Il cross EUR/USD resta uno degli asset più monitorati dai trader globali, ma i movimenti recenti non vanno letti solo in chiave euro-centrica. È il dollaro USA, infatti, a mostrare segnali di vulnerabilità strutturale. Ecco cosa ci raccontano i dati di lungo periodo.
Dal 1999 a oggi, la quota del dollaro nelle riserve valutarie globali è scesa dal 71% al 58% (Grafico 1). Questo calo non è solo una questione di flussi di portafoglio, ma riflette un cambiamento profondo nella strategia di allocazione delle riserve da parte delle banche centrali. Il turning point si è avuto nel 2022, con le sanzioni imposte alla Russia e il congelamento di una parte significativa delle sue riserve in dollari. L’evento ha agito da catalizzatore, spingendo molte banche centrali — soprattutto nei mercati emergenti — a diversificare verso valute alternative, come il renminbi cinese o valute di Paesi non allineati geostrategicamente.

Un secondo elemento chiave per comprendere la dinamica ribassista del dollaro è il premio per il rischio relativo. Secondo SG, è possibile misurare la percezione di rischio economico legata agli USA attraverso il differenziale di rendimento tra i Treasury decennali americani e i bond omologhi di altri Paesi AAA (Svizzera, Germania, Canada…).
Il risultato? Una forte correlazione inversa tra risk premium USA e peso del dollaro nelle riserve mondiali. Quando lo spread si riduce o si annulla — segnalando una minore attrattività relativa dei Treasury — il dollaro tende a perdere quota come valuta di riserva (Grafico 2). È un indicatore sottile ma estremamente potente, perché mostra come le scelte di portafoglio delle banche centrali siano guidate anche da fattori qualitativi, non solo da rendimenti nominali.

EUR/USD: cosa aspettarsi nel medio periodo?
La forza dell’euro nel medio periodo non dipende solo dalla BCE o dai fondamentali macro dell’Eurozona, ma si inserisce in un contesto più ampio di progressiva perdita di centralità del dollaro. Se la tendenza alla de-dollarizzazione dovesse proseguire — spinta da tensioni geopolitiche, evoluzione multipolare dei mercati e minore affidabilità percepita degli asset

Il quadro tecnico di EUR/USD appare costruttivo nel medio termine. A partire dal minimo segnato a maggio 2023 in area 1,0540, il cambio ha avviato un percorso di progressivo rafforzamento, delineando una sequenza di massimi e minimi crescenti sul grafico daily che conferma la presenza di un trend rialzista strutturato.
Le medie mobili esponenziali offrono ulteriori conferme: la EMA a 21 periodi (attualmente in area 1,1565) si è dimostrata un solido supporto dinamico, mentre la EMA a 100 periodi, in risalita verso quota 1,1235, riflette un bias positivo sul medio periodo.
L’azione dei prezzi ha visto un’accelerazione significativa alla fine di maggio, con la rottura dell’area 1,1680–1,1700 che ha aperto la strada a un allungo verso 1,1787, massimo più recente. Il successivo ritracciamento — fisiologico dopo l’estensione — si è arrestato nei pressi di 1,1615, dove convergono il punto di controllo (POC) settimanale e la 21 EMA, rafforzando così l’importanza di quest’area come supporto chiave.
Dal punto di vista volumetrico, il Volume Profile annuale evidenzia una zona di alta densità transattiva (High Value Area) tra 1,0995 e 1,1150, che rappresenta la base di accumulo di lungo periodo. Due Low Volume Nodes (LVN) rilevanti si segnalano in area 1,1540–1,1600 e 1,1680–1,1700: il primo ha funzionato da zona di rapido passaggio dei prezzi, ora tornata a supporto, mentre il secondo — ex resistenza — è oggi una soglia critica da difendere.
A livello intraday, il POC Daily resta concentrato nei pressi di 1,1695, a conferma della centralità di quest’area come equilibrio a breve termine. Il breakout oltre 1,1700 ha lasciato dietro di sé un “vuoto volumetrico” che il mercato sta parzialmente colmando nel corso delle sedute recenti.
Interessante anche l’analisi dell’istogramma dei volumi: la salita dei prezzi a inizio giugno è stata accompagnata da volumi in progressivo aumento, mentre i successivi ritracciamenti hanno registrato una contrazione delle contrattazioni, suggerendo la presenza di semplici pullback fisiologici in un trend attivo, piuttosto che segnali di inversione.
Finché il cambio si mantiene sopra la 21 EMA daily (1,1565) e soprattutto sopra il POC settimanale in area 1,1680–1,1700, resta valido un approccio costruttivo. Un’opportunità interessante potrebbe essere un rimbalzo intraday verso 1,1670–1,1680, con obiettivi a 1,1787 e successivamente a 1,1850, mantenendo uno stop iniziale sotto 1,1615.
In caso di rottura netta di 1,1565 e della fascia volumetrica 1,1540, potrebbe aprirsi una fase correttiva più profonda, con target in area 1,1400–1,1420, storicamente significativa sotto il profilo volumetrico. In tale scenario, si suggerisce uno stop tecnico sopra 1,1600.
Qualora il prezzo si muovesse lateralmente tra 1,1680 e 1,1787, potrebbe risultare profittevole adottare un approccio di tipo range: acquisti tattici sul supporto e prese di beneficio in prossimità della resistenza, sempre con stop ravvicinati per contenere il rischio.

L’analisi stagionale del Dollar Index (DXY) dal 2020 al 2024 rivela schemi ricorrenti e divergenze significative, utili per comprendere la dinamica di fondo del dollaro USA nel corso dell’anno. Osservando le cinque curve annuali, emergono indicazioni interessanti in ottica macro-valutaria.
Il comportamento ribassista nel 2025 rompe la stagionalità storica del dollaro, che tendeva a rafforzarsi nel secondo trimestre.
Le forti divergenze tra 2022 (molto rialzista) e 2025 (fortemente ribassista) evidenziano un possibile cambiamento strutturale nella domanda globale di USD, coerente con il calo della sua quota nelle riserve valutarie mondiali.
La ripetuta debolezza nei mesi estivi (giugno-agosto) è una costante in più anni, e potrebbe rafforzarsi se le pressioni sul Treasury americano e il rischio geopolitico continuano a incidere sulle scelte di diversificazione valutaria.
Il quadro che emerge è chiaro: la debolezza del dollaro USA non è un evento ciclico, ma una tendenza strutturale che si manifesta su più fronti, dalle dinamiche di riserva valutarie internazionali ai differenziali di rendimento, fino al deterioramento della stagionalità storica. Il progressivo spostamento delle banche centrali verso valute alternative, combinato con un rischio percepito in aumento sull’economia americana, contribuisce a ridurre l’appeal globale del biglietto verde.
In questo contesto, l’EUR/USD non è semplicemente guidato dalla forza dell’euro, ma piuttosto dalla perdita di dominanza del dollaro. La struttura tecnica e volumetrica del cambio conferma un’impostazione costruttiva, mentre il comportamento stagionale del Dollar Index suggerisce che il mercato stia scontando un nuovo equilibrio valutario a livello globale.
Per i trader e gli investitori, questo scenario richiede un approccio consapevole: comprendere le cause profonde di un trend valutario permette di costruire strategie più solide nel medio-lungo periodo, riducendo la dipendenza da segnali temporanei e puntando su dinamiche di fondo più durature.
Buon Trading
Salvatore Bilotta