di extra-performance – il vero tema centrale del breve periodo.