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Matteo Marchetti
Analisi, Formazione, Pensieri e Approfondimenti | Gennaio 26, 2026

Weekly Market Outlook – Settimana del 26 gennaio 2026

1) Settimana scorsa (19–23 gen) – driver chiave & sorprese

La scorsa settimana ha mostrato in modo molto netto la doppia anima dei mercati: macro relativamente stabile, ma pricing continuamente “disturbato” dal rischio politico e geopolitico.
La sorpresa principale è arrivata dal fronte trade/geopolitica. A inizio settimana gli asset rischiosi hanno sofferto dopo le minacce di dazi del Presidente USA Donald Trump verso alleati europei, nel contesto della pressione sulla Groenlandia: un episodio che ha innescato un forte aumento della domanda di coperture. Il VIX è salito ai massimi di otto settimane, con un contemporaneo irrigidimento della volatilità anche su FX. Il sentiment è poi migliorato a metà settimana con segnali di de escalation, che ha ridotto l’urgenza del rischio headline e favorito un rimbalzo dell’equity USA. Il finale è rimasto nervoso: il tonfo post conti di Intel ha riportato l’attenzione sulla fragilità di alcune aspettative legate all’AI.

Sul macro, il messaggio è stato “ok, ma non rassicurante.” I flash PMI USA hanno confermato espansione del settore privato, ma con imprese ancora preoccupate per pressioni sui costi e incertezze anche legate ai dazi. Nell’area euro, l’attività è rimasta in espansione, ma si sottolineano segnali di ritorno di pressioni sui prezzi, un elemento che riapre domande sul profilo dell’inflazione.

Le banche centrali hanno aggiunto sfumature: la BoJ ha lasciato i tassi invariati mantenendo un tono relativamente hawkish e attenzione al rischio inflazione da yen debole; nonostante ciò, lo yen ha avuto movimenti bruschi che hanno alimentato talk di intervento. In Europa, i verbali/“accounts” BCE hanno ribadito un approccio paziente, senza fretta di cambiare policy, con comfort verso aspettative di stabilità se il quadro resta coerente.
Infine, utili: Netflix ha battuto le stime (ricavi/sub), ma il titolo ha risentito di guidance e deal headlines; Intel ha “cristallizzato” il clima da show me sul reale ritorno degli investimenti AI.

2) Settimana ahead (26–30 gen) – macro, banche centrali, grandi utili

Questa settimana si gioca su segnali di policy + conti dei megacap, con una particolarità: il calendario dati USA è meno “pesante” del previsto.
Il focus principale è la Federal Reserve (27–28 gennaio), con decisione e conferenza stampa di Powell mercoledì. Il consenso (sondaggi e pricing) punta a un hold, quindi il mercato guarderà soprattutto al linguaggio: inflazione, mercato del lavoro e, soprattutto, la percezione di indipendenza della Fed in un contesto politico rumoroso. Anche senza cambio tassi, la comunicazione può muovere in modo significativo equity, dollaro e curve.

Importante anche il Canada: Bank of Canada il 28 gennaio, con Monetary Policy Report. Qui contano molto le nuove proiezioni e il bilanciamento dei rischi (trade incluso), non solo la decisione in sé.

Sul fronte macro USA, questa settimana potrebbe essere più dominata da Fed/earnings. Inoltre, martedì arriva la Consumer Confidence del Conference Board, utile per leggere aspettative delle famiglie dopo settimane di headline shock.

Gli utili accelerano: circa un quinto dello S&P 500 riporta, inclusi Apple, Microsoft, Meta e Tesla-un vero stress test su guidance 2026 e credibilità della narrativa “AI = utili e margini”.

3) Lettura cross asset & risk radar – azioni, tassi, FX, commodity, crypto, sentiment/vol

Azioni: due forze dominano. Da un lato, gli utili: il mercato vuole prove concrete di monetizzazione dell’AI e disciplina sul capex, perché le valutazioni rendono difficile “perdonare” guidance tiepide. Dall’altro lato, l’esperienza Greenland/dazi della scorsa settimana ha ricordato che un titolo di giornale può cambiare regime di rischio in poche ore.

Tassi: la variabile chiave è la comunicazione. Un hold Fed può comunque muovere il mercato se Powell segnala prudenza sui tagli, oppure se il tema “indipendenza” diventa rilevante per la fiducia degli investitori. In Canada, anche con decisione invariata, il MPR può riprezzare le aspettative.

FX: spesso è il primo luogo dove emergono i tail risk. Il dollaro si è indebolito durante lo shock da dazi, mentre lo yen resta iper sensibile a BoJ e rischio intervento. In avvio di settimana, Reuters ha segnalato un forte balzo dello yen alimentato da nuove speculazioni su intervento: attenzione alle ricadute su risk appetite globale.

Commodity: petrolio in equilibrio tra surplus/struttura e premio geopolitico (Iran resta un driver). L’oro si comporta come hedge “puro” contro incertezza istituzionale e geopolitica: si riporta il superamento di $5.000 con domanda di bene rifugio e dollaro debole.

Crypto: rimane sensibile a liquidità e volatilità; spesso si muove come beta del tech quando sale l’avversione al rischio, quindi Fed tone e utili megacap contano indirettamente.

Sentiment/vol: volatilità salita sui dazi e poi rientrata rapidamente-segnale di “buy the dip” ancora vivo, ma con orizzonti più corti e maggiore reattività alle headline.

Risk radar: headline su indipendenza Fed; nuove minacce tariffarie; dinamiche di intervento sullo yen; escalation in Medio Oriente con impatto su energia; delusioni sugli utili/AI.

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