Israele e Libano estendono il cessate il fuoco di tre settimane.
Tuttavia, il contesto resta fragile e altamente incerto.
Il petrolio sopra i 100 dollari continua a guidare i mercati.
Donald Trump ha annunciato una proroga di tre settimane del cessate il fuoco.
L’accordo segue una precedente tregua di 10 giorni.
Tuttavia, gli scontri tra Israele e Hezbollah non si sono mai fermati del tutto.
L’intensità è diminuita, ma il rischio escalation resta elevato.
Il vero punto critico resta lo Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno minacciato interventi diretti contro attività ostili.
Questo passaggio gestisce circa il 20% del flusso globale di petrolio.
Di conseguenza, ogni tensione ha impatti immediati sui prezzi energetici.

Il Brent si mantiene sopra i 105–106 dollari al barile.
Questo riflette un premio al rischio geopolitico ancora elevato.
Le borse europee mostrano debolezza.
Gli investitori stanno prezzando una persistente incertezza.
Allo stesso tempo, i rendimenti obbligazionari restano sostenuti.
Nonostante la tregua, il mercato non prezza una normalizzazione.
La dinamica resta guidata da headline geopolitiche.
Inoltre, i continui attacchi e le violazioni minano la credibilità dell’accordo.
Prezzi energetici elevati alimentano pressioni inflazionistiche.
Questo complica il percorso delle banche centrali.
Di conseguenza, il rischio di uno scenario stagflattivo torna rilevante.
I flussi commerciali stanno già adattandosi.
Singapore sta aumentando l’import di carburante russo.
Questo evidenzia una riallocazione strutturale delle supply chain energetiche.
Il mercato resta in modalità reattiva.
Le variabili chiave sono tre:
• Stabilità reale del cessate il fuoco
• Apertura effettiva dello Stretto di Hormuz
• Evoluzione del prezzo del petrolio
Finché questi elementi restano incerti,
la volatilità rimarrà elevata su tutte le asset class.