Tra il 6 e il 12 ottobre i mercati sono passati dalla calma alla volatilità, complice la scarsità di “hard data” USA e il ritorno dei rischi geopolitici. Lo shutdown federale iniziato il 1° ottobre ha continuato a rinviare le principali pubblicazioni (CPI incluso), costringendo i desk a basarsi su sondaggi privati, guidance aziendali e segnali di mercato; il rinvio dei dati ha ridotto la visibilità e alzato la sensibilità a ogni notizia. A inizio settimana il sentiment teneva, ma venerdì 10 ottobre i mercati hanno subito un rapido dietrofront: nuove minacce tariffarie USA verso la Cina hanno innescato un sell-off che ha cancellato i progressi dei giorni precedenti; l’Europa ha seguito, con STOXX 600 in calo generalizzato. Il tutto è partito da un post su Truth di Trump nel quale annunciava un nuovo giro di dazi ritorsivo nei confronti della Cina dopo che quest’ultima ha dichiarato pesanti restrizioni e controlli sull’export di terre rare.
Due driver hanno dominato le materie prime. Primo, l’oro: martedì 7 ottobre il prezzo ha superato per la prima volta $4.000/oz, spinto da domanda rifugio e dal riaccendersi delle aspettative di tagli Fed; giovedì 9 è seguito un ritracciamento su dollaro più forte e distensione geopolitica, ma i livelli restano elevati. Secondo, l’OPEC+: il cartello ha confermato per novembre un incremento modesto (~137mila b/g)—meno del temuto—che ha inizialmente sostenuto il greggio salvo poi cedere alla realtà di domanda debole e manutenzioni di raffineria.
Negli asset digitali, bitcoin ha toccato nuovi massimi storici (~$125k) tra 4–6 ottobre, con flussi record nei crypto-ETF a sostegno; nel corso della settimana il token ha riflesso soprattutto l’andamento del rischio globale. Alla fine della settimana però, anche questo mercato ha dovuto subire il selloff generato dalle news sui dazi. Sul piano regionale, in Europa è rimasta sullo sfondo la lettura “forte” dell’HICP flash della settimana precedente (narrativa BCE in pausa più a lungo), mentre in Asia ha fatto testo il doppio segnale dei PMI cinesi (ufficiale sotto 50, privato sopra 50), più stabilizzazione che ripartenza. In assenza di dati americani ufficiali, sono stati politica commerciale e domanda di copertura a dettare il tono fino alla chiusura di venerdì.
Questa settimana è scandita da informazioni asimmetriche: cosa arriva puntuale e cosa slitta. Negli USA, lo shutdown continua a limitare i rilasci BLS/BEA; la CPI di settembre è stata riprogrammata a venerdì 24 ottobre e altre pubblicazioni potrebbero seguire a ruota. Nel frattempo, il mercato farà affidamento su Beige Book, PMI/ISM (sotto-indici) e guidance aziendali per farsi un’idea di crescita e prezzi. Nota operativa: oggi Wall Street è aperta per il Columbus Day, ma il mercato dei Treasury è chiuso, con possibili effetti di liquidità fino a martedì.
Con l’America “mutata” sui dati, Europa e Asia contano di più. In area euro, la stima flash HICP al 2,2% (fine settembre) mantiene l’attenzione sulla comunicazione BCE di questa settimana: enfasi sull’inflazione dei servizi → narrativa “higher-for-longer”; segnali di raffreddamento diffuso → tono più morbido. In Asia, focus sulla divergenza dei PMI cinesi e su eventuali indizi di stimolo che possano riflettersi su ciclici, commodities e valute emergenti. In Giappone, il Tankan di inizio ottobre resta un riferimento per la BoJ su pricing power e capex: attenzione agli interventi dei policymaker.
Sul fronte utili, la stagione riparte con le banche USA: in un contesto povero di dati governativi, le guidance diventano un surrogato macro. JPMorgan e Citigroup riportano martedì 14 ottobre (pre-apertura): il consenso si attende maggiori ricavi da investment banking e trading solido; gli investitori ascolteranno commenti su qualità del credito, costo della raccolta e pipeline. Le preview segnalano i migliori volumi di I-banking dal 2021, pur sotto i picchi di allora.
In sintesi: settimana guidata dalla narrativa, in cui utili bancari, tono BCE e notizie su Cina/dazi possono muovere i mercati più dei dati—finché il flusso statistico USA non riparte (24 ottobre).
Azioni: impostazione costruttiva ma fragile. Il colpo di coda del 10 ottobre ha mostrato quanto il sentiment sia esposto ai titoli quando mancano i riferimenti macro ufficiali. Se le banche offriranno guidance costruttive (pipeline in risalita, credito sotto controllo), i quality/financials possono sostenere gli indici; viceversa, guidance prudenti e retorica sui dazi rischiano di pesare sulle mega-cap growth. In Europa, con narrativa BCE “pausa prolungata”, i multipli hanno bisogno di un segnale di stabilizzazione della crescita; i ciclici guardano alla Cina per un sostegno duraturo.
Tassi: il front-end USA resta il fulcro della volatilità. In assenza di CPI/payrolls, il mercato inferisce il percorso Fed da sondaggi, Beige Book e call aziendali—cosa che allarga le bande di incertezza e rende i tassi reattivi alle notizie. La CPI del 24 ottobre è la prossima “àncora” ufficiale. In Europa, il flash HICP solido restringe lo spazio per un allentamento precoce, ma una frenata globale più netta rimetterebbe il tema sul tavolo più avanti nel trimestre.
FX: USD scambia sui massimi di periodo, sostenuto dalla mancanza di dati statunitensi e da alcune difficoltà incontrate dall’euro e dallo yen. Tuttavia, i consumatori statunitensi continuano a nutrire timori per le loro prospettive occupazionali e dubitiamo che la Fed si discosterà dal suo percorso verso altri due tagli dei tassi quest’anno. I minori costi di copertura negli Stati Uniti e le tendenze stagionali suggeriscono che la recente forza del dollaro non durerà.
Euro sostenuto se la BCE resta coerente e non emergono “growth scare”; yen agganciato a rendimenti globali e aspettative BoJ, con il Tankan a fare da sfumatura.
Materie prime: l’oro (breakout del 7 ottobre sopra $4.000/oz) è il termometro di incertezza di policy e geopolitica; un rapido accordo sullo shutdown o segnali di disinflazione più puliti potrebbero raffreddare la corsa, ma la domanda strutturale resta solida. Petrolio bilanciato tra +137mila b/g OPEC+ da novembre e domanda Q4 debole; sensibilità alta a geopolitica e manutenzioni. Crypto: bitcoin (ATH intorno al 4–6 ottobre) continua a fungere da proxy del beta di liquidità.
Radar rischi: (1) escalation USA-Cina dopo il 10/10; (2) data blackout e over-reliance su indicatori parziali; (3) guidance bancarie come surrogato macro; (4) liquidità ridotta attorno alle festività e ai rinvii dei dati.