I mercati asiatici hanno registrato una forte ondata di vendite, con la Corea del Sud al centro del ribasso, mentre l’escalation delle tensioni in Medio Oriente ha innescato un diffuso clima di “risk-off” in tutta la regione. Il Kospi ha chiuso in calo del 12,1% a 5.093,54 punti, segnando la peggior seduta della sua storia.
La Korea Exchange ha temporaneamente sospeso le contrattazioni dopo l’attivazione dei circuit breaker, mentre il Kosdaq, a forte componente tecnologica, ha perso quasi il 14%. In sole due sedute l’indice ha ceduto oltre 18%, evidenziando la rapidità e l’intensità del movimento.
Il ribasso assume maggiore rilievo considerando che il mercato sudcoreano era stato tra i migliori performer dell’ultimo anno, con un rally superiore al 75%, trainato in larga parte dai titoli legati ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale. Samsung Electronics ha perso l’11,7%, mentre SK Hynix ha lasciato sul terreno il 9,6%.
Le vendite si sono estese a tutta la regione. Il Nikkei 225 giapponese è sceso del 3,6% a 54.245,54 punti, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha perso circa il 2% a 25.249,48 punti. Lo Shanghai Composite ha ceduto circa l’1%, l’S&P/ASX 200 australiano l’1,9% e il Taiex di Taiwan oltre il 4%.
Il principale canale di trasmissione dello shock è quello energetico. Il petrolio ha registrato un forte rialzo in risposta ai timori di interruzioni nel traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Il greggio WTI ha superato i 77 dollari al barile, in rialzo di oltre il 3%, mentre il Brent si è portato sopra gli 84 dollari, in aumento di circa il 3,7% nella giornata e di circa il 15% dall’inizio delle ostilità. Le economie asiatiche, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, risultano particolarmente vulnerabili a simili shock.
Anche le altre asset class hanno riflesso un chiaro clima di avversione al rischio. A Wall Street l’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,9%, il Dow Jones dello 0,8% e il Nasdaq dell’1%.
L’oro è salito di circa 1,2%, mentre l’argento ha guadagnato il 2,6%, evidenziando la ricerca di beni rifugio.
Il dollaro si è rafforzato, mentre il won sudcoreano ha toccato i minimi da 17 anni.
I mercati obbligazionari hanno inizialmente beneficiato di flussi difensivi, ma il rialzo del petrolio ha riacceso le preoccupazioni inflazionistiche. Gli investitori stanno rivalutando la tempistica dei possibili tagli dei tassi, in particolare negli Stati Uniti, dove uno shock energetico persistente potrebbe ritardare l’allentamento monetario.
La Corea del Sud, con importazioni nette di petrolio pari a circa il 2,7% del PIL, risulta particolarmente esposta. In un mercato caratterizzato da elevata partecipazione retail e forte concentrazione su pochi titoli, la volatilità può amplificarsi rapidamente in presenza di shock esterni.
Nel complesso, il selloff APAC evidenzia come il rischio geopolitico possa propagarsi rapidamente dall’energia agli asset finanziari globali. Finché le tensioni rimarranno elevate e i prezzi del petrolio sotto pressione rialzista, la volatilità resterà un elemento dominante per i mercati regionali.