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Matteo Marchetti
Analisi, Formazione, Pensieri e Approfondimenti | Marzo 17, 2026

Ultima riunione RBA: nuovo rialzo dei tassi mentre risalgono i rischi inflazionistici

La Reserve Bank of Australia ha effettuato un nuovo intervento restrittivo a marzo, alzando il cash rate di 25 punti base al 4,10%. Si tratta del secondo rialzo dei tassi del 2026 e riflette una banca centrale sempre più preoccupata dal fatto che le pressioni inflazionistiche si stiano rivelando più persistenti del previsto. Il comunicato ufficiale indica chiaramente che il board ritiene ora probabile che l’inflazione resti sopra target ancora per un po’ di tempo, con rischi orientati maggiormente al rialzo.

Il tono della decisione è stato decisamente fermo, anche se il voto ha mostrato una certa divisione interna. La misura è stata approvata con una maggioranza di 5 voti contro 4, segnale che all’interno del board vi sia stato un dibattito concreto sull’opportunità di attendere ulteriori dati prima di agire di nuovo. Questo aspetto è rilevante: indica che la RBA non si muove in piena unanimità, ma anche che l’ala più hawkish al momento prevale.

La motivazione principale resta domestica più che strettamente geopolitica. La RBA ha spiegato che i dati recenti hanno confermato un’accelerazione materiale delle pressioni inflazionistiche nella seconda metà del 2025, mentre il mercato del lavoro si è ulteriormente irrigidito e le pressioni di capacità risultano leggermente superiori rispetto alle valutazioni precedenti. In sostanza, il board ha giudicato che l’inflazione non sia soltanto il risultato di fattori temporanei, ma anche di una componente più strutturale e persistente.

Allo stesso tempo, il conflitto in Medio Oriente ha chiaramente influenzato il contesto macro. La RBA ha riconosciuto esplicitamente che il forte rialzo dei prezzi dei carburanti potrebbe aggiungere ulteriore inflazione sia a livello globale sia domestico in un ampio ventaglio di scenari. Tuttavia, la governatrice Michele Bullock ha precisato che i prezzi più alti della benzina non sono stati la ragione del rialzo deciso oggi. Il messaggio, quindi, è che lo shock energetico ha aggravato il quadro dei rischi, ma non ha costituito il vero motivo della scelta.

Questa distinzione è importante anche per i mercati. Se il rialzo fosse stato presentato come una risposta esclusivamente legata al petrolio, gli investitori avrebbero potuto interpretarlo come un intervento una tantum. Invece, la comunicazione della banca centrale suggerisce che la RBA stia reagendo a un problema inflazionistico più ampio, che potrebbe richiedere una politica monetaria restrittiva più a lungo. Il board non ha fornito una forward guidance esplicita, ma il linguaggio utilizzato lascia intendere una forte disponibilità a intervenire ancora se dovessero peggiorare le aspettative di inflazione o le tensioni sul mercato del lavoro.

Per le famiglie australiane, la decisione si inserisce in un contesto già difficile sul fronte del costo della vita. È stato evidenziato che il rialzo di marzo di fatto annulla il sollievo garantito dai tagli dello scorso anno, mentre il governo ha riconosciuto che i nuclei familiari stanno affrontando pressioni reali tra mutui più costosi e carburanti in aumento.

Nel complesso, l’ultima riunione della RBA rafforza un messaggio chiaro: il controllo dell’inflazione resta la priorità assoluta. Anche in presenza di incertezza geopolitica e di shock energetici dal lato dell’offerta, la banca centrale non sembra disposta a correre il rischio di un nuovo allargamento delle pressioni sui prezzi. Il risultato è una stance monetaria più hawkish di quanto i mercati probabilmente si aspettassero solo poche settimane fa.

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