La settimana scorsa ha reso evidente che, a inizio 2026, i mercati stanno prezzando due narrazioni in parallelo: da un lato la normalizzazione macro (inflazione in calo, crescita che regge), dall’altro un aumento del premio per il rischio legato a politica e credibilità istituzionale. L’ancora macro è stata il CPI USA di dicembre: inflazione headline al 2,7% a/a e core al 2,6% a/a. Il dato ha sostenuto l’idea di disinflazione graduale, ma gli analisti hanno sottolineato che la composizione non permette eccessiva compiacenza—con un balzo mensile dei prezzi alimentari che riporta in primo piano la sensibilità dei consumatori al costo della vita.
Il vero shock di sentiment, però, è arrivato dal fronte istituzionale. Si è riportato un forte movimento di flight-to-safety: l’oro è salito a record mentre gli investitori reagivano alle notizie su un’indagine penale che coinvolge il presidente della Fed Jay Powell, letta dal mercato come un potenziale episodio di pressione sull’indipendenza della banca centrale. In quel contesto, futures azionari deboli, volatilità in aumento e sovraperformance degli asset difensivi hanno definito la micro-struttura della settimana.
Gli utili hanno fornito un contrappeso fondamentale. Le grandi banche USA hanno mostrato un Q4 robusto, sostenuto da trading e domanda di credito: profitti in crescita e management complessivamente costruttivi sul quadro economico. Ma gli stessi analisti hanno anche mostrato come proposte di policy—ad esempio l’ipotesi di un tetto al 10% sui tassi delle carte di credito—abbiano aggiunto incertezza regolatoria, frenando a tratti la performance del settore.
In sintesi: macro costruttivo, ma tail risk riprezzato. La settimana ha ricordato che nel 2026 non si traderà solo su CPI e utili: le headline sulla credibilità istituzionale possono ancora spostare le correlazioni molto rapidamente.
Settimana accorciata negli USA (lunedi chiuso per Martin Luther King Jr. Day), con possibili effetti di liquidità e reazioni più “secche” ai catalyst nei giorni successivi.
Il principale evento di policy è la riunione della Bank of Japan (22–23 gennaio). Anche senza variazioni dei tassi, la reazione dipenderà dalla comunicazione: la volatilità recente su FX ha già attirato l’attenzione politica e Reuters ha impostato il tema come una questione di “policy messaging” e credibilità, con pressioni affinché la BOJ riduca la volatilità eccessiva sul cambio. Qualsiasi sfumatura sul percorso futuro può propagarsi su tassi globali e USD/JPY.
In Europa, non ci sono decisioni sui tassi, ma l’ECB pubblica il resoconto (accounts) del meeting il 22 gennaio. Questi documenti possono spostare le aspettative perché mostrano quanto il Consiglio fosse coeso (o diviso) tra rischi inflattivi e timori di crescita.
Venerdì arriva un check globale sulla crescita: i Flash PMI di gennaio sono previsti per il 23 gennaio, con letture comparabili su USA, euro area, Giappone e UK. In un mercato ancora ancorato al soft landing, un PMI che sorprende può muovere rapidamente tassi attesi, rotazioni settoriali e sentiment su FX/credit.
Sul calendario politico-macro, il World Economic Forum di Davos (19–23 gennaio) è un generatore continuo di headline su geopolitica, commercio e fiscal policy—e la settimana scorsa ha mostrato quanto questo tipo di flusso possa impattare anche con dati “normali.”
Utili: oltre alle banche, i week-ahead mettono in evidenza nomi come Netflix e Intel, utili per capire domanda digitale e tenuta del tema AI/semis.
Azioni: due supporti restano validi—utili bancari solidi e CPI che non ha imposto un reset hawkish—ma la fragilità è evidente sul fronte headline. Se il mercato percepisce pressioni persistenti sulle istituzioni, le correlazioni possono impennarsi e la liquidità può evaporare rapidamente, anche senza un segnale recessivo chiaro.
Tassi & bond: la settimana ruota intorno alla BOJ. Il Giappone può influenzare il term premium globale: una BOJ più “hawkish” tende a spingere rendimenti globali e a irrigidire le condizioni finanziarie; una BOJ più cauta può sostenere duration e asset rischiosi.
FX: probabile canale principale di assorbimento shock. USD/JPY è sotto riflettori per la BOJ, mentre le valute europee possono reagire agli ECB accounts se cambiano le aspettative sui tagli. In risk-off improvvisi, oro e valute rifugio tendono a performare meglio.
Commodity: energia come barometro geopolitico, ma la settimana scorsa ha mostrato soprattutto una cosa: oro come copertura più “pura” contro incertezza istituzionale e spike di volatilità.
Crypto: continua a comportarsi da beta di liquidità; regge nei regimi di volatilità compressa, soffre quando salgono la volatilità dei tassi e il bisogno di de-risking.
Radar rischi: (1) sorpresa di tono BOJ; (2) nuove escalation sul tema Fed/credibilità; (3) PMI che mettono in discussione il soft landing; (4) cluster di headline da Davos su trade/geopolitica; (5) effetti di liquidità post-holiday USA.