La settimana è stata segnata da un doppio binario: sollievo per i segnali di uscita dallo shutdown USA e, allo stesso tempo, ridimensionamento delle aspettative di tagli rapidi da parte della Fed. Lunedì i listini globali sono partiti forte: rally guidato dal tech e di un balzo degli indici mondiali sulla speranza che le trattative a Washington fossero vicine a uno sblocco.
Verso fine settimana il quadro è cambiato. Venerdì, un indice azionario globale è sceso, mentre i rendimenti dei Treasury sono risaliti e il dollaro si è rafforzato, perché gli investitori hanno ridotto le scommesse su un taglio Fed già a dicembre. Il Nasdaq ha chiuso poco sopra la parità, dopo una fase di sell-off, a testimonianza di quanto il sentiment resti fragile soprattutto sui titoli legati all’AI.
I dati macro più importanti sono arrivati fuori dagli Stati Uniti, dato che lo shutdown continua a bloccare molte pubblicazioni ufficiali. In Cina, le cifre di ottobre hanno deluso: produzione industriale +4,9% a/a e vendite al dettaglio +2,9% a/a, entrambe al ritmo più basso da oltre un anno. Il governo ha reagito annunciando un nuovo pacchetto per sostenere i consumi interni, ridurre l’eccesso di capacità e porre fine alle “guerre di prezzo distruttive”: il messaggio è che la tenuta della domanda delle famiglie è ora l’obiettivo principale di politica economica.
In area euro, la seconda stima del PIL Q3 ha confermato un +0,2% t/t, in linea con la flash, e quindi un quadro di crescita modesta ma non recessiva. Dal lato BCE, le interviste al Vice-presidente de Guindos e al board member Elderson hanno ribadito che il livello attuale dei tassi è considerato appropriato, con l’inflazione vista in convergenza verso il 2% nel medio termine e le decisioni prese “riunione per riunione” in base ai dati.
Sul fronte prezzi, oro e petrolio hanno raccontato bene il mix macro. L’oro è sceso dai massimi record di ottobre ma è rimasto elevato: il 14 novembre lo spot si è mosso intorno a 4.100 $/oz, leggermente in rialzo rispetto alla settimana precedente e stabilmente sopra la soglia dei 4.000. Il Brent è invece restato debole, in area bassa-60 $/barile, a causa dei timori su domanda cinese e crescita globale, nonostante la disciplina di offerta dell’OPEC+.
Nel crypto-space, il bitcoin è tornato intorno a 95.000 $, proseguendo il sell off iniziato a Ottobre.
La settimana che si apre è dominata da ciò che riesce ancora a uscire nonostante lo shutdown e dal tono delle banche centrali. Sul fronte USA, il calendario governativo resta fortemente condizionato: diversi appuntamenti che normalmente popolerebbero la metà di novembre — CPI, PPI, vendite al dettaglio, produzione industriale — risultano di fatto congelati.
Tra ciò che rimane sul tavolo, emergono le indagini Fed regionali (come l’Empire State di lunedì 17), i sondaggi sul sentiment e la comunicazione dei policymaker. La Fed, non essendo soggetta allo shutdown, continuerà a parlare: eventuali interventi di membri FOMC verranno letti alla luce dell’ultimo movimento dei rendimenti e della percezione di rallentamento cinese. Le recenti dichiarazioni di Neel Kashkari, contrario all’ultimo taglio e scettico su un ulteriore allentamento a dicembre, suggeriscono che la soglia per nuovi tagli nel breve si è alzata.
In Europa, la combinazione di dati e discorsi BCE è centrale. Arrivano le letture aggiornate di PIL area euro, insieme a statistiche nazionali e a interventi di vari esponenti dell’istituto: le analisi sottolineano che queste uscite, insieme ai dati UK su lavoro e crescita, sono cruciali per misurare l’equilibrio fra disinflazione e sacrificio di crescita. La linea di fondo che arriva dalle ultime interviste (Elderson, de Guindos) resta quella di un “hold” data-dependent, con eventuali aggiustamenti valutati riunione per riunione.
In Asia, si continueranno a digerire i dati cinesi di ottobre e il nuovo pacchetto pro-consumi. La crescita di 4,9% nella produzione industriale e 2,9% nelle vendite al dettaglio è la più debole da oltre un anno e mette in luce un vincolo di domanda più che di offerta.
Eventuali dettagli aggiuntivi da Pechino, e le reazioni delle commodity più sensibili alla Cina, saranno osservati attentamente.
Dal lato societario, la stagione utili entra nella coda, con focus su retail e ciclici negli USA ed in Europa. In assenza di grandi dati macro, la guidance su consumi, pricing e investimenti di questi emittenti potrà influenzare il sentiment quanto un dato ufficiale. L’evento principale sarà comunque la trimestrale di Nvidia che verrà rilasciata il 19-11.
Il messaggio cross-asset all’inizio della settimana è quello di un rischio ancora fragile e meno fiducia in tagli rapidi.
Sul fronte azionario, la combinazione di blackout informativo americano, dati cinesi deboli e toni meno dovish dalla Fed ha mantenuto gli indici globali sotto pressione. I titoli tech/AI restano l’ago della bilancia: dopo mesi di outperformance, ogni segnale di rallentamento degli investimenti o di rischio regolatorio si traduce rapidamente in volatilità sugli indici. Gli spread high yield USA più larghi (circa +19 bps sulla settimana) confermano un repricing prudente del rischio.
Nei tassi, la risalita dei rendimenti Treasury a fine settimana, in assenza di macro USA pesanti, mostra quanto il mercato sia sensibile alla Fed. Il minor entusiasmo per i tagli ha riaperto il dibattito sui premi a termine: il front-end rimane il punto di massima volatilità, mentre le scadenze lunghe scontano l’idea di tassi reali più alti per più tempo.
Nel FX, il dollaro ha ritrovato forza a fine settimana: greenback in lieve rialzo su rendimenti più alti e minore fiducia in tagli ravvicinati. L’euro resta ancorato a una BCE in modalità “hold ma dipendente dai dati”, mentre lo yen si muove soprattutto in funzione dei rendimenti globali e dei picchi di avversione al rischio.
Materie prime: l’oro resta sopra i 4.000 $/oz, a segnalare che la domanda di copertura contro il rischio politico e di policy rimane viva, anche se parte dei long speculativi è stata smontata. Il petrolio oscilla nella fascia bassa dei 60 $, stretto tra domanda debole (Cina in primis) e possibili shock dal lato dell’offerta/OPEC+.
Nel mondo crypto, il ritorno del bitcoin verso la metà dell’area 90k, lo rende sempre più un indicatore di sentiment e liquidità, più che un hedge scollegato dal ciclo.