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George Nikolaides
Analisi, Formazione, Pensieri e Approfondimenti | Luglio 9, 2025

NZD/USD sotto la lente: tassi fermi, export in crescita e forza tecnica

RBNZ: Tassi fermi al 3,25%, ma l’orientamento resta accomodante

Nella riunione di luglio 2025, il Comitato di Politica Monetaria della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) ha deciso di mantenere invariato l’Official Cash Rate (OCR) al 3,25%, confermando un approccio attendista nel delicato equilibrio tra stabilizzazione dei prezzi e sostegno alla crescita.

Secondo le ultime proiezioni, l’inflazione annuale dei prezzi al consumo è attesa in risalita verso il 3% nei prossimi trimestri, rimanendo comunque all’interno del target range dell’1-3% fissato dalla banca centrale. Il ritorno verso il 2% è stimato entro l’inizio del 2026. Questo scenario ha permesso alla RBNZ di non intervenire ulteriormente sui tassi, pur lasciando aperta la porta a possibili tagli futuri qualora le pressioni inflazionistiche continuassero a raffreddarsi.

Dal verbale della riunione emerge un quadro misto: da un lato, l’economia neozelandese beneficia di forti prezzi all’export e condizioni finanziarie in progressivo allentamento, dall’altro, persistono incertezze significative legate al contesto globale, con rischi legati al rallentamento del commercio internazionale, alle tensioni geopolitiche e al protezionismo in aumento.

Nonostante una graduale ripresa dell’attività economica interna, la banca centrale segnala ancora una significativa capacità produttiva inutilizzata, elemento che contribuisce a rafforzare l’orientamento dovish del Comitato. In sintesi, la RBNZ si mostra pronta ad agire, ma solo se i dati macro confermeranno una traiettoria di disinflazione sostenuta.

Quadro macroeconomico

Inflazione in risalita, ma sotto controllo

Nel primo trimestre del 2025, l’inflazione annua in Nuova Zelanda è salita al 2,5%, in aumento rispetto al 2,2% registrato nel trimestre precedente e oltre le aspettative del mercato fissate al 2,3%. Si tratta del valore più elevato dallo scorso giugno, ma ancora all’interno dell’intervallo obiettivo (1–3%) definito dalla RBNZ.

L’aumento dei prezzi è stato guidato principalmente dalla componente abitativa. I canoni di affitto sono cresciuti del 3,7% su base annua, contribuendo per il 14% all’inflazione complessiva, pur segnando il rallentamento più contenuto dal 2021. A questo si è aggiunto un forte incremento delle tasse locali e dei pagamenti agli enti pubblici, in crescita del 12,2% annuo, con un ulteriore impatto del 14% sull’indice generale. Anche i costi di costruzione hanno mostrato una moderata ripresa (+1,9%), aggiungendo un contributo pari al 7% del totale.

Sul fronte opposto, i prezzi dei carburanti hanno continuato a contrarsi, con una flessione del 2,8% su base annua, che si somma al -9,2% del trimestre precedente, contribuendo a smorzare le pressioni inflattive.

Nel confronto trimestrale, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,9%, accelerando rispetto al +0,5% del Q4 2024. Questo dato rafforza l’idea che le pressioni inflattive, pur contenute, restino vive e diffuse, sostenute soprattutto da componenti legate al settore pubblico e immobiliare.

Nel complesso, il quadro macroeconomico appare coerente con la decisione della RBNZ di non intervenire sul costo del denaro, in attesa di una conferma della traiettoria disinflazionistica prevista per il 2026.

Occupazione: mercato del lavoro stabile, ma segnali di fragilità

Il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,1% nel primo trimestre del 2025, invariato rispetto al trimestre precedente e inferiore alle previsioni degli analisti (5,3%). Il numero di disoccupati è rimasto stabile a 156.000 unità, suddiviso equamente tra uomini e donne.

Tuttavia, emergono alcuni segnali di debolezza dal lato dell’offerta di lavoro: il tasso di partecipazione alla forza lavoro è lievemente sceso al 70,8% (dal 70,9%), mentre il tasso di sottoutilizzo – che include lavoratori part-time involontari e sottoimpiegati – è salito al 12,3% rispetto al 12,1% del trimestre precedente.

Questo quadro suggerisce un mercato del lavoro nel complesso stabile, ma con margini di capacità produttiva ancora non pienamente riassorbiti, in linea con quanto indicato nel verbale della RBNZ. La persistenza di questa occupazione stagnante giustifica l’atteggiamento cauto della banca centrale in materia di politica monetaria.

Commercio estero: surplus record grazie all’export agricolo

A maggio 2025, la Nuova Zelanda ha registrato un avanzo commerciale di 1,235 miliardi di NZD, segnando un netto miglioramento rispetto al surplus di soli 54 milioni dello stesso mese dell’anno precedente. Il dato riflette una combinazione virtuosa di forte crescita dell’export e contenimento delle importazioni, con un impatto positivo sull’equilibrio esterno del Paese.

Le esportazioni sono aumentate del 9,7% su base annua, raggiungendo i 7,7 miliardi di NZD. La performance è stata trainata dai settori chiave dell’agroalimentare, con incrementi robusti per:

  • latte in polvere, burro e formaggi: +18%
  • frutta: +25%
  • carne e frattaglie commestibili: +11%
  • metalli preziosi, gioielli e monete: +69%

La crescita dell’export è stata geograficamente diversificata, con aumenti verso:

  • Cina: +13%
  • Australia: +10%
  • Unione Europea: +41%

Sul fronte delle importazioni, l’incremento è stato più contenuto (+7,2% su base annua), attestandosi a 6,4 miliardi di NZD. L’aumento ha riguardato in particolare:

  • navi e imbarcazioni: +443%
  • fertilizzanti: +179%
  • macchinari elettrici: +5%

Dal punto di vista geografico, solo le importazioni dalla Cina hanno mostrato un incremento (+3,7%), mentre sono diminuite le importazioni da Stati Uniti (-34%), Australia (-4,8%), Unione Europea (-2,4%) e Corea del Sud (-11%).

Questo surplus commerciale rafforza il quadro macroeconomico positivo e contribuisce a sostenere il dollaro neozelandese (NZD), soprattutto in un contesto di rallentamento globale in cui la forza dell’export primario si conferma elemento distintivo dell’economia neozelandese.

Quadro tecnico e volumetrico: fase ribassista ancora dominante

Dall’inizio di luglio, il cambio NZD/USD ha avviato una struttura marcatamente ribassista, caratterizzata da una sequenza di massimi e minimi decrescenti a partire dall’area 0,6130. L’andamento è incanalato all’interno di un ampio canale discendente, ben visibile sul grafico orario, che continua a guidare l’azione dei prezzi.

Un livello particolarmente rilevante in questa fase è 0,6040–0,6045, che ha funto da supporto tecnico fino al 7 luglio, prima di essere violato con decisione da parte dei venditori. Da quel momento, questa zona ha assunto il ruolo di resistenza dinamica, confermata da ripetuti respingimenti nelle sedute successive.

A rafforzare il quadro correttivo si aggiunge un fascio di medie mobili compattate sopra il prezzo attuale:

  • la media mobile a 21 periodi si trova intorno a 0,6014, svolgendo funzione di freno nel breve termine;
  • la media mobile a 100 periodi gravita in area 0,6040, in piena confluenza con la vecchia area di supporto violata.

Dal punto di vista volumetrico, il profilo settimanale (HVA) mostra una chiara area di valore compresa tra 0,5995 e 0,6045, con un punto di controllo volumetrico posizionato intorno a 0,6015. Questa zona rappresenta l’attuale equilibrio di mercato, ma anche la soglia critica che separa i due scenari opposti.

Due scenari operativi

Scenario ribassista (dominante)
Un’eventuale rottura della parte bassa dell’HVA settimanale — ossia il cedimento del livello 0,5995/0,6000 — aprirebbe la strada a nuove estensioni correttive, con target potenziali verso i minimi di fine giugno. In questo caso, il momentum rimarrebbe saldamente in mano ai venditori.

Scenario rialzista (alternativo)
Un ritorno stabile sopra 0,6043–0,6045, in confluenza con la trendline resistiva e le medie mobili, rappresenterebbe il primo segnale di possibile inversione o almeno di neutralizzazione del trend. Solo una conferma su questi livelli potrebbe riattivare interesse da parte degli acquirenti.

Nel complesso, il bias tecnico resta negativo, ma il mercato si muove su una zona di equilibrio volumetrico delicata: sarà la reazione a questi livelli chiave a determinare la prossima direzionalità del cross.

NZD e AUD: correlazione alta, ma divergenze in atto

Un’analisi comparativa tra NZD/USD e AUD/USD mostra come la performance del dollaro neozelandese sia stata superiore rispetto a quella del dollaro australiano nel corso del 2025. Da inizio anno, NZD/USD ha guadagnato il +7,03%, contro il +5,30% registrato da AUD/USD.

Questa dinamica ha prodotto un progressivo indebolimento del cross AUD/NZD, che da gennaio ha subito una sottoperformance del -1,70%, con una fase particolarmente accentuata a partire da marzo. A livello tecnico, il movimento riflette la rinnovata forza relativa del NZD, favorita da un surplus commerciale più solido e da aspettative monetarie più stabili rispetto all’Australia.

Nonostante la divergenza nelle performance, il livello di correlazione diretta tra i due cross valutari resta elevato, attualmente attorno a 0,92. Questo dato conferma che NZD e AUD tendono a muoversi in maniera sincrona in risposta a fattori globali comuni, come la dinamica del dollaro USA o il sentiment sui mercati delle materie prime.

Questa elevata correlazione offre opportunità di copertura (hedging) tra i due asset, in particolare per gli operatori che intendono sfruttare divergenze temporanee mantenendo una sensibilità contenuta al biglietto verde. In un contesto di normalizzazione monetaria e volatilità geopolitica, monitorare i rapporti intermarket tra valute commodity può rappresentare un vantaggio strategico per il posizionamento a medio termine.

Stagionalità NZD/USD: pattern positivi, ma discontinui

L’analisi della stagionalità di NZD/USD negli ultimi sei anni evidenzia una forte variabilità nei comportamenti annuali, ma anche alcune tendenze ricorrenti da considerare per la valutazione di medio periodo.

Nel 2025, il cambio mostra finora una performance positiva del +7,33%, tra le migliori del periodo analizzato, seguendo un pattern simile a quello del 2020, che aveva chiuso con un +7,34%. In entrambi i casi, i mesi di aprile e maggio hanno rappresentato una fase di accelerazione significativa, con il trend che ha poi mantenuto una progressione costante fino a luglio.

Confronti annuali rilevanti

2024 (linea rossa): anno profondamente ribassista, con una chiusura a -10,52%, influenzato da contesto macro sfavorevole e forza eccessiva del dollaro USA.

2023 (linea viola): andamento piatto, con variazioni minime e una chiusura praticamente invariata (+0,05%).

2021–2022: due anni negativi, con cali rispettivamente del -6,47% e -4,55%, in controtendenza rispetto al 2020 e all’attuale 2025.

Pattern ricorrenti

Il mese di marzo rappresenta spesso uno spartiacque stagionale: è in questo periodo che in diversi anni si innescano movimenti direzionali più marcati, sia al rialzo (2020, 2025), sia al ribasso (2021, 2024).

Il secondo semestre tende a essere più incerto: anche negli anni più positivi, la stagionalità mostra una fase di consolidamento o rallentamento tra agosto e ottobre, seguita eventualmente da recuperi nel quarto trimestre.

Nel complesso, la lettura stagionale offre un quadro costruttivo per il 2025, ma invita alla prudenza nei mesi estivi, storicamente più volatili per NZD/USD. Il confronto con anni precedenti suggerisce che il momentum rialzista attuale potrebbe rallentare, lasciando spazio a fasi di ritracciamento o consolidamento prima di eventuali nuovi allunghi nella parte finale dell’anno.

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