Il recente rafforzamento del dollaro è stato in gran parte alimentato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran che ha spinto gli investitori verso asset percepiti come più sicuri. In queste fasi di incertezza globale, il dollaro tende a beneficiare del suo ruolo di valuta rifugio, attirando flussi di capitale.
Allo stesso tempo, il conflitto ha provocato un forte rialzo dei prezzi del petrolio, riaprendo il tema dell’inflazione energetica negli Stati Uniti. Questo elemento ha complicato il quadro per la Federal Reserve.
Fino a poche settimane fa, il mercato riteneva probabile un ciclo di tagli relativamente ordinato nel corso dell’anno. Tuttavia, l’aumento del petrolio introduce il rischio che la dinamica inflazionistica possa rallentare il processo di disinflazione, costringendo la Fed a rivedere il ritmo dell’allentamento monetario atteso.
Questo scenario si sovrappone a un secondo sviluppo macro importante: l’ultimo report sulle Nonfarm Payrolls, pubblicato venerdì scorso, ha mostrato un rallentamento significativo del mercato del lavoro. La creazione di nuovi posti di lavoro è risultata inferiore alle aspettative, segnalando un raffreddamento della dinamica occupazionale negli Stati Uniti.
Il risultato è una situazione macro complessa:
Questa tensione tra crescita e inflazione mantiene elevata l’incertezza sulle prossime mosse della banca centrale.
Nel caso di USD/JPY, però, il driver strutturale resta il differenziale dei rendimenti tra Stati Uniti e Giappone.
Il Giappone continua infatti a mantenere una politica monetaria molto più accomodante rispetto agli Stati Uniti. Nonostante l’inflazione domestica abbia mostrato segnali di rafforzamento negli ultimi anni, la Bank of Japan mantiene tassi estremamente bassi, lasciando ampio il differenziale con i rendimenti statunitensi.
Finché questo gap rimane significativo, il dollaro tende a mantenere un vantaggio strutturale contro lo yen.
Tuttavia, il mercato monitora anche un fattore cruciale: il rischio di intervento valutario da parte delle autorità giapponesi.
In passato, quando USD/JPY si è avvicinato all’area 160, il Ministero delle Finanze giapponese è intervenuto per contrastare la svalutazione dello yen. Questo rende il livello non solo una resistenza tecnica, ma anche una soglia politicamente sensibile.

Sul timeframe daily, USD/JPY mantiene una struttura rialzista di medio periodo.
Il movimento è caratterizzato da una sequenza di minimi crescenti sostenuta da una trendline ascendente che funge da supporto dinamico.
Dopo la correzione osservata a gennaio, il prezzo ha reagito proprio in prossimità di questa trendline, riprendendo il movimento verso l’alto e tornando in approccio alla zona dei massimi.
Supporti
Resistenze
Area 160 – resistenza principale e area di massimi recenti.
Questo livello coincide con una soglia particolarmente sensibile dal punto di vista macro, poiché in passato ha attirato interventi diretti delle autorità giapponesi.
Scenario A – Nuovo test dell’area 160
Se il dollaro continuerà a beneficiare dei flussi difensivi legati alla geopolitica e se i rendimenti USA resteranno relativamente elevati, USD/JPY potrebbe estendere il movimento verso l’area 160.
In questo scenario:
Tuttavia, proprio in prossimità di questo livello il mercato potrebbe diventare più prudente per il rischio di intervento delle autorità giapponesi.
Scenario B – Correzione verso i supporti
Se invece i rendimenti statunitensi dovessero scendere in seguito ai dati macro più deboli — come suggerito dall’ultimo report NFP — USD/JPY potrebbe incontrare difficoltà a superare i massimi e tornare verso 151.80.
Questo scenario sarebbe coerente con:
Una discesa sotto 151.80 aprirebbe spazio verso 146.41.
USD/JPY si trova in una fase in cui driver macro opposti stanno influenzando il dollaro:
Nel breve periodo, il dollaro continua a beneficiare sia del suo ruolo di valuta rifugio sia del differenziale dei rendimenti rispetto allo yen.
Finché il prezzo rimane sopra la trendline ascendente, il bias tecnico resta costruttivo. Tuttavia, l’avvicinamento all’area 160 rappresenta un punto critico per il mercato, sia dal punto di vista tecnico sia per il possibile intervento delle autorità giapponesi.