La lettura dell’ISM Non-Manufacturing (Services) PMI di novembre 2025 offre un messaggio sfumato: l’economia dei servizi negli Stati Uniti continua a espandersi a un ritmo moderato, le pressioni sui prezzi stanno rallentando ma rimangono elevate, e la domanda di lavoro è debole piuttosto che forte. Inseriti nel contesto degli ultimi dati macro, questi elementi supportano le aspettative di un taglio dei tassi alla riunione FOMC della prossima settimana, ma non offrono alla Fed un “via libera” per un ciclo di allentamento aggressivo.
Il 3 dicembre 2025 l’Institute for Supply Management (ISM) ha pubblicato il Services PMI® di novembre (ex Non-Manufacturing PMI), mostrando un aumento a 52,6 rispetto a 52,4 in ottobre, superando le aspettative del consenso che prevedevano un lieve calo verso 52,0–52,1.
Un valore superiore a 50 segnala espansione nel settore dei servizi, mentre l’ISM sottolinea che un PMI Servizi oltre 48,6 è coerente con una crescita complessiva del PIL statunitense. A 52,6, secondo ISM, ciò corrisponde approssimativamente a un +1,3% annualizzato del PIL reale, confermando che i servizi rimangono la principale fonte di crescita moderata.
Tuttavia, la media degli ultimi 12 mesi del settore servizi è pari a 51,7, il livello più basso da agosto 2024 e oltre dieci punti sotto il picco del 2022, quando l’indice superava 62. Ciò mette in evidenza quanto slancio abbia perso il settore rispetto al boom post-pandemico, pur restando lontano da uno scenario recessivo.
Il report di novembre si inserisce inoltre in un contesto dominato da due temi macro chiave:
In sintesi: l’ISM Servizi di novembre comunica un’economia resiliente, ma strutturalmente rallentata, con pressioni inflazionistiche che si attenuano ma non quanto servirebbe per considerarle pienamente “confortevoli” per la Fed.
Il PMI Servizi è salito a 52,6, in aumento di 0,2 rispetto al 52,4 di ottobre, e lontano dal quasi-stallo di 50,0 registrato a settembre. La lettura di novembre è:
Secondo ISM, 12 settori dei 18 monitorati risultano in espansione, uno in più rispetto a ottobre; i settori in contrazione scendono da sei a cinque. Rimangono in crescita comparti come retail, leisure & hospitality, healthcare, education, pubblica amministrazione, mentre risultano in contrazione costruzioni, immobiliare, trasporti e logistica, coerentemente con l’impatto dei tassi più alti e della sensibilità ai commerci internazionali.
In altre parole: il settore servizi non è in recessione, ma l’espansione è più stretta e meno dinamica rispetto ai cicli precedenti.
L’indice di Business Activity (che misura la produzione effettiva) sale a 54,5 da 54,3, indicando espansione per il secondo mese consecutivo e mantenendosi sopra 54 per la settima volta quest’anno.
Punti rilevanti:
In ottica macro, questo indica che la produzione reale sta ancora crescendo a un ritmo ragionevole, nonostante il freno delle condizioni finanziarie più rigide e delle incertezze politiche.
L’indice dei Nuovi Ordini rimane in espansione a 52,9, ma scende bruscamente da 56,2 in ottobre (-3,3 punti).
Aspetti da evidenziare:
Questo è un segnale classico di fase avanzata del ciclo: l’attività rimane sostenuta grazie alle pipeline esistenti e ai backlog, ma la nuova domanda sta rallentando, soprattutto in costruzioni, real estate e servizi corporate.
L’indice Employment sale a 48,9 da 48,2, il livello più alto da maggio (50,7) ma comunque sotto il livello di neutralità (50). Segna il sesto mese consecutivo di contrazione dell’occupazione nei servizi.
Cosa significa:
Per la Fed, l’indice Employment è uno dei segnali più chiari che la domanda di lavoro nei servizi sta rallentando, cosa che supporta la transizione verso una politica monetaria leggermente più accomodante.
L’indice Prices – fondamentale per la politica monetaria – cala bruscamente a 65,4 da 70,0 in ottobre (-4,6 punti), raggiungendo il livello più basso da aprile 2025, pur rimanendo al di sopra della media a 12 mesi (66,1) e ben sopra la soglia neutra di 50.
Elementi chiave:
In sintesi: la disinflazione è visibile, ma non completa. È esattamente il tipo di dato che permette alla Fed di tagliare una volta per calibrare la politica, ma non di avviare un ciclo aggressivo.
L’indice Supplier Deliveries sale a 54,1 da 50,8, indicando che le consegne si sono rallentate per il 12° mese consecutivo, raggiungendo il secondo ritmo più lento dal 2022.
Secondo i rispondenti, il rallentamento è dovuto a:
Poiché l’indice sopra 50 indica consegne più lente, questo aumento segnala frizioni dal lato dell’offerta, non un boom della domanda. Conferma che la politica tariffaria continua a rappresentare uno shock di offerta, nonostante la moderazione dei prezzi.
L’indice Inventories torna in espansione a 53,4 (da 49,5), segnalando che le aziende dei servizi hanno aumentato gli stock a novembre dopo diversi mesi di riduzione.
Parallelamente, l’indice Inventory Sentiment rimane in territorio “troppo alto” a 54,8, solo leggermente sotto il 55,5 di ottobre, e segna il 31° mese consecutivo in cui i rispondenti giudicano le scorte superiori ai livelli desiderati.
Interpretazione:
Dal punto di vista macro, ciò suggerisce che il contributo delle scorte al PIL sarà limitato e lascia aperto un rischio al ribasso per il 2026 se la domanda dovesse rallentare ulteriormente.
Backlog of Orders
L’indice del Backlog resta in contrazione a 49,1, ma con un forte miglioramento rispetto al 40,8 di ottobre (+8,3 punti), il rialzo più marcato dal 2022.
Indica che i backlog stanno ancora diminuendo, ma:
In entrambi i casi, diminuisce il rischio di un crollo improvviso dell’attività a inizio 2026.
New Export Orders
L’indice dei Nuovi Ordini Esteri sale a 48,7 da 47,8, ma rimane in contrazione per il quinto mese consecutivo e per l’ottava volta quest’anno. La debolezza è concentrata in real estate e servizi consumer-facing; settori come education, trasporti e alcuni servizi business notano un miglioramento della domanda internazionale.
Dato che una quota relativamente piccola dei servizi USA è destinata all’export, si tratta di un segnale secondario ma utile: la domanda globale non è un forte motore di crescita, e i dazi rimangono un freno.
Imports
L’indice Imports resta sotto 50 a 48,9, ma migliora sensibilmente dal 43,7 di ottobre. I commenti indicano che le aziende stanno ri-ottimizzando le supply chain, spostandosi verso fornitori dell’area USMCA (USA, Messico, Canada) per compensare i dazi più elevati sui beni asiatici.
Conferma un tema strutturale: friend-shoring e reshoring guidati dalla politica commerciale, dinamiche potenzialmente inflazionistiche nel medio termine.
L’ISM Servizi di novembre arriva in un momento molto delicato: i mercati sono sostanzialmente convinti che la Fed taglierà i tassi la prossima settimana, ma resta aperta la discussione su quanto profondo sarà il ciclo di allentamento.
Ecco come questo report si inserisce nel quadro:
1. Attività vs. mercato del lavoro
2. Dinamica dei prezzi
3. Pricing di mercato e comunicazione della Fed
4. Segnale di politica monetaria
In sintesi: questo report giustifica il taglio di dicembre, ma invita alla cautela per i tagli successivi nel 2026.
L’ISM Servizi di novembre 2025 descrive un’economia statunitense dei servizi in fase avanzata del ciclo ma ancora resiliente:
Per i mercati e per la Fed, il messaggio centrale è che il soft landing rimane possibile – ma non assicurato. Questo dato rafforza la narrativa di un taglio a dicembre, senza però alimentare aspettative di un ciclo aggressivo nel 2026 finché l’inflazione nei servizi resta elevata.
Dal punto di vista del trading:
Alla vigilia dell’ultima riunione Fed del 2025, l’ISM Servizi offre alla banca centrale ciò che voleva vedere: inflazione in calo, mercato del lavoro meno teso, nessun collasso della crescita. Una combinazione che permette di iniziare ad allentare – ma con cautela.