L’inizio del 2026 è stato segnato da segnali contrastanti ma interessanti sull’economia statunitense: i principali indicatori di attività economica del settore manifatturiero e dei servizi hanno mostrato performance divergenti, offrendo un quadro più sfaccettato delle dinamiche reali in corso. Gli indici PMI (Purchasing Managers’ Index) pubblicati dall’Institute for Supply Management (ISM) per gennaio 2026 indicano segnali di forza in alcuni segmenti, mentre altri restano in una fase di moderata espansione senza accelerazioni significative.
Il Manufacturing PMI di gennaio 2026 ha registrato un valore di 52,6%, in forte aumento rispetto al 47,9% di dicembre e ben al di sopra delle aspettative di mercato, che indicavano un risultato sotto i 49 punti. Questo livello rappresenta il primo ritorno in territorio di espansione dal mese di gennaio 2025 e il più alto da agosto 2022.
Nel dettaglio, gli indicatori sottostanti mostrano un ampiamente migliorato comparto della domanda e della produzione:

Il miglioramento dei nuovi ordini e della produzione è stato interpretato da molte fonti come in parte legato a effetti post-festività e riordini di magazzino, ma nonostante ciò questi numeri offrono una base solida per considerare che l’attività manifatturiera potrebbe avere centrato un punto di svolta almeno nel breve periodo.
Nel più ampio comparto dei servizi, l’ISM Services PMI ha mantenuto un livello di 53,8% per il secondo mese consecutivo, confermando la sua lunga serie di espansione (19 mesi consecutivi).
Anche qui i sotto-indici mostrano un quadro generalmente positivo:
Un elemento da sottolineare è che tutti i quattro principali sotto-indici rilevanti per il calcolo del Services PMI erano in espansione, sottolineando la solidità relativa del settore rispetto al manifatturiero.

Il quadro complessivo che emerge da questi PMI è in parte più favorevole di quanto previsto dai mercati, soprattutto per il manifatturiero. Per mesi l’attività industriale è rimasta in contrazione, con molte letture sotto i 50 punti, segnalando difficoltà legate a domanda debole, pressioni tariffarie e incertezza commerciale. Tuttavia, il balzo di gennaio ha sorpreso gli analisti, facendo pensare a una possibile debole ripresa dell’attività produttiva, sebbene molti addetti ai lavori restino cauti sull’effettiva sostenibilità di questo rimbalzo.
L’incidenza dei nuovi ordini come driver principale della ripresa suggerisce che il miglioramento non è solo un artefatto statistico, ma riflette una certa ripresa della domanda, anche se parte di essa potrebbe derivare da effetti stagionali post-festivi e riordini di inventario.
A livello di mercati finanziari, dati PMI migliori del previsto spesso spingono verso un rischio di rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, dato che un’attività economica più forte riduce la probabilità di un allentamento monetario nel breve. Questo, nel contesto più ampio, si riflette in un rafforzamento del dollaro e in un moderato sell-off dei Treasury, mentre gli indici azionari possono mostrare reazioni miste a seconda delle aspettative sul costo del capitale e sulle prospettive di crescita globale.
Il quadro dei PMI di gennaio 2026 è senza dubbio più positivo rispetto agli ultimi mesi del 2025, suggerendo che l’economia statunitense mantiene una certa resilienza strutturale, con il settore dei servizi che prosegue la sua espansione e il manifatturiero che mostra segnali di rimbalzo.
Tuttavia, la continuità di questi trend resta incerta. La transizione dalla contrazione alla moderata espansione del settore manifatturiero dovrà essere confermata nei prossimi mesi, mentre il comparto dei servizi, già ampiamente in espansione, dovrà affrontare possibili perturbazioni esterne come pressioni sui prezzi e catene di fornitura globali ancora sotto stress.
In definitiva, questi PMI non cambiano radicalmente la narrazione macro americana, ma offrono segnali incoraggianti che meritano attenzione, soprattutto se confermati da ulteriori dati nei prossimi mesi.