Tra il 13 e il 19 ottobre si è tradato senza bussola. Con lo shutdown ancora in atto, il flusso di dati ufficiali è rimasto compresso e la CPI di settembre è stata riprogrammata a venerdì 24/10, costringendo i desk ad affidarsi a sondaggi, Beige Book e, soprattutto, ai titoli. In assenza di ancore statistiche, ogni narrativa ha avuto un impatto amplificato: ciò che di solito resta “rumore di fondo” è diventato driver.
Il file rouge è stato il riacutizzarsi della partita USA-Cina sul commercio e il braccio di ferro sulle terre rare. Dopo lo shock dazi del 10/10, lun 13/10 il tono si è ammorbidito e l’azionario è rimbalzato, ma la settimana è rimasta incardinata su quel tema: Pechino ha difeso i controlli all’export di minerali critici, Washington ha minacciato mosse più dure. Il risultato è stato un mercato headline-driven, più che data-driven, fino a venerdì.
Sul fronte cross-asset, i movimenti hanno seguito il copione. Oro in estensione con nuovi record il 14/10 sopra $4.100/oz, sospinto da domanda rifugio e attese di tagli; successivo consolidamento con parziale ritorno del rischio. Petrolio nervoso: la precedente decisione OPEC+ di aggiungere ~137mila b/g da novembre è stata superata dai timori su domanda, vista in ampio rallentamento; lun 20/10 nuove flessioni con il riaccendersi delle tensioni commerciali. Crypto ha replicato: dopo massimi storici oltre $125k (4–6/10), c’è stato un sell-off 10–11/10, poi stabilizzazione in range la scorsa settimana.
Sul FX, il quadro è stato in due tempi: dollaro debole a metà settimana su pricing di tagli e shutdown; stabilizzazione venerdì, con yen in calo su sviluppi politici giapponesi e euro poco mosso. In sintesi, USD come valvola di pressione del sentiment più che trend unidirezionale.
Questa settimana conta ciò che esce nonostante lo shutdown e ciò che il mercato deve inferire. Il faro è la CPI USA di settembre (ven 24/10), che diventa il referendum sulla tenuta della disinflazione e sulla traiettoria dei tagli Fed verso fine anno. Fino ad allora, la base informativa arriva da Beige Book (attività piatta, occupazione stabile, prezzi e salari moderati) e guidance aziendali; senza “hard data”, il peso delle call sugli utili e dei sotto-indici survey aumenta.
Fuori dagli USA, Europa e Asia hanno un ruolo extra. In area euro, la stima flash HICP al 2,2% continua a giustificare una BCE in pausa, e gli interventi dei policymaker della scorsa settimana hanno ribadito un approccio prudente (tagli solo se nuovi shock; probabilità di ulteriori mosse in calo). In Asia, i riflettori sono su crescita e composizione in Cina—con segnali robusti da industria e più deboli nei consumi—e sulla narrativa di politica economica a Tokyo, che ha inciso sullo yen. Tutti tasselli che impattano direttamente sul mix ciclici/difensivi e sulla propensione al rischio EM.
Sul micro, la stagione degli utili passa in prima linea. I primi riscontri dalle banche USA e le indicazioni su qualità del credito, costo della raccolta e pipeline di I-banking hanno dato un’impronta costruttiva; in settimana tocca a big cap globali (tech, consumer, discretionary). Con pochi dati governativi, la guidance diventa surrogato macro: commenti su scorte, potere di prezzo ed esposizione alla Cina possono muovere i fattori quanto un dato ufficiale. Nel frattempo, oro ai massimi e petrolio altalenante restano nel quadro che porta a venerdì.
In sintesi: settimana di validazione — la CPI ridisegna il quadro; fino ad allora, tono BCE e utili faranno il grosso del lavoro.
Azioni: impostazione costruttiva ma fragile. In regime “data-light” il mercato sovrappesa gli aneddoti: se le call confermano credito stabile, pipeline in risalita e ordini tenuti, quality e financials possono sostenere il beta; se la guidance rallenta e la retorica sui dazi si irrigidisce, mega-cap growth e semis tornano ammortizzatori. In Europa, senza segnali più nitidi di stabilizzazione, i multipli restano sotto cappello; un impulso cinese più chiaro aiuterebbe i ciclici, ma il mix dell’ultima settimana impone selettività.
Tassi: fulcro sul front-end USA. Con la CPI “concentrata” venerdì, la traiettoria Fed viene influenzata da survey e guidance—bande di incertezza più ampie, rendimenti reattivi alle notizie. CPI più “morbida” riaccende price-in di tagli e bid su duration; CPI “appiccicosa” mette alla prova la “glide path” e può spingere in alto i tassi reali, sfidando il rischio. In Europa, messaggi recenti (tagli solo con shock; probabilità di nuovi tagli in calo) rafforzano un higher-for-longer salvo peggioramento della crescita.
FX: settimana altalenante e USD da ammortizzatore in range: debole con scommesse di taglio, più tonico quando salgono rischi politici e commerciali. Venerdì 17/10 Reuters lo vedeva in perdita settimanale prima del rimbalzo intraday; oggi 20/10 lo yen si indebolisce su dossier politico giapponese mentre l’euro resta laterale: quadro two-way, data-dependent, poco adatto a inseguire forza USD alla vigilia della CPI.
Materie prime & crypto: oro (record 14/10) resta termometro di incertezza e tassi reali attesi; eventuale accordo sullo shutdown o CPI “pulita” potrebbero raffreddare il bid. Petrolio sensibile a trade e domanda, con l’aumento OPEC+ di novembre già assorbito e il calo di oggi a ricordarlo. Bitcoin ha agito da beta di liquidità: violento sell-off 10–11/10 dopo gli ATH iniziali, poi range in scia al rischio.
Radar rischi: (1) USA-Cina (dazi/terre rare); (2) CPI (24/10) come snodo; (3) BCE vs crescita;