Photo - Matteo Marchetti
Matteo Marchetti
Analisi, Formazione, Pensieri e Approfondimenti | Marzo 19, 2026

La Fed lascia i tassi invariati, ma Powell mantiene un tono cautamente hawkish tra guerra e rischi inflazionistici

La Federal Reserve ha lasciato invariato il tasso di riferimento nel range 3,50%–3,75% al termine della riunione di marzo, una decisione ampiamente attesa dai mercati ma accompagnata da un messaggio di policy complesso, influenzato dall’aumento dei rischi geopolitici, da pressioni inflazionistiche persistenti e da un crescente clima di incertezza politica legato alla futura leadership della banca centrale.

Lo statement post-riunione ha mostrato modifiche limitate, continuando a descrivere l’attività economica come in espansione a un ritmo solido, pur riconoscendo un rallentamento nella crescita dell’occupazione e un’inflazione ancora moderatamente elevata. I policymaker hanno inoltre evidenziato esplicitamente l’incertezza generata dagli sviluppi in Medio Oriente, sottolineando come il conflitto tra Stati Uniti e Iran stia complicando le prospettive sia per la crescita sia per la stabilità dei prezzi. Il Comitato ha ribadito che le future decisioni dipenderanno dai dati in arrivo e dall’evoluzione dei rischi.

Le nuove Summary of Economic Projections (SEP) hanno rafforzato l’idea di una banca centrale prudente rispetto all’allentamento monetario. Le aspettative di inflazione per il 2026 sono state riviste al rialzo, con la mediana della core PCE al 2,7% dal 2,5% di dicembre. Allo stesso tempo, la previsione mediana di crescita del PIL reale è stata leggermente aumentata, segnalando che i policymaker continuano a vedere una certa resilienza dell’economia nonostante pressioni sui prezzi ancora persistenti.

Queste dinamiche sono state riflesse nel nuovo dot plot, che ha mostrato come diversi membri del FOMC siano diventati meno convinti della possibilità di tagli multipli dei tassi nel breve termine. Sebbene la mediana continui a indicare un taglio entro fine anno e un ulteriore allentamento l’anno successivo, la distribuzione delle proiezioni appare sempre più frammentata, evidenziando una mancanza di consenso all’interno del Comitato. Tale dispersione sottolinea il grado di incertezza che i policymaker devono affrontare nel valutare l’impatto economico dell’aumento dei prezzi energetici, delle tensioni commerciali e dell’instabilità geopolitica.

Durante la conferenza stampa, il presidente Jerome Powell ha ribadito più volte la difficoltà di modellizzare le decisioni di politica monetaria in un contesto segnato da shock energetici legati alla guerra e da politiche tariffarie ancora in evoluzione. Ha osservato che le revisioni al rialzo delle previsioni di inflazione riflettono non solo il rialzo del petrolio dovuto al conflitto con l’Iran, ma anche i progressi lenti sul fronte della disinflazione legata ai dazi, suggerendo che le dinamiche commerciali continuano a esercitare pressioni sui prezzi.

Pur riconoscendo segnali di debolezza nel ritmo delle assunzioni, Powell ha respinto con decisione i paragoni con scenari di stagflazione tipici degli anni Settanta, sostenendo che l’economia statunitense continua a mostrare una crescita solida e un tasso di disoccupazione relativamente contenuto. Allo stesso tempo, i frequenti richiami all’incertezza indicano che la Fed resta riluttante a impegnarsi in una traiettoria di allentamento chiara e definita.

Anche il contesto politico aggiunge complessità. Powell ha indicato di essere disposto a rimanere in carica, potenzialmente come “chair pro tempore”, nel caso in cui il suo successore designato Kevin Warsh non venga confermato dal Senato entro la fine del suo mandato. Warsh è associato a una linea più favorevole a tagli rapidi dei tassi, ma le nuove proiezioni suggeriscono che convincere l’intero Comitato ad agire rapidamente potrebbe rivelarsi difficile.

Nel complesso, la riunione di marzo ha trasmesso un messaggio cautamente hawkish. Sebbene i policymaker continuino a prevedere una riduzione graduale dei tassi nel tempo, le revisioni al rialzo dell’inflazione, la frammentazione del dot plot e l’enfasi di Powell sui rischi geopolitici e commerciali indicano una Federal Reserve pronta ad attendere più a lungo prima di avviare un allentamento deciso. Per gli investitori, il punto chiave è che i tagli restano nello scenario base, ma il timing e il ritmo dipenderanno sempre più dall’evoluzione dell’inflazione in un contesto globale segnato da shock energetici e incertezza politica.

 

Ultimi Articoli