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George Nikolaides
Analisi, Formazione, Pensieri e Approfondimenti | Dicembre 5, 2025

Il Settore Servizi USA Tiene, ma i Prezzi Scendono: Cosa Indica l’ISM per la Prossima Riunione della Fed

La lettura dell’ISM Non-Manufacturing (Services) PMI di novembre 2025 offre un messaggio sfumato: l’economia dei servizi negli Stati Uniti continua a espandersi a un ritmo moderato, le pressioni sui prezzi stanno rallentando ma rimangono elevate, e la domanda di lavoro è debole piuttosto che forte. Inseriti nel contesto degli ultimi dati macro, questi elementi supportano le aspettative di un taglio dei tassi alla riunione FOMC della prossima settimana, ma non offrono alla Fed un “via libera” per un ciclo di allentamento aggressivo.

Introduzione – I servizi continuano a sostenere la crescita, ma con frizioni

Il 3 dicembre 2025 l’Institute for Supply Management (ISM) ha pubblicato il Services PMI® di novembre (ex Non-Manufacturing PMI), mostrando un aumento a 52,6 rispetto a 52,4 in ottobre, superando le aspettative del consenso che prevedevano un lieve calo verso 52,0–52,1.

Un valore superiore a 50 segnala espansione nel settore dei servizi, mentre l’ISM sottolinea che un PMI Servizi oltre 48,6 è coerente con una crescita complessiva del PIL statunitense. A 52,6, secondo ISM, ciò corrisponde approssimativamente a un +1,3% annualizzato del PIL reale, confermando che i servizi rimangono la principale fonte di crescita moderata.

Tuttavia, la media degli ultimi 12 mesi del settore servizi è pari a 51,7, il livello più basso da agosto 2024 e oltre dieci punti sotto il picco del 2022, quando l’indice superava 62. Ciò mette in evidenza quanto slancio abbia perso il settore rispetto al boom post-pandemico, pur restando lontano da uno scenario recessivo.

Il report di novembre si inserisce inoltre in un contesto dominato da due temi macro chiave:

  • Incertezza tariffaria e gli effetti del recente shutdown del Governo federale, citati dai rispondenti come fattori che frenano domanda e logistica.
  • Le aspettative di mercato riguardo un taglio dei tassi a dicembre: i futures sui Fed funds e il CME FedWatch ora prezzano una probabilità dell’85–90% per un taglio da 25 bps alla riunione FOMC della prossima settimana, alla luce di dati sul lavoro più deboli e di un quadro inflazionistico più morbido.

In sintesi: l’ISM Servizi di novembre comunica un’economia resiliente, ma strutturalmente rallentata, con pressioni inflazionistiche che si attenuano ma non quanto servirebbe per considerarle pienamente “confortevoli” per la Fed.

PMI Servizi – Espansione moderata, leggermente sopra il trend

Il PMI Servizi è salito a 52,6, in aumento di 0,2 rispetto al 52,4 di ottobre, e lontano dal quasi-stallo di 50,0 registrato a settembre. La lettura di novembre è:

  • Il livello più alto degli ultimi nove mesi,
  • 0,9 punti sopra la media a 12 mesi (51,7),
  • Ancora molto sotto i livelli di oltre 60 osservati nel 2021–2022.

Secondo ISM, 12 settori dei 18 monitorati risultano in espansione, uno in più rispetto a ottobre; i settori in contrazione scendono da sei a cinque. Rimangono in crescita comparti come retail, leisure & hospitality, healthcare, education, pubblica amministrazione, mentre risultano in contrazione costruzioni, immobiliare, trasporti e logistica, coerentemente con l’impatto dei tassi più alti e della sensibilità ai commerci internazionali.

In altre parole: il settore servizi non è in recessione, ma l’espansione è più stretta e meno dinamica rispetto ai cicli precedenti.

Business Activity – Output solido, spinta di fine anno

L’indice di Business Activity (che misura la produzione effettiva) sale a 54,5 da 54,3, indicando espansione per il secondo mese consecutivo e mantenendosi sopra 54 per la settima volta quest’anno.

Punti rilevanti:

  • 54,5 è un livello decisamente sopra 50 e leggermente superiore a ottobre, segnalando che l’attività effettiva rimane solida.
  • I commenti dei rispondenti sottolineano una spinta ai progetti di fine anno e pipeline robuste di progetti capitali, soprattutto nei settori finanza, pubblica amministrazione, sanità, retail.

In ottica macro, questo indica che la produzione reale sta ancora crescendo a un ritmo ragionevole, nonostante il freno delle condizioni finanziarie più rigide e delle incertezze politiche.

New Orders – Espansione ancora presente, ma con chiara perdita di slancio

L’indice dei Nuovi Ordini rimane in espansione a 52,9, ma scende bruscamente da 56,2 in ottobre (-3,3 punti).

Aspetti da evidenziare:

  • I nuovi ordini sono in espansione in 33 degli ultimi 35 mesi, segno di una domanda strutturalmente resiliente.
  • Tuttavia, il calo di novembre suggerisce che i clienti diventano più cauti, citando incertezza dei consumatori e delle aziende e difficoltà a impegnarsi su nuovi progetti in un contesto di rumore tariffario e politico.

Questo è un segnale classico di fase avanzata del ciclo: l’attività rimane sostenuta grazie alle pipeline esistenti e ai backlog, ma la nuova domanda sta rallentando, soprattutto in costruzioni, real estate e servizi corporate.

Employment – Ancora in contrazione, ma meno debole

L’indice Employment sale a 48,9 da 48,2, il livello più alto da maggio (50,7) ma comunque sotto il livello di neutralità (50). Segna il sesto mese consecutivo di contrazione dell’occupazione nei servizi.

Cosa significa:

  • A 48,9, l’indice indica lieve riduzione netta dell’occupazione o hiring freeze, non un crollo improvviso.
  • I commenti menzionano aziende che coprono alcune posizioni chiave, ma faticano ad attrarre candidati quando richiedono presenza obbligatoria in ufficio. Altri settori (pubblica amministrazione, servizi professionali, costruzioni) continuano a ridurre leggermente il personale.
  • Questa lettura ISM è coerente con il dato debole dell’ADP, che ha mostrato una riduzione di 32k posizioni nel settore privato a novembre.

Per la Fed, l’indice Employment è uno dei segnali più chiari che la domanda di lavoro nei servizi sta rallentando, cosa che supporta la transizione verso una politica monetaria leggermente più accomodante.

Prices – In calo, ma ancora troppo alti

L’indice Prices – fondamentale per la politica monetaria – cala bruscamente a 65,4 da 70,0 in ottobre (-4,6 punti), raggiungendo il livello più basso da aprile 2025, pur rimanendo al di sopra della media a 12 mesi (66,1) e ben sopra la soglia neutra di 50.
Elementi chiave:

  • Novembre segna il 102° mese consecutivo di aumento dei prezzi nei servizi. Anche dopo la discesa recente, si tratta di pressioni inflazionistiche persistenti e radicate.
  • ISM e alcuni analisti privati sottolineano che i dazi continuano a spingere in alto i costi degli input, in particolare in settori come alimentari, abbigliamento ed elettronica, mentre alcuni prezzi energetici e delle materie prime mostrano segnali di allentamento.
  • Molti commentatori segnalano che il calo a 65,4 rappresenta un “minimo di sette mesi”, ma sottolineano anche che questo livello rimane “storicamente elevato”, suggerendo prudenza per la Fed.

In sintesi: la disinflazione è visibile, ma non completa. È esattamente il tipo di dato che permette alla Fed di tagliare una volta per calibrare la politica, ma non di avviare un ciclo aggressivo.

Supplier Deliveries – Rallentamento delle consegne, con dazi e shutdown sullo sfondo

L’indice Supplier Deliveries sale a 54,1 da 50,8, indicando che le consegne si sono rallentate per il 12° mese consecutivo, raggiungendo il secondo ritmo più lento dal 2022.

Secondo i rispondenti, il rallentamento è dovuto a:

  • Ritardi doganali e colli di bottiglia legati ai cambi tariffari,
  • Effetti dello shutdown federale, che hanno impattato le procedure di sdoganamento e le approvazioni regolamentari.

Poiché l’indice sopra 50 indica consegne più lente, questo aumento segnala frizioni dal lato dell’offerta, non un boom della domanda. Conferma che la politica tariffaria continua a rappresentare uno shock di offerta, nonostante la moderazione dei prezzi.

Inventories e Inventory Sentiment – Ricostituzione prudente, ma livelli percepiti ancora “troppo alti”

L’indice Inventories torna in espansione a 53,4 (da 49,5), segnalando che le aziende dei servizi hanno aumentato gli stock a novembre dopo diversi mesi di riduzione.
Parallelamente, l’indice Inventory Sentiment rimane in territorio “troppo alto” a 54,8, solo leggermente sotto il 55,5 di ottobre, e segna il 31° mese consecutivo in cui i rispondenti giudicano le scorte superiori ai livelli desiderati.

Interpretazione:

  • Le aziende stanno ricostituendo selettivamente gli inventari, approfittando di condizioni dell’offerta più favorevoli.
  • Tuttavia, molti ritengono ancora di avere scorte eccessive, fattore che tende a frenare futuri ordini se la domanda dovesse indebolirsi.

Dal punto di vista macro, ciò suggerisce che il contributo delle scorte al PIL sarà limitato e lascia aperto un rischio al ribasso per il 2026 se la domanda dovesse rallentare ulteriormente.

Backlog, Export Orders e Imports – Segnali esterni e prospettici

Backlog of Orders

L’indice del Backlog resta in contrazione a 49,1, ma con un forte miglioramento rispetto al 40,8 di ottobre (+8,3 punti), il rialzo più marcato dal 2022.

Indica che i backlog stanno ancora diminuendo, ma:

  • o i nuovi ordini sono più stabili,
  • o le aziende li stanno smaltendo più lentamente.

In entrambi i casi, diminuisce il rischio di un crollo improvviso dell’attività a inizio 2026.

New Export Orders

L’indice dei Nuovi Ordini Esteri sale a 48,7 da 47,8, ma rimane in contrazione per il quinto mese consecutivo e per l’ottava volta quest’anno. La debolezza è concentrata in real estate e servizi consumer-facing; settori come education, trasporti e alcuni servizi business notano un miglioramento della domanda internazionale.

Dato che una quota relativamente piccola dei servizi USA è destinata all’export, si tratta di un segnale secondario ma utile: la domanda globale non è un forte motore di crescita, e i dazi rimangono un freno.

Imports

L’indice Imports resta sotto 50 a 48,9, ma migliora sensibilmente dal 43,7 di ottobre. I commenti indicano che le aziende stanno ri-ottimizzando le supply chain, spostandosi verso fornitori dell’area USMCA (USA, Messico, Canada) per compensare i dazi più elevati sui beni asiatici.
Conferma un tema strutturale: friend-shoring e reshoring guidati dalla politica commerciale, dinamiche potenzialmente inflazionistiche nel medio termine.

Implicazioni per la prossima riunione FOMC

L’ISM Servizi di novembre arriva in un momento molto delicato: i mercati sono sostanzialmente convinti che la Fed taglierà i tassi la prossima settimana, ma resta aperta la discussione su quanto profondo sarà il ciclo di allentamento.

Ecco come questo report si inserisce nel quadro:

1. Attività vs. mercato del lavoro

  • L’espansione a 52,6 e un Business Activity a 54,5 indicano un’economia non in recessione con una crescita dei servizi moderata.
  • Ma l’indice Employment a 48,9 (sesto mese consecutivo sotto 50) è pienamente coerente con dati sul lavoro più deboli e segnala domanda di lavoro in rallentamento.

2. Dinamica dei prezzi

  • Il crollo dell’indice Prices da 70,0 a 65,4 è rilevante per la Fed: mostra disinflazione nei servizi, la componente più rigida del CPI.
  • Tuttavia, un livello di 65,4 rimane troppo alto per giustificare una serie di tagli aggressivi, soprattutto con dazi e shock dell’offerta ancora attivi.

3. Pricing di mercato e comunicazione della Fed

  • I mercati prezzano una probabilità dell’85–90% per un taglio da 25 bps alla riunione del 9–10 dicembre.
  • Reuters e altri media sottolineano che la combinazione di dati sul lavoro più deboli e un ISM Servizi “moderato ma positivo” ha rafforzato le attese di un taglio.

4. Segnale di politica monetaria

  • Nel complesso, l’ISM di novembre supporta un taglio misurato a dicembre: crescita moderata, mercato del lavoro più debole, prezzi in rallentamento.
  • Allo stesso tempo, i prezzi ancora elevati e il PMI sopra 52 permettono alla Fed di contenere le aspettative di allentamento rapido, mantenendo un approccio “taglia e osserva”.

In sintesi: questo report giustifica il taglio di dicembre, ma invita alla cautela per i tagli successivi nel 2026.

Conclusione – Un’economia dei servizi in fase avanzata del ciclo, che concede tempo alla Fed

L’ISM Servizi di novembre 2025 descrive un’economia statunitense dei servizi in fase avanzata del ciclo ma ancora resiliente:

  • Il PMI è ben sopra 50,
  • Business Activity e New Orders sono in espansione, pur con segnali di raffreddamento della domanda,
  • Employment resta il punto debole, confermando un mercato del lavoro meno teso,
  • Le pressioni sui prezzi si stanno attenuando, ma restano elevate,
  • Le catene di approvvigionamento funzionano, ma dazi e shutdown introducono nuove frizioni.

Per i mercati e per la Fed, il messaggio centrale è che il soft landing rimane possibile – ma non assicurato. Questo dato rafforza la narrativa di un taglio a dicembre, senza però alimentare aspettative di un ciclo aggressivo nel 2026 finché l’inflazione nei servizi resta elevata.

Dal punto di vista del trading:

  • Tassi: ulteriore moderazione dei rendimenti a breve dopo il taglio di dicembre, ma rischio di un percorso di easing meno profondo rispetto allo scenario più dovish.
  • Azioni: mix “taglio + crescita” favorevole ai settori dei servizi domestici, con cautela nei comparti più esposti ai dazi.
  • FX: dollaro più debole con la concretizzazione del taglio, ma con un certo supporto relativo vista la crescita USA più solida rispetto ad altre aree.

Alla vigilia dell’ultima riunione Fed del 2025, l’ISM Servizi offre alla banca centrale ciò che voleva vedere: inflazione in calo, mercato del lavoro meno teso, nessun collasso della crescita. Una combinazione che permette di iniziare ad allentare – ma con cautela.

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