La scorsa settimana ha rappresentato il primo vero momento di “ri-ancoraggio” del 2026: avvio positivo, ma chiusura dominata dalla lettura dei dati e dalle implicazioni per tassi, utili e geopolitica. Nei primi giorni il tono è rimasto costruttivo, con l’attenzione concentrata sul dato lavoro USA come catalizzatore principale. Risk appetite ancora sostenuto e un dollaro relativamente stabile, con gli investitori in attesa del primo test macro dell’anno.
Il report sul lavoro di venerdì ha poi guidato il pricing cross-asset. I non-farm payrolls di dicembre sono saliti di 50.000, sotto le attese, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4% dal 4,5% di novembre. Il quadro emerso è stato quello di un mercato del lavoro che rallenta ma non collassa: crescita occupazionale debole, ma senza segnali di deterioramento rapido, con salari descritti come solidi.
La reazione dei mercati è stata tipica: azionario in rialzo sul ragionamento “meno pressione sulla Fed”, mentre il dollaro ha mostrato sostegno tra resilienza relativa USA e domanda difensiva. Nonostante i dettagli “misti” del report, i trader hanno in larga parte mantenuto l’idea di ulteriori tagli nel corso dell’anno, anche se con la Fed verosimilmente ferma al meeting di gennaio.
La geopolitica ha continuato a pesare sullo sfondo: siamo in un contesto più volatile del solito — con sviluppi legati al Venezuela e nuova retorica USA sulla Greenland — e ha evidenziato come l’oro abbia riflesso più chiaramente la componente “safe haven”.
Anche le materie prime hanno confermato il tema: Oro in rialzo e avviato a una forte performance settimanale, sostenuto da incertezza di policy/geopolitica e dal payrolls miss.
In sintesi, la scorsa settimana ha fissato il tono: mercati ancora costruttivi, ma l’onere della prova passa ora a inflazione, utili e geopolitica.
Questa settimana ruota intorno a due pilastri: inflazione USA e partenza della stagione degli utili. L’evento macro centrale è il CPI USA di dicembre 2025, in uscita martedì 13 gennaio alle 08:30 ET, come da calendario ufficiale BLS. È un dato cruciale perché, dopo un report lavoro che ha segnalato rallentamento dell’occupazione, l’inflazione diventa il driver principale per capire se la narrativa di disinflazione “ordinata” può reggere o se componenti appiccicose costringeranno a riprezzare le aspettative sui tagli.
Parallelamente, inizia la stagione degli utili Q4 con le banche USA. Nella settimana, JPMorgan è attesa martedì, mentre Citigroup, Bank of America e Goldman Sachs seguono più avanti nella settimana. Il focus operativo non è solo sull’EPS, ma sulle indicazioni su qualità del credito, depositi e domanda di prestiti: spesso è qui che emerge la lettura più concreta sul consumatore e sul ciclo.
La geopolitica resta una variabile attiva. La calma dei mercati potrebbe essere “troppo quieta” rispetto alla quantità di headline risk potenzialmente in arrivo. Inoltre, un punto di attenzione sarà il 14 gennaio, quando la Corte Suprema USA si pronuncerà sul tema dazi — promemoria che l’incertezza su trade policy può spostare rapidamente il sentiment.
Sul fronte banche centrali non ci sono meeting chiave, ma la settimana è comunque “policy-driven”: CPI e utili bancari insieme plasmano la lettura della stance Fed in vista di fine gennaio.
Conclusione: settimana “macro + micro”. Se il CPI è favorevole e le banche confermano fondamentali solidi, il risk-on può estendersi. Se uno dei due pilastri delude, la partenza forte del 2026 può essere testata rapidamente.
Azioni: il mercato parte con momentum, ma l’asimmetria è evidente: ottimismo già prezzato, downside possibile su sorprese di inflazione o guidance. Le banche sono centrali perché collegano credito, consumatore e liquidità: risultati robusti e segnali di credito stabili sostengono la narrativa bullish; un peggioramento su delinquencies o tono prudente sull’outlook può cambiare velocemente il clima.
Tassi & bond: qui passa il “segnale vero”. Dopo payrolls deboli ma con salari solidi, il CPI decide se i rendimenti possono scendere o se devono riprendere pressione. Un CPI benigno sostiene la narrativa di easing graduale; un CPI più appiccicoso riaccende “higher-for-longer”, anche con crescita in rallentamento.
FX: dinamica guidata da crescita relativa e risk sentiment. In contesto calmo può emergere una rotazione verso valute più “beta”; su risk-off il dollaro tende a rafforzarsi. CPI è il trigger.
Commodity / Oro: probabile sensibilità alla geopolitica. L’oro ha già mostrato questa funzione la scorsa settimana; l’energia resta il canale principale di trasmissione degli shock di rischio.
Crypto: continua a comportarsi come proxy di liquidità e risk appetite: beneficia di toni dovish e volatilità contenuta, ma soffre su improvvisi shift difensivi.
Radar rischi: (1) sorpresa CPI; (2) guidance bancarie su credito e funding; (3) incertezza dazi/trade policy verso il 14 gennaio; (4) shock geopolitici in un regime di volatilità compresso (VIX vicino ai minimi 2025).