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George Nikolaides
Analisi | Novembre 10, 2025

Outlook Settimanale (Settimana del 10 novembre 2025)

1) La scorsa settimana — cosa ha davvero mosso i mercati (3–9 nov)

La settimana appena chiusa è stata dominata da un mix scomodo: stress valutativo sull’azionario, blackout dei dati e incertezza politica. Negli Stati Uniti lo shutdown federale ha portato, per il secondo mese di fila, alla mancata pubblicazione del report ufficiale sul mercato del lavoro: venerdì non è uscita la Employment Situation e i desk hanno dovuto affidarsi a indicatori privati, fra cui stime che parlano di perdita di posti di lavoro e un forte aumento degli annunci di licenziamenti. Il risultato è stato un ulteriore deterioramento della percezione sul ciclo USA.

Sul fronte azionario il colpo è arrivato soprattutto dal lato tech/AI. Il Nasdaq ha registrato la peggiore settimana da aprile, con un calo intorno al 3%, mentre il mercato ha iniziato a mettere in discussione quanto dell’hype AI fosse già incorporato nei prezzi. Secondo diverse stime, i titoli legati all’intelligenza artificiale hanno perso complessivamente 750–800 miliardi di dollari di capitalizzazione, coinvolgendo nomi come Nvidia, Meta e altri high multiple. L’ondata di prese di profitto ha colpito anche S&P 500 e Dow, chiusi in calo, e si è trasmessa in Europa, dove lo STOXX 600 ha messo a segno la peggiore settimana da agosto.

Il mercato obbligazionario ha dato un segnale leggermente diverso: con l’aumento dell’avversione al rischio e la debolezza dei dati alternativi sul lavoro, i rendimenti dei Treasury si sono abbassati, con il 2 anni in area metà 3% e il 10 anni poco sopra il 4%, coerentemente con un ritorno alla ricerca di sicurezza e con la lettura che il taglio Fed di fine ottobre potrebbe non essere l’ultimo se, una volta ripristinati i dati, il mercato del lavoro dovesse mostrarsi più fragile.

Nelle materie prime, l’oro ha mantenuto la funzione di bene rifugio, scambiando in area 3.950–4.000 $/oz, circa 9% sotto il record di ottobre (4.400 $) ma su livelli storicamente elevati. Il Brent, invece, è rimasto debole intorno a 63–64 $/barile, minimo da maggio, tra scorte in crescita e domanda cinese ancora incerta, nonostante le aspettative di tagli OPEC+ più lunghi.

Sul FX e sulle crypto si è riflessa la narrativa globale. Il dollaro si è indebolito contro le principali valute, penalizzato da shutdown e rendimenti più bassi. Nel comparto digitale, il sentiment è rimasto fragile: dopo la scivolata di inizio novembre che ha cancellato quasi tutti i guadagni 2025, il Bitcoin ha oscillato grosso modo tra 100 e 105 mila dollari, con incursioni sotto i 100k e successivi rimbalzi, in un contesto di deleveraging, outflow dagli ETF e volatilità elevata. La correzione di circa il 20% dai massimi di ottobre ha trasformato l’euforia in una fase di consolidamento.

2) La settimana che inizia — dati, banche centrali, utili (10–16 nov)

Questa settimana si gioca su un equilibrio delicato tra calendario teoricamente ricco e visibilità limitata. Sulla carta, l’appuntamento chiave è la CPI USA di ottobre (giovedì 13 novembre), accompagnata anche da PPI e vendite al dettaglio: un cluster che, in tempi normali, riscriverebbe rapidamente la narrativa su inflazione e crescita. Oggi però lo shutdown ancora in corso fa sì che diversi report siano indicati come “a rischio” o potenzialmente rinviati, e persino la CPI viene trattata come evento condizionato da alcuni provider, dopo che la Casa Bianca ha già avvertito del pericolo di slittamenti sulle pubblicazioni di ottobre.

La Fed ha appena consegnato il taglio di ottobre e chiarito che ulteriori mosse nel 2025 non sono garantite, ma proprio la scarsità di dati ufficiali rende cruciale ogni sfumatura di comunicazione. In agenda troviamo una serie fitta di interventi di esponenti FOMC — da Barr a Williams, fino a Bostic — che di fatto sostituiscono parte dell’informazione che normalmente arriverebbe dal flusso statistico.

Fuori dagli USA, Europa e Asia non stanno ferme. La Conference on Money Markets della BCE (6 novembre) e gli interventi di figure come Isabel Schnabel e il presidente della Bundesbank Nagel hanno ribadito che siamo ancora lontani da nuove operazioni di acquisto titoli e che la priorità resta la normalizzazione del bilancio, con un’alta soglia per qualsiasi nuovo allentamento quantitativo. Questa settimana il calendario BCE include un Economic Bulletin sul sostegno all’euro, un discorso di Schnabel a Londra e la partecipazione di de Guindos all’ECOFIN, tutti appuntamenti che il mercato leggerà in chiave “higher for longer” vs crescita debole.

Sul fronte dei dati europei e asiatici, arrivano HICP tedesco, mercato del lavoro UK e PIL, a cui si aggiungeranno verso fine settimana i numeri macro cinesi (produzione industriale, vendite al dettaglio) e il PIL area euro del terzo trimestre. Il tutto si inserisce nel quadro tracciato dall’ultimo aggiornamento OCSE, che vede l’inflazione headline al 4,2% a/a nell’aggregato, segnale di disinflazione sì in corso ma tutt’altro che completata.

La stagione degli utili ha superato il picco, ma restano in calendario vari nomi ciclici, retailer e finanziari. In un contesto di dati ufficiali scarsi e sentiment fragile dopo il sell-off dell’AI, le guidance su domanda, capex e potere di prezzo di questi emittenti possono muovere i fattori quasi quanto un dato macro di primo livello.

3) Lettura cross-asset & radar rischi

La lettura cross-asset è quella di un regime risk-off selettivo: non è panic selling, ma la tolleranza per valutazioni tirate si è ridotta. Sul fronte azionario, il segnale è arrivato forte dal comparto tech/AI: dopo mesi di rally, la settimana nera del Nasdaq (~-3%) e la perdita di quasi 1 trilione di market cap sulle storie AI indicano il passaggio da “tutto è prezzabile” a “quanto è davvero sostenibile?”. Il movimento ha colpito anche l’Europa (peggior settimana per lo STOXX 600 da agosto), confermando un contesto in cui la breadth del mercato torna al centro dell’analisi.

Da notare tuttavia come il mood all’inizio della settimana sia già cambiato, con i principali indici che scambiano nettamente sopra i valori minimi di venerdì, sulle voci di una possibile risoluzione definitiva di quello che è diventato lo shutdown più lungo della storia USA.

Sul lato tassi, il messaggio è più sfumato ma tendenzialmente favorevole al rischio nel medio periodo. Il taglio Fed di ottobre alla forchetta 3,75–4,00%, unito alla mancanza di dati chiave sul lavoro, ha costretto gli investitori a fare affidamento su survey e indicatori alternativi, spingendo i rendimenti un po’ più in basso nella scorsa settimana. La prossima gamba di movimento dipenderà da come (e quando) arriveranno CPI, PPI e vendite al dettaglio, e da quanto i messaggi dei vari speaker FOMC confermeranno o meno lo scenario di “taglio assicurativo” piuttosto che l’inizio di un ciclo profondo.

Nel FX, il dollaro si sta comportando da ammortizzatore: si indebolisce con lo shutdown e i rendimenti in discesa, ma mantiene un potenziale di rimbalzo violento in caso di sorpresa sui dati o sulla politica fiscale. L’euro beneficia di una BCE che appare lontana dal tornare al QE, mentre lo yen resta agganciato ai rendimenti globali e alle dinamiche politiche locali.

Materie prime e crypto completano il quadro. L’oro continua a confermarsi hedge di volatilità e policy, con una seconda settimana consecutiva di rialzo nonostante il calo dei rendimenti — combinazione che riflette timori residui su inflazione futura e rischi fiscali in un contesto di shutdown e dati politicizzati. Il petrolio rimane sospeso tra il sostegno offerto da possibili prolungamenti dei tagli OPEC+ e i timori sulla crescita; il modesto rialzo della scorsa settimana lo lascia in pratica come sensore di geopolitica e macro globale.

Nel mondo crypto, siamo nella classica fase post-deleverage. Una correzione intorno al 20% dai massimi di inizio ottobre ha cancellato quasi tutti i guadagni 2025, spinto il Bitcoin momentaneamente sotto i 100k e innescato prese di profitto anche tra gli holder di lungo periodo. Allo stesso tempo, alcune analisi bancarie sottolineano come, su base rischio/rendimento, BTC appaia oggi meno caro rispetto all’oro, suggerendo margine di rialzo nel medio termine una volta assorbito lo shock.

Radar rischi in sintesi:

(1) Blackout dei dati USA e negoziato sullo shutdown; (2) repricing delle valutazioni AI e ampiezza della debolezza azionaria; (3) calendario CPI/PPI/vendite al dettaglio soggetto a rinvii o sorprese; (4) retorica BCE su bilancio e tassi; (5) deleverage crypto come potenziale amplificatore di fasi risk-off.

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