
EURAUD arriva a questo passaggio di mercato dopo una discesa molto significativa, con una performance di circa -6,30% negli ultimi tre mesi, segnale di una pressione strutturale che va oltre il semplice movimento tecnico. Il dato più interessante è che questa debolezza dell’euro si è sviluppata anche in un contesto internazionale caratterizzato da crescente avversione al rischio, alimentata dall’escalation in Medio Oriente, dal rialzo del petrolio e dal ritorno di un premio geopolitico sugli asset globali. In teoria, un contesto di risk-off dovrebbe penalizzare soprattutto le valute cicliche; il fatto che l’AUD continui invece a mantenere forza relativa racconta molto della qualità del flusso che sta sostenendo il dollaro australiano.
Sul lato europeo, il quadro resta più fragile. Reuters ha riportato che l’Eurozona è tra le aree più esposte a un eventuale nuovo shock energetico, proprio mentre l’inflazione di febbraio è risalita all’1,9% e la core inflation al 2,4%, complicando ulteriormente il quadro per la crescita e per la politica monetaria. Questo significa che l’euro si trova stretto tra due forze negative: da un lato una crescita non brillante, dall’altro il rischio che il rialzo dell’energia freni ulteriormente il ciclo disinflazionistico. È proprio questa combinazione a spiegare perché la moneta unica stia mostrando una debolezza marcata anche in una fase di mercato teoricamente favorevole alle valute difensive.
L’Australia, al contrario, continua a presentare una narrativa macro più robusta. Secondo Reuters, il PIL del quarto trimestre 2025 è cresciuto dello 0,8% trimestre su trimestre e del 2,6% su base annua, il ritmo più rapido degli ultimi anni, mentre l’inflazione di gennaio è salita al 3,8% e il tasso di disoccupazione è rimasto contenuto al 4,1%. Anche se i consumi interni restano prudenti, il messaggio di fondo è chiaro: l’economia australiana continua a reggere e questo lascia alla RBA margine per mantenere un’impostazione aggressiva.
La divergenza tra le due banche centrali è oggi uno dei fattori centrali per leggere il cross. La Reserve Bank of Australia ha alzato il cash rate al 3,85% nella riunione del 3 febbraio 2026, mentre la governatrice Michele Bullock ha ribadito che la stretta di febbraio è stata giustificata da dati ancora solidi su inflazione e mercato del lavoro, sottolineando anche i rischi inflattivi legati al Medio Oriente e all’energia. In altre parole, la RBA resta una delle banche centrali più aggressive tra quelle dei paesi sviluppati, e questo continua a offrire supporto strutturale all’AUD.
La Banca Centrale Europea, invece, ha lasciato invariati i tassi nella riunione del 5 febbraio 2026, ribadendo che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi nel medio termine ma riconoscendo un contesto globale ancora complesso. Tuttavia, proprio il recente rialzo dell’energia e il deterioramento del quadro geopolitico stanno rendendo più difficile la lettura del ciclo europeo. Reuters segnala che diverse case d’investimento stanno rivedendo al rialzo i rischi inflattivi per l’Eurozona e ridimensionando le aspettative di allentamento, ma questo non si sta traducendo in una vera forza dell’euro, perché il mercato continua a percepire la moneta unica come esposta a un mix scomodo di energia cara, crescita debole e fragilità industriale.
Anche il COT Report si sta allineando a questa lettura. Nel report CFTC “Legacy Futures Only” del 24 febbraio 2026, il dollaro australiano mostra posizioni non-commercial net long pari a 52.644 contratti, ottenute da 121.661 long contro 69.017 short. Sull’euro, invece, le posizioni non-commercial restano ancora nette long, ma la variazione settimanale evidenzia una forte riduzione delle posizioni lunghe: i long sono scesi di 16.676 contratti, mentre gli short sono aumentati di 948 contratti. Questo suggerisce che sul comparto euro stiano prevalendo ricoperture e alleggerimenti, dinamica coerente con l’idea di un mercato che sta perdendo fiducia strutturale sulla moneta unica e che lascia aperto spazio a nuovi scenari ribassisti sul cross.
Dal punto di vista del differenziale tassi, il vantaggio resta orientato verso l’Australia. In termini operativi questo implica che, salvo variazioni specifiche del broker o della curva forward, il contesto di carry tende a essere più favorevole a posizionamenti coerenti con la forza relativa dell’AUD rispetto all’euro. È un elemento da non trascurare, perché in un trend già ben direzionato il differenziale monetario può continuare a rafforzare la persistenza del movimento.

Sul grafico Daily la struttura di EURAUD resta chiaramente ribassista. Il mercato ha costruito negli ultimi mesi una sequenza ordinata di massimi e minimi decrescenti, accompagnata da una dinamica di prezzo costantemente sotto la media principale e inserita in un canale inclinato verso il basso. La rottura delle aree intermedie di equilibrio ha accelerato il movimento e ha portato il cross su nuovi minimi relativi, senza che finora sia emersa una vera reazione di inversione.
L’area 1.7578 rappresenta la grande resistenza di struttura, ossia il livello da cui il mercato ha progressivamente cambiato assetto passando da una fase più laterale a una pressione ribassista sempre più ordinata. Più in basso, la zona 1.7099 ha agito come snodo intermedio prima dell’ulteriore accelerazione, mentre 1.6719 è stata una tappa importante nel processo di discesa. Oggi il prezzo si trova in prossimità di 1.6494, area di minimo recente e supporto attuale del movimento.
La lettura frattale del Daily è quindi piuttosto netta: il cross non è semplicemente in debolezza, ma dentro una struttura di trend ben definita, in cui ogni recupero ha finora assunto natura correttiva.

Sul grafico H2 la frattalità della discesa appare ancora più evidente. Dopo l’ultimo impulso ribassista, il mercato ha provato un rimbalzo tecnico che ha riportato i prezzi verso la fascia 1.6560–1.6595, area in cui convergono resistenze dinamiche e livelli statici già testati in precedenza. Il movimento di recupero, però, non ha modificato la struttura di fondo: il prezzo è rimasto sotto la media principale di riferimento e sotto la trendline discendente che governa il quadro di breve.
I livelli da osservare ora sono molto chiari. 1.6563–1.6595 è la prima area di resistenza e coincide con il bordo superiore della reazione correttiva. Sopra questa fascia, il mercato troverebbe una barriera più importante in prossimità di 1.6755, livello che sul Daily riporterebbe il cross dentro una zona di riequilibrio più ampia. Al ribasso, 1.6494 resta il primo supporto di breve, mentre la perdita dei minimi recenti riaprirebbe spazio a una prosecuzione del trend.
La coerenza tra i due time frame è quindi elevata: sul Daily domina il ribasso strutturale, mentre sull’H2 i rimbalzi appaiono al momento come semplici fasi di respiro all’interno della tendenza principale.
Lo scenario rialzista richiede un cambiamento più sostanziale di quanto visto finora. Un primo segnale di alleggerimento della pressione ribassista arriverebbe con un recupero stabile sopra 1.6563–1.6595. Solo un’estensione sopra 1.6719 inizierebbe però a modificare davvero la lettura del trend, aprendo la strada a un test più ambizioso verso 1.7099. Fino a quel momento, ogni rimbalzo resta tecnicamente fragile e più vicino a una correzione che a una vera inversione.
Lo scenario ribassista resta quello dominante. La mancata riconquista delle resistenze di breve e una nuova rottura sotto 1.6494 confermerebbero la continuazione della tendenza principale. In quel caso il mercato entrerebbe nuovamente in fase di estensione, con il rischio di vedere una prosecuzione del movimento in assenza di supporti significativi di breve immediatamente sotto i minimi attuali. La struttura complessiva continuerebbe così a premiare il trend dominante, coerentemente con la forza relativa dell’AUD e con la debolezza di fondo dell’euro.
EURAUD resta uno dei cross più interessanti del momento proprio perché mette in luce una dinamica non banale: il dollaro australiano continua a dominare la scena forex nonostante il contesto geopolitico sia teoricamente ostile alle valute cicliche, mentre la debolezza dell’euro segnala un problema più profondo di fiducia sulla tenuta relativa della moneta unica. La narrativa macro, la divergenza tra RBA ed ECB e il posizionamento degli istituzionali stanno andando nella stessa direzione.
Dal punto di vista tecnico, la struttura frattale rimane chiaramente ribassista: il Daily conferma il trend principale, mentre l’H2 mostra rimbalzi che al momento non hanno ancora la forza per cambiare il quadro. Finché il cross resterà sotto le principali resistenze di breve e di struttura, il bias continuerà a favorire nuovi sviluppi al ribasso.