La scorsa settimana è stata guidata più da liquidità sottile, flussi di fine anno e posizionamento che da veri shock macro. Il mercato ha iniziato il 2026 provando a costruire una narrativa coerente: crescita che rallenta ma regge, disinflazione che prosegue “abbastanza”, e politica monetaria che potrebbe diventare meno restrittiva nel corso dell’anno. Sui mercati globali, il tema dominante non è stato un singolo dato, ma la riprezzatura delle probabilità e il modo in cui i diversi asset hanno iniziato a prezzare il nuovo anno.
Un segnale forte è arrivato dall’Asia, dove l’avvio del 2026 ha visto diversi indici aprire con un tono deciso, anche grazie alla continuità del tema tecnologico/AI. Si evidenzia inoltre come i metalli preziosi abbiano avuto un comportamento “estremo” a cavallo del year-end: argento in forte rally e oro con un anno molto positivo, sostenuti da coperture geopolitiche e timori fiscali, prima che prese di profitto tardive riducessero l’impulso.
Negli Stati Uniti, il contesto è rimasto influenzato dalla memoria macro del 2025: un anno attraversato da tensioni commerciali, geopolitica, e un quadro politico che ha spesso interferito con il pricing di rischio. Nel 2025 i mercati hanno attraversato guerre tariffarie, lo shutdown più lungo della storia USA e ripetute pressioni sul tema dell’indipendenza delle banche centrali—elementi che ancora oggi pesano sul posizionamento e sulla sensibilità ai titoli.
In sintesi, la scorsa settimana ha confermato un punto chiave: i mercati sono entrati nel 2026 con un atteggiamento costruttivo ma selettivo. Convinzione non piena, volumi ridotti e una maggiore reattività alle notizie, in attesa del primo vero test macro dell’anno.
Questa è la prima vera settimana “piena” di dati del 2026, e il calendario è centrato su crescita e mercato del lavoro. Lunedì arriva l’ISM Manufacturing PMI (dicembre), un primo termometro per capire se l’attività manifatturiera sta stabilizzandosi dopo un 2025 a tratti disomogeneo.
Mercoledì diventa il fulcro. È in calendario il JOLTS (job openings) di novembre 2025 alle 10:00 ET, utile per leggere la domanda di lavoro e la velocità di raffreddamento del mercato occupazionale. Nello stesso momento è atteso anche l’ISM Services PMI (dicembre), spesso più rilevante per i mercati dato il peso dei servizi nell’economia USA.
Venerdì è il vero “anchor”: l’Employment Situation di dicembre 2025 (Non-Farm Payrolls) è programmato per le 08:30 ET. In un contesto in cui il mercato sta ancora calibrando quanto rapidamente la politica monetaria possa diventare più accomodante nel 2026, contano non solo i posti di lavoro, ma anche segnali su salari e partecipazione che influenzano la persistenza dell’inflazione.
Sul fronte banche centrali non ci sono meeting principali, ma la settimana resta “policy-driven” perché questi dati sono quelli che ancorano aspettative e pricing. Inoltre, dietro l’angolo c’è l’inflazione: il CPI USA di dicembre è già schedulato per martedì 13 gennaio (settimana prossima), e sarà il prossimo grande spartiacque.
Gli utili ricominciano a dare segnali. Constellation Brands pubblica i risultati dopo la chiusura del 7 gennaio e terrà la call l’8 gennaio; Tilray Brands ha una earnings call l’8 gennaio. Sono appuntamenti utili per commenti su domanda, pricing e consumi.
Conclusione: settimana di ri-ancoraggio macro—PMI per il quadro crescita, JOLTS e payrolls per il lavoro—con un primo set di utili che può offrire conferme “micro”.
Azioni: il tono d’inizio anno può restare positivo se i dati confermano crescita resiliente e pressioni salariali gestibili. Tuttavia, liquidità sottile e leadership concentrata aumentano la probabilità di correzioni rapide su sorprese negative.
Tassi & bond: è l’asset class più sensibile questa settimana. JOLTS e payrolls possono muovere velocemente le aspettative sui tagli 2026. Un profilo del lavoro più “caldo” tende a spingere i rendimenti brevi e a irrigidire le condizioni finanziarie; un profilo più morbido fa l’opposto. Più che il singolo numero, conta la coerenza tra domanda di lavoro (JOLTS), componenti prezzi nei servizi e segnali salariali nel report occupazionale.
FX: il dollaro dovrebbe muoversi soprattutto per crescita relativa. Dati USA migliori dei peer tendono a sostenere USD; dati più deboli favoriscono rotazioni verso valute più “beta” e strategie carry.
Commodity: tra fondamentali e geopolitica. La dinamica dei metalli resta legata anche a flussi di copertura e incertezza fiscale/geopolitica; il petrolio è sensibile a narrative su offerta e shock di rischio.
Crypto: continua a comportarsi da proxy di liquidità e risk appetite, con forte reattività a headline e variazioni di sentiment.
Radar rischi: (1) sorprese su ISM/JOLTS/NFP che riprezzano i tassi 2026; (2) gap di liquidità e posizionamento affollato; (3) geopolitica che entra nei prezzi dell’energia e nella volatilità; (4) shock di fiducia se il rallentamento crescita accelera oltre lo scenario “soft landing”.