L’oro continua a muoversi dentro un contesto macro-finanziario estremamente complesso. Da un lato, l’escalation in Medio Oriente e il nuovo shock energetico hanno riportato al centro del mercato il tema della protezione dal rischio geopolitico e dall’inflazione.
Reuters segnala che il rialzo del petrolio e dei costi energetici sta costringendo molte banche centrali a rivedere al rialzo i rischi inflattivi, con il Fondo Monetario Internazionale che ha avvertito come un prolungato aumento dei prezzi dell’energia possa spingere in alto l’inflazione globale e frenare la crescita.
Dall’altro lato, però, il supporto tipico dell’oro come bene rifugio si è scontrato con un fattore che nelle ultime sedute ha pesato molto di più: il rafforzamento del dollaro e il repricing dei tassi USA.
Reuters riporta che il metallo giallo è avviato verso la terza settimana consecutiva di ribasso, penalizzato da una Federal Reserve giudicata hawkish e da un dollaro ancora elevato. Nello stesso articolo si evidenzia che il prezzo spot dell’oro è rimbalzato tecnicamente, ma resta in calo di oltre il 6% nella settimana e di oltre il 10% dai massimi seguiti allo strike USA-Israele contro l’Iran a fine febbraio.
Questo è il punto centrale da comprendere nella price action attuale: il mercato non sta negando la natura difensiva dell’oro, ma sta temporaneamente dando più peso al costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento in un contesto di dollaro forte e tassi reali ancora elevati.
Reuters sottolinea inoltre che il recente shock energetico ha spinto più in là le aspettative di tagli Fed, mantenendo il quadro monetario sfavorevole per il gold nel breve periodo.
Il nodo principale resta la Federal Reserve. Con il petrolio in forte rialzo e l’inflazione attesa nuovamente sotto pressione, il mercato ha ridimensionato l’idea di un allentamento rapido della banca centrale americana.
Reuters segnala che l’ultimo balzo del greggio ha ulteriormente spinto in avanti le probabilità di un taglio Fed, lasciando il mercato diviso perfino tra scenario di hike e scenario di cut nei prossimi mesi.
Per l’oro, questo significa che la componente di “hedge da crisi” continua a esistere, ma deve fare i conti con un avversario molto forte: il dollaro.
Reuters osserva infatti che il biglietto verde, pur avendo rallentato il rally nelle ultime sedute, resta un rifugio competitivo e un asset favorito dal contesto di rendimenti elevati. In pratica, nella fase attuale una parte dei flussi difensivi si sta indirizzando più verso il cash in dollari che verso il metallo prezioso.
Questo non cancella il valore strutturale dell’oro.
Se il conflitto dovesse intensificarsi ulteriormente, o se lo shock energetico iniziasse a generare instabilità più ampia sui mercati finanziari, il metallo giallo potrebbe tornare rapidamente a essere ricercato in modo più aggressivo. Per ora, però, la price action suggerisce una fase di riassorbimento dopo un lungo movimento rialzista eccessivamente esteso.

Sul grafico Daily l’impianto di fondo resta ancora rialzista. Il mercato arriva da un trend molto forte sviluppato tra la seconda metà del 2025 e l’inizio del 2026, culminato con l’estensione verso l’area 5601, da cui è partita una fase di forte volatilità e successiva correzione.
La struttura primaria non è stata ancora completamente compromessa, ma è evidente che il mercato abbia perso momentum.
Dopo il massimo relativo, l’oro ha costruito una sequenza di massimi più bassi nel breve e ha riportato il prezzo verso una fascia di supporto molto importante compresa tra 4593 e 4385. Al di sopra, resta rilevante l’area 5345, che rappresenta la grande resistenza di struttura, mentre più in alto 5601 rimane il massimo cardine del movimento.
La lettura frattale del Daily è quindi quella di un asset ancora forte nel quadro ampio, ma entrato in una fase correttiva che ha bisogno di stabilizzazione prima di poter riprendere il trend dominante.

Sul grafico H1 il quadro è decisamente più debole.
Qui la price action mostra una struttura ribassista ordinata, con una sequenza di massimi e minimi decrescenti che ha accompagnato la discesa dall’area 5345 fino alla zona dei minimi recenti in area 4507.
Il rimbalzo sviluppato successivamente ha riportato il prezzo verso la fascia 4693–4738, ma per ora si tratta ancora di una reazione tecnica interna a una struttura di breve fragile.
Il livello 4955 rappresenta la vera resistenza di controllo della gamba ribassista più recente, mentre sotto 4507 resta il supporto critico la cui rottura riaprirebbe spazio a un’ulteriore accelerazione al ribasso.
La relazione tra Daily e H1 è abbastanza chiara: il time frame superiore è in correzione dentro un trend di fondo ancora costruttivo, mentre quello inferiore fotografa una fase ancora ribassista nel breve.

Sul time frame M15 emerge una frattalità più costruttiva ma ancora acerba.
Dopo l’affondo che ha portato il prezzo sui minimi in area 4507, il mercato ha costruito un recupero ordinato all’interno di un piccolo canale ascendente.
Questo recupero ha riportato l’oro verso la fascia 4696–4738, dove si collocano le prime resistenze intraday più sensibili.
Il livello 4662 è il primo pivot di brevissimo, mentre sotto restano rilevanti 4605 e soprattutto 4507 come supporti.
Al rialzo, invece, una rottura di 4738 darebbe maggiore continuità al rimbalzo e aprirebbe spazio a una fase di recupero più ampia.La lettura frattale complessiva è quindi la seguente: Daily correttivo ma ancora strutturalmente forte, H1 ribassista di breve, M15 in recupero tecnico.
Lo scenario rialzista richiede una prosecuzione credibile del recupero partito dai minimi recenti.
Il primo segnale costruttivo sarebbe il consolidamento sopra 4693, con successiva rottura di 4738. Solo oltre quest’area il mercato potrebbe provare a estendere verso 4955, livello che sul time frame orario inizierebbe a mettere in discussione la sequenza di massimi decrescenti.
Perché questo scenario si sviluppi con maggiore forza, servirebbe probabilmente un raffreddamento del dollaro oppure una nuova accelerazione del rischio geopolitico tale da riportare flussi più netti verso il metallo giallo.
Lo scenario ribassista resta quello dominante sul breve finché il prezzo non recupera con decisione le prime resistenze.
La perdita di 4662 e soprattutto un ritorno sotto 4605 aumenterebbero il rischio di una nuova gamba discendente verso 4507. Una rottura di quest’ultimo livello riattiverebbe pienamente la pressione ribassista di breve, con il mercato che tornerebbe a scaricare il recente eccesso rialzista del quadro più ampio.
Questo scenario resterebbe coerente con un contesto in cui il dollaro continua a drenare flussi difensivi e i tassi USA restano elevati più a lungo.
L’oro resta un asset strategicamente rilevante in un contesto dominato da guerra, shock energetico e rischio inflattivo, ma la price action delle ultime sedute mostra che nel breve il mercato sta premiando di più il dollaro e il carry rispetto al classico ruolo difensivo del metallo giallo. Reuters evidenzia chiaramente che il combinato tra Fed hawkish, dollaro forte e repricing delle attese sui tassi ha finora prevalso sulla componente rifugio.
Dal punto di vista tecnico, la struttura frattale suggerisce prudenza: il Daily resta ancora inserito in un quadro costruttivo di fondo, ma il breve non ha ancora completato la fase correttiva. La fascia 4662–4738 è ora il vero snodo operativo: sopra si rafforza l’ipotesi di recupero, sotto resta aperto il rischio di un nuovo test dei minimi recenti.