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George Nikolaides
Analisi, Formazione | Ottobre 24, 2025

Monthly Insight: Rendimenti USA, Term Premium e il Repricing dei Bond – Ottobre 2025

Ottobre ha messo in luce correnti significative nel mercato dei titoli di Stato statunitensi. All’inizio del mese il rendimento del titolo decennale USA era nell’intervallo 4,12%-4,18%, poi ha gradualmente calato fino a un minimo vicino a 3,97% a metà ottobre, per poi risalire verso circa 4,00% a fine mese. Questo movimento non è stato semplicemente una funzione delle attese dei tassi a breve termine — ha coinvolto un insieme di fattori: aspettative della politica monetaria, percezioni sull’inflazione/disinflazione e questioni strutturali nel mercato obbligazionario, come il premio a termine (term premium) e l’offerta governativa.

La portata del movimento sui rendimenti può sembrare contenuta (~15-20 punti base), ma il valore sta nel perché i rendimenti sono cambiati e cosa il mercato sta prezzando. Il primo tema è che, pur riflettendo anni più tenui per crescita e inflazione, il premio strutturale per detenere bond a lungo termine non è scomparso. Questa combinazione genera un contesto più complesso per gli investitori e per la relazione tra asset (azioni, credito, valute).

Comprendere il Term Premium

Per interpretare correttamente i rendimenti di lungo termine, è utile scomporli in due elementi: (1) la componente aspettative, che riassume la media attesa dei tassi a breve nel futuro; e (2) il premio a termine (term premium), ossia il rendimento aggiuntivo che gli investitori richiedono per detenere obbligazioni a scadenza più lunga piuttosto che rinnovare strumenti a breve termine. In termini più semplici: quanto rendimento extra serve per assumere il rischio di durata, rischio inflazione futura, rischio fiscale o altro rischio di lungo orizzonte.

Quando il term premium è positivo, gli investitori richiedono un rendimento superiore per assumere quel rischio; se è negativo, significa che sono relativamente tranquilli sull’orizzonte lungo e accettano un rendimento più basso sui titoli di lungo termine rispetto al rinnovo costante del breve periodo. Storicamente, molti anni post-GFC hanno visto TP negativo o molto basso, in virtù della forte azione delle banche centrali e della bassa inflazione. Ad esempio, secondo FRED la serie “Term Premium on a 10 Year Zero Coupon Bond” (THREEFYTP10) era pari a 0,4694% al 10 ottobre 2025.

Altre stime collocano il TP a 10 anni nell’intervallo ~0,50%-0,70% a ottobre. Di conseguenza, nonostante i rendimenti siano calati, il TP è rimasto apprezzabile — segno che i rischi strutturali (offerta, inflazione, fiscale) restano sul radar del mercato.

Questo ha rilevanza: se i rendimenti scendono solo perché le aspettative di tassi diminuiscono, il fenomeno è più ciclico e potenzialmente reversibile. Se invece il TP scende, significa che il mercato percepisce una riduzione strutturale del rischio — con implicazioni più profonde. Ottobre mostra chiaramente di più il primo scenario (aspettative) piuttosto che il secondo (riduzione del premio), implicando che il mercato obbligazionario resta prudente.

Rendimenti Reali, Aspettative d’Inflazione e la Narrativa della “Disinflazione Ordinata”

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda i rendimenti reali e le aspettative d’inflazione. Il rendimento reale è essenzialmente il rendimento nominale meno l’inflazione attesa — più precisamente, è il rendimento sui titoli protetti dall’inflazione, i cosiddetti TIPS (Treasury Inflation-Protected Securities). La differenza tra rendimento nominale e rendimento reale è spesso definita breakeven d’inflazione (cioè il tasso di inflazione implicito al quale l’investitore è indifferente tra un titolo nominale e uno protetto).

In ottobre il rendimento reale a 10 anni si è mantenuto intorno al ~1,7% (anche se i valori giornalieri variano secondo la serie) mentre il tasso breakeven a 10 anni ha mostrato soltanto movimenti moderati, indicativo del fatto che, pur calando i rendimenti nominali, il mercato non stava scontando né deflazione né una forte riduzione delle aspettative inflazionistiche — piuttosto una moderazione generale della crescita e dell’inflazione attese, ovvero un fenomeno che si può definire “disinflazione ordinata”.

Questo è significativo: se i rendimenti nominali calano perché le aspettative inflazionistiche crollano, siamo in terreno di panico deflazionistico o recessione. Se invece calano perché i rendimenti reali calano (per peggiora crescita) ma le aspettative d’inflazione restano ancorate, significa che il mercato crede in una crescita più debole ma in un’inflazione stabilizzata. I dati di ottobre indicano più quest’ultima situazione — un contesto favorevole per l’obbligazionario, ma non privo di rischi.

Dinamiche dell’Offerta, Emissione del Tesoro e Perché il Term Premium Conta Ancora

Mentre gran parte dell’attenzione è rivolta ai dati macroeconomici o alla politica della banca centrale, fattori strutturali come l’offerta di titoli governativi restano fondamentali. Il Dipartimento del Tesoro USA emette debito per finanziare il deficit, rifinanziare obbligazioni in scadenza e rispondere alla domanda del mercato. Ogni trimestre viene pubblicato il Quarterly Refunding Statement, che segnala agli investitori la dimensione e il mix di scadenze delle prossime aste.

Quando l’offerta aumenta — e in particolare nelle scadenze lunghe — il premio a termine tende a salire, perché gli investitori richiedono maggiore compensazione per assorbire più rischio di durata e più debito da parte del governo. Alcuni analisti segnalano che il TP elevato riflette proprio queste preoccupazioni. In ottobre, nonostante la discesa dei rendimenti, il TP non si è azzerato — il che suggerisce che i mercati continuano a mettere in conto il rischio legato all’offerta e al debito pubblico.

Dal punto di vista operativo, ciò significa che il potenziale di ribasso ulteriore dei rendimenti potrebbe essere limitato a meno che non si riduca l’offerta o non si registri un forte cedimento delle preoccupazioni inflazionistiche/fiscali. Per gli investitori, ciò comporta che detenere duration non è “senza rischi” solo perché i rendimenti sono scesi — il premio strutturale è ancora lì.

Volatilità nel Mercato del Reddito Fisso: Il MOVE Index

Un’altra dimensione rilevante è la volatilità nel mercato obbligazionario. Per il mercato azionario monitoriamo il VIX; per i titoli di Stato il principale indicatore è l’indice MOVE. Questo indice misura la volatilità implicita sulle opzioni sui Treasury USA — in altre parole, quanto mercato si aspetta che i rendimenti possano muoversi.

In ottobre l’indice MOVE si è collocato nella fascia ~70-80, un livello relativamente contenuto ma non bassissimo — ad esempio, al 17 ottobre era pari a circa 78.62. Questo indica che, benché i rendimenti si siano mossi, il mercato non stava prezzando grandi shock imminenti nel rendimento dei Treasury.

Per gli investitori ciò significa un contesto di rischio moderato nel reddito fisso — ma anche una potenziale sorpresa: se il term premium risale o un’asta del Tesoro va male, la volatilità potrebbe esplodere e generare ripple anche su azioni e credito.

Implicazioni Cross-Asset: Azioni, Credito e Valute

Il legame tra il mercato dei Treasury e gli altri asset rimane forte. Rendimenti nominali più bassi e inflazione attesa stabile offrono uno scenario favorevole per le azioni, specie per i titoli growth o tech, che dipendono da un tasso di sconto (cost of capital) più basso. Tuttavia, se il term premium dovesse risalire, questi settori diventerebbero più vulnerabili perché il costo del capitale salirebbe.

Nel credito, il segmento investment grade tende a beneficiare in un contesto di rendimenti governativi decrescenti e volatilità contenuta, mentre l’high yield e i crediti più rischiosi restano sensibili alla crescita economica, che appare moderata. Per esempio, commenti settimanali di operatori indicavano una forte performance degli IG nell’ultima parte di ottobre.

Nel mercato delle valute, la variabile chiave è il differenziale di rendimento reale tra Stati Uniti e altre economie. Quando i rendimenti reali USA scendono rispetto agli altri paesi, il dollaro tende a indebolirsi; viceversa, se i reali salgono, il dollaro riceve supporto. In ottobre, dato che i rendimenti reali si sono mossi poco mentre i nominali sono calati, la pressione rialzista sul dollaro si è attenuata, pur sostenuta dal carry sui tassi a breve elevati.

Prospettive per Novembre: Rischi e Punti di Attenzione

Per novembre, tre elementi meritano attenzione. Primo, i dati chiave su inflazione (CPI, PCE) e occupazione (non-farm payrolls, PMI/ISM) definiranno le aspettative circa l’azione futura della Federal Reserve (al netto dello shutdown che è ancora in corso). Un’inflazione più elevata o un mercato del lavoro ancora “tight” potrebbero far risalire sia i reali che il term premium. Secondo, l’imminente comunicazione del Quarterly Refunding del Tesoro USA (atteso inizio novembre) offrirà indicazioni fondamentali sull’offerta futura e dunque sul TP. Terzo, la componente energetica è un wild card: un forte rimbalzo del petrolio o delle materie prime potrebbe aumentare le aspettative inflazionistiche, spingendo i breakeven e quindi i rendimenti nominali al rialzo.

Per gli investitori, questo significa che, pur avendo avuto un buon mese ottobre e una narrativa confortante per i bond, il margine di favore è più stretto. Una sorpresa al rialzo sull’inflazione, una domanda d’asta più debole del previsto o una svolta fiscale/impatto supply potrebbero rapidamente invertire la dinamica.

Conclusioni

Il mese di ottobre ha segnato un rally obbligazionario ordinato, nel senso che i rendimenti sono scesi in un contesto di crescita moderata e aspettative d’inflazione stabili, senza panico. Tuttavia, ciò che caratterizza questo momento è che il premio a termine non è scomparso, segno che i mercati continuano a considerare rischi strutturali legati a offerta, fiscalità e inflazione. Per gli investitori significa che la duration – pur favorevole – non è priva di rischio: un’inversione del TP o una sorpresa sul fronte inflazione/supply potrebbero subito cambiare lo scenario.

Dopo anni in cui le politiche monetarie espansive e i tassi ultra-bassi avevano schiacciato sia le aspettative che il TP, sembra aprirsi una fase in cui entrambi i fattori (aspettative e premio) contano di nuovo. Comprendere la differenza tra movimenti dei rendimenti dovuti a politica/aspettative e movimenti dovuti a premio a termine è dunque essenziale — perché la prossima grande svolta nel mercato obbligazionario potrebbe non dipendere tanto dalla prossima riunione Fed, quanto da come gli investitori prezzano il rischio di lungo termine e l’offerta futura.

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