Nella riunione del 18 giugno 2025, la Federal Reserve ha deciso di mantenere invariato il tasso dei fondi federali nel range 4,25%–4,50% per la quarta volta consecutiva, adottando una posizione estremamente prudente di fronte a un contesto economico ancora incerto. Il presidente Jerome Powell ha ribadito che il percorso dei tassi rimane dipendente dai dati, con i policymaker alle prese con una combinazione inedita di crescita in rallentamento, debolezze emergenti nel mercato del lavoro e un potenziale shock inflazionistico legato ai nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump. Nonostante la previsione mediana indichi ancora due tagli dei tassi entro la fine del 2025, le divisioni interne alla Fed stanno aumentando, e Powell ha chiarito che nessuno attribuisce un’eccessiva fiducia ai percorsi previsti per i tassi.
Il Federal Open Market Committee (FOMC) ha votato all’unanimità per lasciare invariati i tassi d’interesse, confermando la politica di attesa e osservazione già adottata nei precedenti incontri. La Fed ha dichiarato di essere ben posizionata per restare ferma, in attesa di maggiori indicazioni sull’impatto inflazionistico dei dazi annunciati dal Presidente Trump.
Powell ha evidenziato che la priorità della banca centrale è osservare attentamente l’evoluzione dei prezzi prima di intervenire. “Sappiamo che l’impatto dei dazi arriverà, e vogliamo vederne almeno una parte prima di trarre conclusioni affrettate,” ha dichiarato. Sebbene i dati recenti mostrino un rallentamento dell’inflazione, il presidente ha avvertito che l’economia statunitense si trova di fronte a un possibile “aumento significativo dei prezzi” nei prossimi mesi.

Il nuovo Summary of Economic Projections (SEP) pubblicato insieme alla riunione ha mostrato un quadro più stagflazionistico rispetto alle previsioni di marzo:

La Fed ora prevede una crescita più debole, un’inflazione più elevata e un mercato del lavoro più fragile. Il downgrade del PIL e l’aumento previsto dei prezzi riflettono chiaramente l’impatto atteso dei dazi sulle imprese e sui consumatori.
Powell non ha nascosto le preoccupazioni della Fed riguardo a una possibile combinazione di inflazione crescente e disoccupazione in aumento, caratteristiche tipiche della stagflazione. Ha avvertito che i dazi avranno probabilmente un impatto rilevante sui prezzi, anche se la tempistica e la portata di tale effetto sono ancora da definire.
“Alla fine, qualcuno dovrà pagare il costo del dazio,” ha spiegato Powell, indicando che parte di questo fardello ricadrà inevitabilmente sul consumatore finale. I segnali di un mercato del lavoro in rallentamento iniziano a moltiplicarsi: la disoccupazione è salita al 4,2% a maggio e dovrebbe toccare il 4,5% entro fine anno, mentre le vendite al dettaglio sono crollate dell’1% nello stesso mese.
Tuttavia, Powell ha affermato che il mercato del lavoro non “grida ancora per un taglio dei tassi”. La Fed ha inoltre rimosso dal comunicato di giugno il passaggio che menzionava i rischi crescenti sia per la disoccupazione che per l’inflazione, a dimostrazione di un tono più neutrale ma ancora cauto.
Il dot-plot aggiornato di giugno riflette ancora due tagli dei tassi entro fine anno, ma evidenzia un crescente disaccordo interno:
Powell ha cercato di minimizzare le divergenze: “Nessuno attribuisce un elevato grado di fiducia a questi percorsi dei tassi,” ha affermato. Tuttavia, il fatto che quasi la metà del comitato preveda zero tagli riflette la crescente incertezza interna e la possibilità che una Fed più divisa possa emergere nei prossimi mesi.

La riunione di giugno ha confermato l’orientamento attuale della Fed: pausa strategica, attesa e osservazione. I policymaker si trovano in una posizione delicata: non possono tagliare troppo presto a causa dell’inflazione in arrivo, ma non possono ignorare i segnali di un rallentamento economico imminente.
Il tono di Powell è stato fermo ma flessibile. Ha riconosciuto le pressioni politiche (con il presidente Trump che lo ha definito “stupido” e ha chiesto tagli drastici) ma ha difeso l’indipendenza della banca centrale, ribadendo che ogni decisione sarà basata sui dati.
I mercati continuano a scommettere su un primo taglio a settembre, ma come ha dichiarato Powell, “impareremo molto di più durante l’estate.” Fino ad allora, la Fed resta in attesa—osservando, valutando e preparandosi a reagire.