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George Nikolaides
Analisi, Formazione, Pensieri e Approfondimenti | Gennaio 7, 2026

ISM Services PMI (dicembre 2025): la domanda accelera a fine anno, l’inflazione resta “sticky”

L’ultimo report ISM Services PMI ha fornito un segnale più forte rispetto ai mesi recenti sul momentum dei servizi USA a fine anno: i dati di dicembre indicano una domanda più solida, un ritorno dell’occupazione in area espansiva e pressioni sui prezzi ancora elevate, anche se in lieve attenuazione.

L’indice principale, il Services PMI, si è attestato al 54,4%, in aumento rispetto al 52,6% di novembre, con un incremento di 1,8 punti percentuali e un terzo mese consecutivo di espansione. ISM sottolinea inoltre che questo dato rappresenta il 10° mese in area di crescita e il valore più alto del 2025, offrendo un quadro complessivamente costruttivo dell’attività nel settore dei servizi mentre l’economia si avvia verso il 2026.

Dal punto di vista macro, il report lega esplicitamente il Services PMI alla dinamica di crescita complessiva. ISM ribadisce che un Services PMI sopra 48,6% nel tempo è generalmente coerente con un’economia nel suo complesso in espansione; il dato di dicembre implica quindi che l’economia USA sarebbe in crescita per il 67° mese consecutivo.

In modo ancora più concreto, Steve Miller (Chair dell’ISM Services Business Survey Committee) afferma che la relazione storica suggerisce che un Services PMI pari a 54,4% corrisponda a un aumento di 1,9 punti percentuali del PIL reale (annualizzato): un dettaglio rilevante per il pricing dei mercati sul mix crescita/inflazione.

Il messaggio chiave: la domanda è migliorata, e lo si vede nei nuovi ordini

L’elemento più rilevante per i mercati in dicembre è la ritrovata forza della domanda prospettica. Il New Orders Index è salito a 57,9% dal 52,9% di novembre, con un balzo di +5,0 punti percentuali. ISM evidenzia che l’indice è stato in area di espansione per 34 degli ultimi 36 mesi e che il dato di dicembre è il più alto da settembre 2024 (59,1%). Questo aspetto conta perché i nuovi ordini spesso anticipano l’attività economica e, di conseguenza, il potenziale di pricing e la domanda di lavoro nei servizi.

In parallelo, anche il Business Activity Index è aumentato a 56,0% da 54,5% (+1,5 punti), segnando il valore più alto da dicembre 2024 (58,0%). In sostanza, lo slancio della domanda non è rimasto solo sul piano delle aspettative, ma si è tradotto in attività “realizzata”. Questo allineamento tra nuovi ordini e business activity aiuta a spiegare perché il PMI headline sia migliorato in modo significativo, pur in presenza di segnali più misti in altre componenti interne.

Occupazione: ritorno in espansione, ma con segnali ancora prudenti

L’occupazione è un altro punto di svolta. L’Employment Index è tornato in area espansiva a 52,0%, rispetto al 48,9% di novembre (+3,1 punti), e ISM sottolinea che si tratta del primo mese in espansione da maggio 2025 (quando l’indice era 50,7%). Anche il contenuto qualitativo del report è rilevante: i commenti indicano sia un miglioramento della capacità di assumere (“il mercato del lavoro sembra stabilizzarsi”), sia un contesto ancora orientato al contenimento dei costi (“riduzione della forza lavoro di circa il 10%”). Questa combinazione è tipica di una fase matura del ciclo nei servizi, dove le assunzioni avvengono in modo selettivo e l’attenzione alla disciplina dei costi resta alta.

Anche l’ampiezza dei miglioramenti appare disomogenea. ISM segnala aumenti dell’occupazione in settori come Accommodation & Food Services, Arts, Entertainment & Recreation e Retail Trade, mentre cali risultano presenti in aree come Information, Professional, Scientific & Technical Services, Finance & Insurance e Health Care & Social Assistance. Ciò è coerente con un’economia dei servizi che cresce, ma non in modo uniforme.

Segnale inflazione: prezzi in lieve calo, ma ancora troppo alti

La componente più “hawkish” del report resta quella dei prezzi. Il Prices Index si è attestato a 64,3% a dicembre, in calo rispetto al 65,4% di novembre (una diminuzione di -1,1 punti). ISM fornisce due elementi di contesto cruciali: primo, 64,3% è il livello più basso da marzo 2025 (60,9%); secondo, l’indice è rimasto sopra 60% per 13 mesi consecutivi. Questa combinazione indica un “raffreddamento al margine”, ma ancora pressioni sui prezzi nei servizi persistenti—esattamente il tipo di rigidità che le banche centrali monitorano con attenzione.

È inoltre significativo che i rispondenti abbiano richiamato esplicitamente effetti legati ai dazi e dinamiche stagionali di fine anno. Un commento (Accommodation & Food Services) collega direttamente prezzi più alti alle “trade and tariff policies” e cita l’impatto dell’importazione di pesce dal Sud-Est asiatico e di caffè dal Sud America. Un altro (Information) evidenzia aumenti annui dei mark-up dei provider di servizi e dati “più alti di quanto visto da molti anni”. Questi elementi rafforzano l’idea che l’inflazione nei servizi non sia solo una questione salariale, ma includa anche costi di input, potere di prezzo dei fornitori e frizioni di policy.

Supply chain e scorte: normalizzazione in corso, ma non ancora “pulita”

Le condizioni lato forniture sono migliorate nel senso che i ritardi si sono attenuati. Il Supplier Deliveries Index è sceso a 51,8% da 54,1% (-2,3 punti). ISM ricorda la particolarità tecnica: è l’unico indice dove valori sopra 50 indicano consegne più lente (indicatore inverso). Dicembre resta sopra 50, quindi le consegne risultano ancora complessivamente più lente, ma la discesa suggerisce minore stress rispetto ai mesi precedenti. I commenti dei rispondenti sono coerenti: alcuni indicano un miglioramento rispetto a ottobre e novembre, mentre altri segnalano ancora lead time più lunghi per attrezzature.

Sul fronte scorte, l’immagine mostra un settore che sta ricostruendo buffer, ma senza piena tranquillità sul livello ottimale. L’Inventories Index è salito a 54,2% da 53,4% (+0,8), rimanendo in espansione per il secondo mese consecutivo. Allo stesso tempo, l’Inventory Sentiment Index è risultato 54,1%, leggermente sotto 54,8%, ma continua a indicare scorte percepite come “troppo alte” per il 32° mese consecutivo. Questa combinazione tende a riflettere un approccio prudenziale alle scorte, in un contesto dove la visibilità della domanda non è ancora sufficientemente stabile da evitare il rischio di overstock.

Backlog: il punto debole che qualifica la storia di crescita

Il contrappeso più importante al dato headline positivo riguarda i backlogs. Il Backlog of Orders Index è sceso a 42,6%, da 49,1% in novembre, con un deterioramento netto di -6,5 punti. ISM sottolinea che i backlogs sono ora in contrazione per il 10° mese consecutivo. Questo è rilevante perché backlogs in calo possono indicare che la capacità sta raggiungendo la domanda, ma possono anche segnalare che la domanda pregressa viene assorbita più rapidamente di quanto nuovi ordini si accumulino—un potenziale fattore di rallentamento se il rimbalzo dei nuovi ordini dovesse perdere forza.

In termini di lettura per i mercati, un backlog a 42,6 introduce una nuance chiara: dicembre mostra una domanda migliore, ma il “cuscinetto” di lavoro arretrato resta debole. Questo aiuta a spiegare perché, nella narrativa del report, si parli di trend discendente nella media a 12 mesi anche in presenza di un miglioramento del mese corrente.

Commercio: export in recupero, import in stabilizzazione

Anche le componenti legate all’estero sono migliorate. Il New Export Orders Index è salito a 54,2% da 48,7% (+5,5 punti) e ISM evidenzia che si tratta del dato più alto da settembre 2024 (56,7%). Il report aggiunge che le esportazioni sono cresciute in dicembre per la quarta volta nel 2025, indicando una dinamica non lineare ma comunque presente.

L’Imports Index è rientrato appena in espansione a 50,3%, da 48,9% (+1,4 punti). Anche qui, i commenti richiamano dazi, headwinds dai fornitori e costi logistici, evidenziando che la normalizzazione dei flussi rimane sensibile a policy e shock sui costi.

Ampiezza settoriale: 11 industrie in crescita e i dazi come tema comune

ISM segnala che 11 industrie nei servizi sono cresciute in dicembre (una in meno rispetto a novembre), mentre cinque risultano in contrazione. Tra i settori in espansione compaiono Retail Trade, Finance & Insurance, Accommodation & Food Services, Transportation & Warehousing, Arts, Entertainment & Recreation, Mining, Health Care & Social Assistance, Information, Wholesale Trade, Public Administration e Utilities. In contrazione figurano Management of Companies & Support Services, Professional, Scientific & Technical Services, Agriculture, Forestry, Fishing & Hunting, Educational Services e Construction.

La sezione “What Respondents Are Saying” è particolarmente utile questo mese perché torna più volte su una narrativa comune: incertezza sui dazi e sui prezzi, forza stagionale legata alle festività, e alcune aree di stress specifiche (ad esempio un commento che lega il calo della crescita anno su anno agli effetti di un government shutdown). Anche dove l’attività è descritta come “healthy”, il tono suggerisce sensibilità a shock di policy e a pressioni sui costi.

Servizi vs manifattura: divergenza netta

Uno dei takeaway più chiari nelle tabelle è quanto i servizi abbiano sovraperformato la manifattura in dicembre. Il Services PMI è a 54,4 mentre il Manufacturing PMI è a 47,9 (da 48,2 in novembre). La divergenza si vede anche nei sub-indici: Servizi New Orders 57,9 vs Manifattura 47,7; Servizi Employment 52,0 vs Manifattura 44,9; Servizi Inventories 54,2 vs Manifattura 45,2.
Questa frattura conta per narrativa macro e asset allocation: suggerisce che il baricentro dell’economia resta ancorato a consumi e servizi, mentre i settori goods-producing continuano a soffrire per ordini più deboli e condizioni più restrittive.

Il contesto di trend: buon mese, ma su un “plateau” più basso

ISM fornisce una statistica di trend particolarmente importante: il Services PMI di dicembre (54,4%) è 2,7 punti sopra la media a 12 mesi (51,7%). Tuttavia, la media a 12 mesi rimane sul livello più basso da agosto 2024 (51,7%) per il terzo mese consecutivo, ed è la seconda più bassa da giugno 2010 (51,4%). In altre parole, dicembre è forte, ma si colloca su un trend di fondo più moderato rispetto alle fasi più “calde” del ciclo.

Questo aiuta a conciliare due aspetti: i servizi chiudono l’anno con slancio, ma il ciclo complessivo si è raffreddato rispetto ai massimi. Miller richiama esplicitamente un calo di oltre 10 punti nella media a 12 mesi rispetto a febbraio 2022, quando era 62,6%.

Conclusione

Il report ISM Services PMI di dicembre supporta una lettura costruttiva sulla crescita in ingresso nel 2026, guidata da un rimbalzo deciso dei nuovi ordini (57,9%) e dal ritorno dell’occupazione in area espansiva (52,0%). Allo stesso tempo, il segnale inflazionistico resta elevato: il Prices Index è ancora a 64,3%, pur essendo il livello più basso da marzo (60,9%). La contrazione marcata dei backlogs (42,6%) è il principale elemento di cautela, perché suggerisce un minor “cuscinetto” di domanda arretrata a supporto dell’attività nel caso in cui i nuovi ordini perdessero slancio.

In ottica mercati, il report rafforza un profilo tipico di fase matura: l’espansione dei servizi continua, ma è sempre più condizionata da pressioni sui costi, incertezza legata ai dazi, e performance disomogenee tra industrie. In questo contesto, i prossimi dati su inflazione e mercato del lavoro saranno determinanti per capire se il miglioramento di dicembre rappresenta l’inizio di un trend più solido nel 2026 o un’accelerazione di fine anno amplificata da fattori stagionali e preparazione al nuovo anno.

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