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George Nikolaides
Analisi | Ottobre 15, 2025

Metalli Rari: come cambiano le catene di fornitura globali dopo i nuovi controlli cinesi

Perché i magneti NdFeB sono il vero “collo di bottiglia” di auto elettriche, eolico, difesa e high-tech — e come gli OEM occidentali possono reagire.

Report analizzato: “Global Rare Earths – Enhanced rare earths exports control likely to increase OEMs’ supply chain disruptions” di BofA Global Research (analisti: Chen Jiang, Lawson Winder, Jason Fairclough, Matty Zhao, Sathish Kasinathan; con strategia commodity di Michael Widmer). Pubblicato il 14 ottobre 2025.

 

Premessa macroeconomica: la geoeconomia dei materiali critici

Negli ultimi due anni, la sicurezza delle catene di fornitura è passata da tema tecnico a vero e proprio pilastro della politica industriale globale. In particolare, l’attenzione si è concentrata sui cosiddetti metalli rari — come neodimio (Nd), praseodimio (Pr), disprosio (Dy) e terbio (Tb) — elementi fondamentali per la produzione dei magneti permanenti NdFeB, indispensabili in una vasta gamma di applicazioni tecnologiche: dai veicoli elettrici alle turbine eoliche, fino all’elettronica avanzata e ai sistemi di difesa.

Su questo fronte, la Cina continua a mantenere una posizione di netto vantaggio, controllando gran parte della catena produttiva, che va dall’estrazione mineraria alla raffinazione fino alla fabbricazione dei magneti stessi. È proprio questa concentrazione di potere industriale che, secondo il report di Bank of America, rischia di creare nuove vulnerabilità per i produttori occidentali.

L’istituto mette in guardia: i nuovi controlli all’export annunciati da Pechino per il 2025 potrebbero aumentare il rischio di interruzioni nella catena di approvvigionamento (le cosiddette disruption), mettendo in difficoltà gli OEM (Original Equipment Manufacturers) europei e americani. Al tempo stesso, questa mossa potrebbe accelerare la nascita di un mercato a due velocità, con prezzi sempre più divergenti tra i materiali provenienti dalla Cina e quelli prodotti altrove.

Grafico chiave: Global market share of rare earth supply chain

— Exhibit 15-  Spiega, con una scomposizione della filiera, dove la Cina detiene ~90%+ di capacità in ossidi, metallizzazione e magneti: è la base per capire la vulnerabilità degli OEM.

Cosa è cambiato: i nuovi controlli cinesi (Nov/Dec 2025)

Negli ultimi mesi Pechino ha deciso di rafforzare ulteriormente i controlli sulle esportazioni di terre rare, ampliando le misure già introdotte ad aprile, che si concentravano soprattutto sugli elementi più critici come disprosio (Dy) e terbio (Tb). Questa nuova estensione rappresenta un passo significativo nella strategia cinese di gestione delle proprie risorse strategiche e ha implicazioni dirette per l’intera filiera industriale globale.

In concreto, la Cina richiederà ora una licenza all’export anche per i prodotti finiti o semilavorati realizzati all’estero, ma che contengono al loro interno terre rare di origine cinese. Una misura che, di fatto, allarga il raggio d’azione del controllo, rendendo più difficile per le aziende straniere aggirare le restrizioni semplicemente spostando parte della produzione fuori dai confini cinesi.

Inoltre, viene introdotta una revisione e una licenza obbligatoria per l’esportazione di tecnologie e macchinari legati all’intero processo produttivo: dall’estrazione e raffinazione fino alla fabbricazione dei magneti e al riciclo dei materiali. È un segnale chiaro: Pechino vuole mantenere un controllo stretto non solo sulle materie prime, ma anche sul know-how industriale necessario per lavorarle.

Infine, si prevede uno stop pressoché totale per le applicazioni militari, mentre per alcuni impieghi nel settore dei semiconduttori sarà necessaria una revisione specifica caso per caso.

Per i produttori occidentali non coinvolti in ambiti militari, il messaggio è piuttosto esplicito: si dovrà scegliere tra sicurezza degli approvvigionamenti — pagando però un premio di prezzo per rivolgersi a fornitori non cinesi come Lynas o MP Materials — oppure accettare il rischio crescente di dipendere ancora dalla Cina per componenti tanto strategici quanto difficili da sostituire.

Grafico chiave: China RE mining quota (kt)

Exhibit 20 – Mostra l’aumento della quota di estrazione decisa da Pechino (140kt→270kt 2020-24) e quindi il potere di leva regolatorio sul mercato.

Perché gli OEM occidentali sono esposti

Oggi circa il 90% dei magneti NdFeB prodotti nel mondo proviene dalla Cina. È una quota impressionante, che mostra chiaramente quanto sia difficile per il resto del mondo sganciarsi dalla dipendenza da Pechino. Cambiare fornitore, infatti, non è affatto semplice: la capacità produttiva al di fuori della Cina è ancora in una fase embrionale, con impianti appena avviati o in via di sviluppo.

Questa situazione ha conseguenze concrete per diversi settori chiave dell’economia globale — automotive, tecnologia ed energia rinnovabile in primis. Anche un semplice ritardo nel rilascio delle licenze di esportazione può infatti trasformarsi in un serio problema: blocchi produttivi, costi aggiuntivi e tempi di consegna più lunghi sono rischi ormai all’ordine del giorno.

Allo stesso tempo, però, proprio queste difficoltà stanno accelerando la spinta a costruire catene di approvvigionamento alternative al di fuori della Cina. Sempre più governi — in particolare gli Stati Uniti e i loro alleati — stanno incentivando investimenti in nuovi impianti di estrazione, raffinazione e produzione di magneti, nella speranza di creare un ecosistema industriale più autonomo e resiliente.

In sostanza, il dominio cinese sui magneti NdFeB non è destinato a scomparire presto, ma la consapevolezza dei rischi legati a questa dipendenza sta finalmente spingendo l’Occidente a reagire e a pianificare un futuro più diversificato sul fronte delle forniture strategiche.

Grafico chiave: The highest value RE oxides: NdPr, Dy & Tb

Exhibit 14. Rende evidente quali ossidi contano davvero per valore/scarsità (e quindi dove è più alto il rischio di shortage).

 

Dati di commercio: export/import cinesi sotto la lente

Dopo l’introduzione del primo pacchetto di controlli sulle esportazioni, lo scorso aprile, l’impatto sul mercato non si è fatto attendere. A maggio 2025, infatti, le esportazioni cinesi di magneti permanenti sono crollate ai minimi storici, segnando un calo del 53% rispetto al mese precedente. Un vero e proprio shock per la supply chain globale, che ha messo in difficoltà molti settori industriali dipendenti da queste componenti.

Con il passare dei mesi, la situazione ha però iniziato a stabilizzarsi: entro agosto, le spedizioni sono tornate su livelli più normali, raggiungendo circa 6,1 mila tonnellate, segno che parte del mercato si è progressivamente adattato alle nuove regole e ai tempi più lunghi delle licenze.

Analizzando la geografia delle esportazioni, emerge che Germania, Stati Uniti, Corea del Sud e Vietnam restano i principali Paesi di destinazione, assorbendo complessivamente quasi la metà del totale. Si tratta di economie fortemente legate ai settori automotive, tecnologico ed energetico, dove i magneti NdFeB sono componenti fondamentali.

Sul fronte opposto, quello delle importazioni, la Cina continua comunque a dipendere da fornitori esteri per alcune materie prime. Importa infatti concentrati minerari, storicamente forniti dalla statunitense MP Materials, oltre a terre rare pesanti (HRE) dal Myanmar e carbonati da Laos e Malesia. Tuttavia, questi flussi si sono dimostrati altamente volatili, sia per le tensioni geopolitiche con i Paesi vicini, sia per decisioni aziendali: un esempio significativo è proprio MP Materials, che ha sospeso le spedizioni verso la Cina, rendendo ancora più instabile il quadro delle forniture globali.

Grafico chiave:Annualized China monthly RE permanent magnets exports

— Exhibit 1 (la velocità del crollo/recupero delle esportazioni)

Exhibit 5, (il venir meno delle spedizioni dagli USA).

Il ruolo del Myanmar (e perché conta)

Per anni, il Myanmar ha rappresentato il principale fornitore di terre rare pesanti (HRE) per la Cina, in particolare di elementi come disprosio (Dy) e terbio (Tb), fondamentali per la produzione dei magneti ad alte prestazioni. Tuttavia, a partire da novembre 2024, i flussi commerciali tra i due Paesi hanno subito una forte interruzione, causata dall’intensificarsi della guerra civile e dalle tensioni nelle principali aree minerarie del Paese.

Nel corso del 2025, le importazioni dalla Cina hanno mostrato una parziale ripresa, segno che alcune rotte sono state riaperte o che le miniere hanno ripreso, almeno in parte, l’attività. Ma il quadro resta estremamente fragile. La situazione politica del Myanmar rimane instabile e imprevedibile, e ogni nuova ondata di violenza o blocco logistico può rapidamente compromettere le forniture.

Questa incertezza costituisce una variabile geopolitica cruciale per il mercato delle terre rare. Un’ulteriore interruzione dei flussi dal Myanmar potrebbe infatti restringere l’offerta di Dy e Tb, due elementi chiave per la transizione energetica, con il risultato di spingere verso l’alto sia i prezzi che i tempi di consegna lungo l’intera catena di fornitura globale.

Grafico chiave : China unlisted REE imports by country

– Exhibit 9 (YTD 2025) e confronto Exhibit 10 (2023)-  Mostra il calo di dipendenza dal Myanmar (95%→61%) e la crescita del Laos: de-risking solo parziale.

Dominanza strutturale: riserve, produzione e capacità

Secondo i dati più recenti dell’USGS, la Cina detiene circa il 49% delle riserve mondiali di ossidi di terre rare (REO) e produce quasi il 70% delle terre rare non separate a livello globale (dati 2024). Ma la vera forza di Pechino non è solo nella disponibilità delle risorse, bensì nel controllo capillare dell’intera filiera industriale: a valle, infatti, la Cina gestisce tra l’80 e il 90% della capacità di raffinazione e separazione e quasi l’89% della produzione mondiale di magneti permanenti. In altre parole, domina ogni fase del processo, dal minerale grezzo al componente finito.

Fuori dalla Cina, il panorama è decisamente più frammentato. Gli Stati Uniti e l’Australia, insieme, rappresentano solo circa il 15% della produzione mondiale di REO, e solo di recente hanno avviato progetti per sviluppare una capacità autonoma di separazione. Negli USA, MP Materials ha iniziato nel 2024 la produzione di neodimio e praseodimio (NdPr), mentre Lynas opera un impianto di separazione in Malesia, che resta oggi uno dei pochi hub attivi fuori dalla Cina.

Tuttavia, costruire nuovi impianti di raffinazione e lavorazione è un processo lungo e complesso, che può richiedere diversi anni tra permessi ambientali, investimenti e formazione delle competenze tecniche necessarie. Per questo motivo, anche con l’attuale spinta politica e industriale degli Stati Uniti e dei loro alleati, ridurre la dipendenza dalla Cina resta una sfida di lungo periodo, più strategica che immediatamente risolvibile.

 

Grafico chiave:REO global reserves by country (2024)

— Exhibit 16, Rare earths processing capacity from mined to separated (2023)

— Exhibit 19, Spiegano perché il “collo di bottiglia” è soprattutto nella raffinazione/separazione più che in miniera.

Politica industriale cinese: quote e consolidamento

Negli ultimi anni la quota di estrazione delle terre rare in Cina è quasi raddoppiata: tra il 2020 e il 2024 il Paese ha aumentato in modo significativo la propria capacità mineraria, consolidando ulteriormente la leadership mondiale nel settore. Oggi l’intera produzione cinese è fortemente concentrata in due grandi conglomerati statali: China Northern Rare Earth, che controlla circa il 70% del mercato, e China Rare Earth Group, che ne detiene il restante 30%.

Questa concentrazione non è casuale, ma risponde a una strategia ben precisa. Riunendo la produzione in poche mani, Pechino può gestire in modo centralizzato l’offerta e influenzare direttamente l’andamento dei prezzi internazionali delle terre rare. In pratica, la Cina dispone di un vero e proprio strumento di politica industriale, capace di orientare il mercato a proprio vantaggio.

Per gli investitori, il messaggio è chiaro: la Cina non solo produce la maggior parte delle terre rare, ma ne controlla anche la quantità immessa sul mercato e, grazie ai nuovi controlli sulle esportazioni, può di fatto regolare i flussi commerciali globali. Questo significa che ogni decisione di Pechino — un taglio alla produzione, un limite alle licenze, o un cambio di policy — può avere ripercussioni immediate sui prezzi e sulla disponibilità di materiali strategici in tutto il mondo.

Grafico chiave :China RE mining quota (kt)

— Exhibit 20, China’s RE quota allocated to two producers (2024)

— Exhibit 21, Evidenziano la leva regolatoria e il potere oligopolistico.

Prezzi e scenari: NdPr, Dy, Tb

Nel corso del 2025, il mercato delle terre rare ha mostrato una decisa ripresa dei prezzi, dopo la debolezza registrata l’anno precedente. In particolare, il neodimio e il praseodimio (NdPr) — elementi chiave per la produzione dei magneti permanenti — hanno messo a segno un rialzo di circa +43% da inizio anno, attestandosi intorno ai 78 dollari al chilo. Anche il terbio (Tb) è salito di +28%, mentre il disprosio (Dy) ha registrato un incremento più contenuto, intorno al +3%.

Secondo le stime di Bank of America, il prezzo medio dell’NdPr dovrebbe stabilizzarsi attorno agli 85 dollari al chilo nella seconda metà del 2025, mantenendo una media di circa 83 dollari tra il 2025 e il 2028. Sul lungo periodo, la banca prevede un livello intorno ai 110 dollari al chilo, coerente con uno scenario di domanda in ripresa e offerta più controllata da parte dei principali produttori.

Questa dinamica evidenzia un punto importante: per i prodotti che richiedono alta coercitività magnetica — e quindi l’impiego di elementi come disprosio e terbio — la pressione sui prezzi e sui costi produttivi rimane elevata. Di conseguenza, i produttori stanno cercando di ridurre l’utilizzo di Dy e Tb nei propri design o di sviluppare soluzioni motoristiche alternative, in grado di garantire le stesse performance magnetiche ma con materiali più facilmente reperibili.

In prospettiva, queste innovazioni non sono solo una risposta tattica all’aumento dei prezzi, ma rappresentano un vantaggio competitivo di lungo periodo per le aziende che sapranno adattarsi per prime a un mercato sempre più vincolato da logiche geopolitiche e di efficienza delle risorse.

Grafico chiave:BofAe NdPr, Dy, Tb price forecast

— Exhibit 22 NdPr oxide price (2015–2025)

 

— Exhibit 23 Mostrano il rimbalzo dei prezzi e la traiettoria prevista.

Cosa significa per gli investitori (e per gli OEM)

Il mercato delle terre rare si sta muovendo verso una biforcazione sempre più netta dei prezzi, con una probabile sopravvalutazione dei materiali prodotti al di fuori della Cina. Questo “premio ex-Cina” potrebbe diventare particolarmente marcato nei settori dove è richiesta una certificazione d’origine non cinese, come ad esempio nella difesa statunitense, dove le normative impongono una tracciabilità rigorosa delle forniture strategiche.

Sul fronte industriale, si intravede una maggiore visibilità per i player occidentali come Lynas (LYC) e MP Materials (MP), che si trovano in una posizione di vantaggio in vista dei nuovi investimenti lungo la filiera. Le politiche industriali di Stati Uniti e Paesi alleati — inclusi i programmi del Dipartimento della Difesa (DoD) e gli incentivi pubblici per progetti minerari e di raffinazione — potrebbero infatti rafforzare la bancabilità di nuovi impianti di separazione e produzione di magneti permanenti, sostenendo così lo sviluppo di un ecosistema alternativo a quello cinese.

Tuttavia, il quadro non è privo di rischi operativi. I tempi di consegna (lead time) tendono ad allungarsi, e i processi di licensing per esportazioni e tecnologie rimangono complessi e incerti. Per questo motivo, diversificare le fonti di approvvigionamento, ad esempio con feedstock provenienti da Laos o Malesia, e co-sviluppare capacità produttive downstream direttamente nei Paesi consumatori può rappresentare una strategia prudente e sostenibile nel medio periodo.

Infine, anche l’ingegneria di prodotto gioca un ruolo chiave in questo nuovo equilibrio. Le aziende stanno lavorando per ridurre la quantità di disprosio e terbio nei magneti — i cosiddetti design “Dy-lean” — oppure per adottare soluzioni magnetiche alternative, come ferriti o motori a riluttanza, laddove le specifiche tecniche lo consentano. Queste innovazioni non solo abbassano i costi e i rischi di fornitura, ma diventano un elemento competitivo decisivo in un mercato sempre più condizionato da vincoli geopolitici e di sostenibilità.

Grafico chiave: REO global production by producers (2024)

— Exhibit 18 Mostra il peso relativo di Cina vs MP/LYC: utile per valutare i “pure play” quotati.

 

Conclusioni operative

La combinazione controlli export + oligopolio + domanda “net zero/AI/EV” rende i magneti NdFeB il punto nevralgico della trasformazione industriale. Gli OEM dovranno pagare di più per la sicurezza dell’approvvigionamento e stringere partnership a lungo termine con player ex-Cina. Per gli investitori, il tema “ex-China supply chain” resta strutturalmente interessante, pur con volatilità di policy.

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