CAD/JPY continua a essere uno dei cross più sensibili all’intreccio tra materie prime, politica monetaria e avversione al rischio.
Nelle ultime settimane il quadro macro è stato dominato dal conflitto in Medio Oriente: Reuters segnala che il mercato continua a oscillare tra speranze di de-escalation e timori di nuove interruzioni sull’offerta.
Questo contesto tende, almeno in prima battuta, a favorire il dollaro canadese, che beneficia del profilo energetico del Paese, ma al tempo stesso rafforza anche la domanda difensiva di yen quando il mercato entra in modalità risk-off.
Il Canada resta infatti una delle economie del G10 più direttamente esposte al prezzo del greggio.
Reuters riporta che l’infrastruttura energetica canadese continua a espandersi e che il mercato si aspetta una crescita significativa dei flussi di greggio verso la costa del Golfo statunitense nei prossimi anni.
Tuttavia, la reazione del CAD non è lineare: nella seduta del 23 marzo la valuta canadese è rimbalzata dopo un minimo di due mesi, sostenuta più dal miglioramento temporaneo del sentiment globale che dal petrolio, che nello stesso giorno aveva perso oltre il 10%.
Questo ci dice che, nel breve, anche per il CAD il fattore dominante non è solo l’oil, ma la combinazione tra aspettative di tassi, propensione al rischio e direzione del dollaro USA.
Per lo yen la logica è diversa.
Reuters evidenzia che il Giappone resta uno dei Paesi più esposti alla crisi energetica asiatica, tanto da aver annunciato il rilascio di scorte petrolifere strategiche e da aver ribadito che gli sforzi attuali per stabilizzare l’offerta non sono ancora sufficienti.
Eppure, nonostante il danno economico da oil shock, lo yen continua a ricevere attenzione come valuta rifugio, soprattutto nei momenti in cui il mercato teme che l’instabilità regionale possa protrarsi.
È proprio questa tensione tra CAD “petrolifero” e JPY “difensivo” che sta rendendo la price action del cross più nervosa.
Sul fronte monetario, il differenziale tassi continua a favorire il dollaro canadese.
Reuters riporta che i money market hanno aumentato in modo significativo le aspettative di rialzo per la Bank of Canada nel 2026, arrivando a prezzare 75 punti base complessivi entro fine anno, con una probabilità di rialzo alla prossima riunione salita sopra il 20%.
La BoC mantiene il tasso al 2,25% da ottobre 2025, ma il messaggio di Tiff Macklem è stato chiaro: se lo shock energetico dovesse trasformarsi in inflazione persistente, la banca centrale non permetterà che la dinamica si diffonda al resto dell’economia.
La Bank of Japan, invece, si trova in una posizione più sfumata.
Reuters segnala che l’inflazione core giapponese di febbraio è scesa all’1,6%, sotto il target del 2%, ma che una misura più pulita dell’inflazione, al netto sia del food sia del fuel, è salita al 2,5%, mantenendo viva la narrativa di una normalizzazione graduale.
Ueda ha inoltre ribadito proprio oggi che l’inflazione di fondo dovrebbe accelerare gradualmente, sostenuta da salari e pricing power, anche se l’introduzione di nuovi membri più accomodanti nel board potrebbe rendere il percorso meno lineare di quanto il mercato immaginasse solo poche settimane fa.
In sintesi, il differenziale tassi resta ancora a favore del CAD, ma il Giappone non è più percepito come completamente fermo sul piano monetario.
Dal punto di vista operativo, questo significa che il carry continua in generale a favorire posizionamenti coerenti con la forza del CAD contro JPY, ma con una qualità del flusso meno “pulita” rispetto al passato.
Se il mercato torna a prezzare più rialzi BoJ o una fase più intensa di avversione al rischio, il vantaggio di rendimento canadese può essere rapidamente compensato dalla domanda di yen.

Sul grafico Daily la struttura di fondo di CAD/JPY resta ancora rialzista.
Dopo aver costruito una base importante in area 101,31, il cross ha sviluppato una sequenza ordinata di massimi e minimi crescenti, sostenuta da una trendline ascendente di medio periodo e da una media principale che continua a inclinarsi positivamente.
L’impulso si è esteso fino alla fascia 116,19–116,97, dove il mercato ha iniziato a rallentare.
In questo quadro, 115,09 rappresenta il primo supporto di struttura di breve-medio periodo, mentre 111,76 è il supporto più importante per preservare la lettura rialzista di fondo.
Sopra, l’area 116,97 resta la resistenza cardine che separa il trend in accelerazione da una fase di semplice consolidamento.
Più in basso, 108,74 resta il supporto intermedio che definisce il cuore dell’ultima gamba rialzista.
La lettura del Daily è quindi ancora costruttiva, ma con segnali evidenti di distribuzione nella parte alta del movimento.

Sul time frame H1 la dinamica è molto più fragile.
Dopo il test della fascia 117,09, il prezzo ha costruito una sequenza di massimi decrescenti e si è inserito in una struttura correttiva che ha riportato il cross verso l’area 115,74–115,84.
Il movimento recente mostra un mercato che sta perdendo momentum e che, pur senza invalidare ancora il quadro Daily, non sta più producendo minimi crescenti puliti sul breve.
In questa fase, 116,50 rappresenta la prima resistenza rilevante: è il livello che il mercato dovrebbe recuperare per riaprire spazio verso i massimi recenti.
Sotto, 115,74 è il primo supporto di equilibrio, mentre 114,77 è il vero supporto chiave di breve, la cui rottura allargherebbe la correzione anche sul quadro superiore.
La relazione frattale tra Daily e H1 è chiara: il Daily è ancora rialzista, ma l’H1 sta correggendo e mette sotto pressione la qualità della tendenza.

Sul grafico M15 la pressione ribassista di brevissimo è ancora più evidente.
Il prezzo si è mosso in una struttura di compressione-discendente sotto 115,75, con una serie di rimbalzi deboli e incapaci, finora, di ripristinare una sequenza di minimi crescenti.
L’area 115,50 è la prima resistenza intraday, seguita da 115,75, mentre sul lato inferiore 115,20 è il supporto immediato e 114,77 il livello che cambierebbe nettamente il tono del quadro di breve.
La lettura frattale complessiva è quindi ordinata: Daily ancora costruttivo, H1 correttivo, M15 ancora debole.
Questo significa che il mercato si trova in una classica fase di test del trend di fondo: se i supporti terranno, il Daily potrà assorbire la correzione; se cederanno, il quadro si deteriorerà più rapidamente.
Lo scenario rialzista resta credibile finché il mercato difende la fascia 115,09–114,77.
Un primo segnale costruttivo arriverebbe con il recupero di 115,75, ma solo sopra 116,50 il cross potrebbe riaprire davvero spazio verso 116,97 e, in estensione, verso nuovi massimi relativi.
In questo scenario il mercato tornerebbe a privilegiare il differenziale tassi a favore del Canada e la narrativa energetica favorevole al CAD.
Lo scenario ribassista diventerebbe invece più solido con una perdita di 115,09 seguita da una rottura di 114,77.
In quel caso la correzione di breve assumerebbe una dimensione più ampia e il mercato potrebbe puntare verso 111,76, mettendo seriamente alla prova la struttura rialzista del Daily.
Un simile sviluppo sarebbe coerente con un ritorno deciso dei flussi difensivi verso lo yen o con un ridimensionamento della narrativa hawkish sulla BoC.
CAD/JPY resta un cross tecnicamente interessante perché sintetizza due forze opposte ma entrambe molto forti: da un lato la resilienza del dollaro canadese, sostenuta da energia e aspettative BoC meno accomodanti; dall’altro il ritorno dello yen come valuta rifugio e come potenziale beneficiario di una BoJ meno immobile del passato.
Sul piano macro, il conflitto in Medio Oriente e la volatilità del petrolio continuano a essere il motore principale della price action.
Dal punto di vista frattale, il Daily mantiene ancora un’impostazione costruttiva, ma i frame inferiori mostrano una correzione in atto che non può essere sottovalutata.
La fascia 114,77–115,75 è oggi il vero snodo del cross: sopra, il mercato può ancora tentare di ricostruire il trend rialzista; sotto, aumenterebbe in modo sensibile il rischio di una correzione più profonda.