I mercati globali hanno chiuso un’altra settimana di volatilità, segnata da debolezza azionaria diffusa, incertezza macro e un quadro dati ancora incompleto. Negli Stati Uniti, l’S&P 500 e il Nasdaq hanno proseguito la fase correttiva con più sedute negative consecutive; il rimbalzo di venerdì non è stato sufficiente per riportare gli indici in territorio positivo su base settimanale. I titoli tech e legati all’AI—leader del mercato negli ultimi mesi—sono rimasti il fulcro dell’aggiustamento. Anche se Nvidia ha pubblicato risultati molto solidi, confermando la forza della domanda, il mercato ha mostrato segnali di “fatica da valutazioni” e una maggiore selettività nei confronti dei nomi growth più tirati.
Il tema dominante è stato il ritorno dei dati USA post-shutdown. L’inflazione di ottobre (CPI) è stata cancellata, lasciando un vuoto rilevante nel quadro inflattivo. Il report sull’occupazione di settembre, pubblicato con forte ritardo, ha mostrato nuovi posti di lavoro superiori alle attese, ma anche un tasso di disoccupazione salito al 4,4% e revisioni al ribasso sui mesi precedenti. È un mercato del lavoro che rallenta senza collassare, ma che non fornisce alla Fed un segnale netto in vista della decisione di dicembre.
In Cina, i dati di ottobre hanno confermato un raffreddamento dell’attività: produzione industriale e vendite al dettaglio in rallentamento, e PBoC ferma sui tassi di riferimento. In Europa, le Previsioni d’Autunno 2025 della Commissione hanno rivisto al rialzo la crescita dell’area euro all’1,3% per il 2025, con inflazione attesa intorno al 2%. Lagarde ha ribadito la necessità di rafforzare il mercato interno europeo in un contesto globale in trasformazione.
Sul fronte delle asset class, il Brent è sceso verso la fascia bassa dei 60$, l’oro è risalito come hedge in una fase di maggiore incertezza, e il Bitcoin è sceso ai minimi degli ultimi sette mesi, riflettendo il de-risking più ampio.
La settimana è caratterizzata da due elementi chiave: il ritorno dei dati statunitensi rinviati durante lo shutdown e la liquidità ridotta in vista del Thanksgiving e del Black Friday. Meno scambi, ma potenzialmente maggiore reattività del mercato.
Negli Stati Uniti, diversi indicatori sospesi vengono pubblicati nei prossimi giorni. Martedì è previsto il rilascio del Producer Price Index (PPI) di settembre, importante per ricostruire il quadro delle pressioni sui prezzi data l’assenza del CPI di ottobre. Nello stesso slot dovrebbero arrivare anche i dati sulle vendite al dettaglio e altri indicatori di attività, particolarmente rilevanti per valutare la tenuta dei consumi alla vigilia del picco stagionale.
Mercoledì l’attenzione si sposta su sussidi di disoccupazione, ordini di beni durevoli e il Beige Book della Fed: una delle poche fonti di informazione non impattate dal blackout statistico, utile per valutare crescita, occupazione e pricing power nei vari distretti.
Per PCE e GDP, il quadro resta incerto: molte fonti indicano che le pubblicazioni potrebbero essere ulteriormente rinviate per consentire alle agenzie di recuperare l’arretrato. Per questo motivo è più corretto considerarli come potenziali market mover, non come eventi garantiti della settimana.
In Europa, non sono previste decisioni di rilievo da parte della BCE. Il mercato rimarrà concentrato sulle implicazioni delle previsioni macro della Commissione Europea e sul tono dei policymaker. In Cina, il prossimo appuntamento significativo saranno i PMI ufficiali di fine mese: non rientrano in questa settimana, ma sono già rilevanti per chi tratta materie prime, ciclici e FX emergenti.
In sintesi, è una settimana in cui alta densità di dati incontra bassa densità di volumi, aumentando il rischio di movimenti amplificati.
Gli azionari entrano nella settimana con un sentiment fragile ma non decisamente negativo. La correzione dei titoli AI e growth ha aumentato la dispersione: settori più difensivi e quality stanno mostrando maggiore resilienza. Gli investitori non stanno abbandonando il rischio, ma lo stanno ricalibrando in modo più selettivo.
Sul fronte tassi, i rendimenti dei Treasury si sono leggermente raffreddati grazie al ritorno di un sentiment più prudente e ai segnali di rallentamento del mercato del lavoro. In assenza del CPI di ottobre e con tempistiche incerte per il PCE, la curva resta estremamente sensibile a qualsiasi sorpresa nei dati. Nel FX, il dollaro mantiene un tono più solido in attesa dei dati USA, mentre l’euro beneficia di una narrativa macro europea più stabile, pur restando limitato dai rischi esterni.
Il petrolio resta debole per via dei dubbi sulla domanda globale e dei recenti titoli lato offerta. L’oro continua a svolgere un ruolo di copertura in un contesto di dati incompleti e geopolitica complicata. Il Bitcoin, vicino ai minimi plurimensili, riflette la fase di de-risking più ampia.
• US data catch-up in liquidità ridotta: PPI, vendite e altri indicatori arrivano in un contesto di scambi sottili.
• Fed senza CPI: la mancanza del CPI di ottobre aumenta la dipendenza da dati secondari e sondaggi.
• Europa stabilizza ma non accelera: previsioni migliorate, ma vulnerabilità ancora elevate.
• Cina debolezza persistente: dati di ottobre e politica PBoC prudente mantengono pressione su materie prime e ciclici.
• Holiday effect: settimana del Thanksgiving = potenziale amplificazione dei movimenti.