I verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, relativa a gennaio 2026, mostrano una banca centrale orientata alla prudenza e all’attesa, ma ancora lontana dal dichiarare conclusa la battaglia contro l’inflazione. Pur avendo mantenuto invariati i tassi di interesse, il dibattito interno evidenzia un equilibrio delicato tra rischi, che include ancora la possibilità di ulteriori rialzi qualora il processo disinflazionistico dovesse rallentare.
Dai verbali emerge che i membri del FOMC riconoscono il significativo calo dell’inflazione rispetto ai massimi precedenti, ma sottolineano come il livello resti superiore al target del 2%. La disinflazione nei beni appare consolidata, mentre l’inflazione nei servizi—soprattutto nei comparti ad alta intensità di lavoro—continua a mostrare maggiore rigidità. Il mercato del lavoro viene descritto in progressivo raffreddamento, ma ancora storicamente solido.
Un elemento centrale del documento è che la maggior parte dei partecipanti continua a ritenere i rischi sull’inflazione orientati al rialzo. Pur definendo l’attuale stance monetaria come restrittiva, diversi membri hanno ribadito che ulteriori interventi potrebbero essere necessari qualora i dati dovessero indicare nuove pressioni sui prezzi o un’accelerazione inattesa dell’attività economica. Alcuni policymaker hanno esplicitamente discusso l’eventualità di un nuovo rialzo nel caso in cui l’inflazione dovesse stabilizzarsi o risalire.
Allo stesso tempo, i verbali non segnalano un imminente inasprimento della politica monetaria. Anzi, emerge una crescente convinzione che l’attuale livello dei tassi sia sufficientemente restrittivo per riportare gradualmente l’inflazione verso l’obiettivo. Diversi membri hanno enfatizzato l’importanza della pazienza e della valutazione degli effetti cumulativi delle strette già implementate.
Viene inoltre affrontato il tema delle condizioni finanziarie. Alcuni partecipanti hanno osservato che l’attenuarsi delle aspettative di taglio dei tassi e l’andamento dei mercati finanziari potrebbero influenzare la trasmissione della politica monetaria. Un allentamento prematuro delle condizioni finanziarie, ad esempio tramite un calo dei rendimenti o un forte rialzo dell’azionario, potrebbe complicare il percorso disinflazionistico.
Nel complesso, il tono dei verbali può essere definito cautamente “hawkish”. Non emerge un orientamento immediato verso un nuovo rialzo, ma neppure un percorso automatico verso tagli imminenti. La Federal Reserve ribadisce la propria dipendenza dai dati e mantiene aperte tutte le opzioni.
In definitiva, la traiettoria futura della politica monetaria dipenderà in larga misura dall’evoluzione dell’inflazione core e della dinamica salariale. Fino a quando non vi saranno prove convincenti di un ritorno stabile verso il target del 2%, la Fed sembra determinata a mantenere un approccio restrittivo e flessibile.