La settimana (20–26 ott) è passata da “pochi dati” a “dato chiave”: sullo sfondo dello shutdown è arrivato il CPI di settembre più basso del previsto (0,3% m/m; 3,0% a/a vs 3,1% atteso). L’azionario, già tonico a inizio settimana per acquisti su debolezza e fiducia negli utili, ha chiuso su nuovi massimi storici venerdì; i rendimenti sono scesi, il greggio ha ceduto e il dollaro si è indebolito nell’immediato per poi stabilizzarsi. L’inflazione più bassa delle attese ha riacceso l’idea di ulteriori tagli Fed, spezzando lo stallo narrativo creato dai ritardi statistici.
Sul fronte cross-asset, i segnali sono stati coerenti. Oro: dopo il superamento di $4.000/oz a inizio mese, nuovi massimi sopra $4.300 lunedì e poi ritraccio >6% verso fine settimana, complice un allentamento delle tensioni commerciali; livelli sempre elevati, ma fase meno lineare. Petrolio: debole, con il precedente annuncio OPEC+ (+137mila b/g da novembre) assorbito da timori su domanda; nuovo calo in avvio di settimana. Crypto: comportamento da beta di liquidità — ATH di inizio ottobre, forte scossone 10–17 ott, quindi stabilizzazione in range nella settimana appena chiusa.
Fuori dagli USA, i PMI flash dell’area euro hanno sorpreso al rialzo (composito 52,2, massimo da 17 mesi), a sostegno della tesi di stabilizzazione con BCE prudente. In Asia, il sentiment è migliorato in avvio di settimana su segnali di distensione USA-Cina, spingendo i listini e pesando su oro e bond già stamani. Intanto, lo shutdown continua a ridurre la visibilità macro della Fed alla vigilia del meeting; tuttavia, il CPI ha fornito una bussola, spostando gli equilibri verso una politica più espansiva.
Cambio di prospettiva (FX): il dollaro ha agito da valvola di pressione: flessione post-CPI e successiva stabilizzazione; yen indebolito anche da dinamiche politiche domestiche, euro sostanzialmente laterale. In sintesi, chiusura risk-on ma dipendente dai dati.
Settimana decisiva: la riunione FOMC (28–29 ott) sarà al centro dell’attenzione, con il mercato che prezza un taglio da 25 pb alla luce del CPI più soft e di un quadro informativo ancora incompleto per via dello shutdown. La dichiarazione e la conferenza stampa saranno lette alla ricerca di equilibrio fra inflazione in calo e crescita incerta, mentre qualsiasi indicazione sul ritmo di riduzione del bilancio e sui criteri per ulteriori tagli avrà un impatto sui premi a termine e sul dollaro.
Sul fronte USA, con il CPI ormai pubblicato, l’attenzione scivola su Beige Book e dati privati che colmano i vuoti lasciati dai ritardi di BLS/BEA. Il fattore politico resta rilevante: l’orologio dello shutdown continua a correre e dalla Casa Bianca filtrano segnali di possibile sbocco — un driver binario per volatilità su tassi e USD se emergessero novità sul funding.
Utili: calendario densissimo con le megacap USA — Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta — affiancate da big di consumer, healthcare, industriali ed energia. Con pochi dati governativi, la guidance diventa surrogato macro: commenti su costo del lavoro, pricing power, ordini ed esposizione alla Cina possono muovere i fattori tanto quanto un dato ufficiale. Dopo i record dell’equity, l’asticella delle aspettative è più alta.
Europa/UK: dopo il beat dei PMI, focus sugli interventi BCE per cogliere sfumature fra higher-for-longer e possibili aperture condizionate; i dati nazionali saranno scandagliati per capire la persistenza dei prezzi nei servizi. Asia: sentiment favorito da segnali di distensione USA-Cina e dall’eventuale ottica di un incontro a livello leader; in Cina, la composizione della crescita (industria vs consumi) e qualsiasi indizio di stimolo restano chiave per ciclici ed EM FX. Commodities: oro vicino ai massimi come barometro di incertezza; petrolio sensibile a domanda e trade, con OPEC+ (novembre) già prezzato.
Azioni: quadro costruttivo ma fragile ai massimi. In una settimana povera di dati ma ricca di utili, gli aneddoti possono muovere gli indici: guidance positiva su AI capex, cloud, servizi può allargare l’ampiezza del rialzo; caution su margini, domanda cinese o advertising può frenare rapidamente il sentiment. Il beat dei PMI euro-zona aiuta, ma per espandere i multipli serve maggiore chiarezza sulla crescita; in Asia, qualsiasi attenuazione delle tensioni USA-Cina sostiene i ciclici, mentre oro e bond si muovono inversamente al risk appetite.
Tassi: il front-end USA resta il fulcro della volatilità. Un taglio + tono dovish riaccenderebbe il pricing di ulteriori allentamenti; un messaggio più prudente potrebbe ripido-steepenare la curva e togliere smalto a duration/oro. Lo shutdown mantiene più ampie le bande d’incertezza, cosicché perfino survey di secondo livello possono spostare i rendimenti più del solito. In Europa, il beat dei PMI riduce l’urgenza di un allentamento rapido, ma un inciampo della crescita potrebbe riaprire il tema nel Q4.
FX: USD a due vie. Ha ceduto sul CPI e poi si è stabilizzato; verso la Fed, un taglio con guidance morbida potrebbe favorire EUR e valute pro-ciclo, mentre un pushback o nuove frizioni commerciali potrebbero sostenere USD contro JPY e difensive. Il posizionamento appare cauto, non estremo, dopo i contraccolpi incrociati della settimana.
Materie prime & crypto: Oro resta barometro di policy/geopolitica — più aumentano aspettative di allentamento e si placano i timori sul trade, più probabile una fase di consolidamento. Petrolio in equilibrio fra +137mila b/g (novembre) e domanda tiepida; headline-sensitive a dossier commercio/offerta. Bitcoin continua a riflettere il beta di liquidità: dopo il crollo del 10–11/10, la scorsa settimana ha visto un range coerente con il miglioramento del rischio post-CPI e in vista degli utili.
Radar rischi: (1) FOMC (comunicazione e giudance); (2) narrativa USA-Cina; (3) shutdown & flusso dati; (4) ampiezza degli utili vs concentrazione megacap; (5) sacche di volatilità legate a guidance e riprezzamenti post-CPI.