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George Nikolaides
Analisi | Luglio 14, 2025

Analisi Settimanale: XUS500, XUS30 e XGER40

Market movers

Settimana intensa per i mercati globali, tra dati macro cruciali, earnings di peso e tensioni geopolitiche persistenti. Negli Stati Uniti, fari puntati su una sequenza di pubblicazioni chiave: martedì tocca al CPI di giugno, atteso in lieve rialzo mensile (+0,3%) ma in decelerazione su base annua, seguito mercoledì dal PPI, termometro dei prezzi alla produzione. Giovedì arriva il dato più atteso: le Retail Sales, previste piatte o in modesto aumento, utili per capire se i consumi stanno davvero rallentando o restano resilienti.

Venerdì si chiude con il Sentiment del Michigan, insieme ai dati su housing starts e permessi di costruzione, utili per leggere lo stato dell’immobiliare. Durante la settimana parleranno diversi membri della Fed, tra cui Bowman, Barr, Collins, Logan e Williams: ogni parola sarà soppesata in ottica taglio tassi a settembre. Intanto i Treasury a 2 anni scontano quasi due tagli entro fine anno, ma un dato forte potrebbe farli rimbalzare.

La stagione delle trimestrali entra nel vivo: martedì spazio a Goldman Sachs, Morgan Stanley e Netflix, seguiti da Tesla (mercoledì), ASML e Taiwan Semi (giovedì). Attese elevate soprattutto sui nomi legati all’AI e alla crescita tecnologica, ma con il rischio concreto di delusioni nella guidance.

In Europa, mercoledì sarà pubblicato il dato finale sull’inflazione di giugno: se il core CPI dovesse confermarsi rigido, aumenterebbero le pressioni su Lagarde per mantenere un tono hawkish. A livello societario, focus su SAP, Novartis, Ericsson e sul comparto bancario europeo, chiamato a fare i conti con nuove regole sul capitale. Occhio anche allo spread core-periferia, che potrebbe ampliarsi in caso di sorprese inflazionistiche.

In Asia, lunedì esce il PIL cinese del secondo trimestre: le attese sono deboli, con consumi ancora fiacchi nonostante i mini-stimoli. Se i numeri dovessero deludere, potremmo assistere a un repricing sulle commodity e una nuova pressione sullo yuan. Intanto restano alte le tensioni nel Mar Cinese Meridionale, con manovre militari USA e alleati, mentre Pechino intensifica le attività su Taiwan.

Valutario e materie prime: il dollaro resta sotto pressione dopo il CPI, ma potrebbe trovare sostegno da dati forti o escalation geopolitiche. Oro e yen tengono bene come asset difensivi. Il petrolio si muove in laterale, ma il rischio geopolitico resta un potenziale detonatore.

Analisi settimanale dei mercati: focus su S&P 500, scenari operativi per DAX e Dow Jones

Aprile ha segnato un potenziale punto di svolta per i mercati, con un bottom rilevante subito dopo la settimana di Pasqua. Da quel momento, gli indici hanno mostrato segnali di resilienza, pur all’interno di un contesto caratterizzato da elevata incertezza. La volatilità, infatti, continua a rappresentare l’elemento dominante, alimentata da fattori macroeconomici e geopolitici ancora instabili e difficili da prevedere.

L’inizio di maggio è stato accompagnato da un’attesa significativa per le indicazioni della Federal Reserve. Tuttavia, i messaggi provenienti da Powell e dagli altri membri del FOMC si sono rivelati meno incisivi del previsto, generando un impatto limitato sugli asset di rischio. I mercati hanno interpretato il tono della banca centrale come attendista, con una Fed ancora cauta sul fronte dei tagli dei tassi, data la persistenza di pressioni inflazionistiche in alcuni settori chiave.

Con l’avvicinarsi della fine di maggio, è tornata una certa pressione sui listini. Gli indici principali — tra cui S&P 500 e Nasdaq — hanno testato nuovamente i livelli prossimi ai massimi storici, ma senza la forza necessaria per consolidarli. Questo ha riaperto la porta a nuove fasi di consolidamento e correzione tecnica, in assenza di catalizzatori sufficienti a sostenere un breakout duraturo.

Nel mese di giugno, i mercati hanno oscillato tra fasi di ottimismo e momenti di cautela. Nella prima metà del mese, si è assistito a un rallentamento degli acquisti, influenzato dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche e dall’inasprimento della retorica commerciale statunitense. Gli investitori hanno mostrato segnali di rotazione settoriale, con prese di profitto sui titoli growth e un parziale ritorno verso comparti difensivi come utilities e beni di consumo primario.

Tuttavia, dalla seconda metà di giugno, la distensione sul fronte internazionale e il raffreddamento delle minacce commerciali hanno riacceso l’entusiasmo degli operatori. Gli indici americani hanno aggiornato i massimi storici, spinti soprattutto dal rinnovato interesse verso i titoli tecnologici, tornati in auge grazie agli acquisti dei retail. I listini europei, pur mostrando segnali di recupero, restano ancora leggermente indietro in termini di performance rispetto ai corrispettivi statunitensi.

A dominare la scena politica resta Donald Trump, che continua a rappresentare uno dei principali catalizzatori per i mercati globali. Dopo aver già influenzato le dinamiche di aprile con l’annuncio di nuovi dazi commerciali, è sempre più probabile che continui a condizionare il sentiment degli investitori nei mesi estivi. Le sue proposte fiscali aggressive, combinate con una narrativa protezionistica, aumentano l’incertezza in vista delle elezioni presidenziali, introducendo potenziali scenari di volatilità politica e nuove tensioni sui mercati internazionali.

Luglio si è aperto con una nuova escalation commerciale, culminata nell’annuncio di dazi del 50% sulle importazioni di rame e di potenziali tariffe fino al 200% su alcuni farmaci importati, in nome della “sicurezza nazionale”. Questi interventi alimentano il timore di nuove distorsioni nelle catene di approvvigionamento e accentuano la volatilità sui mercati delle materie prime, già sotto pressione per il rischio geopolitico.

In parallelo, è iniziata la stagione degli utili. Gli operatori stanno valutando con attenzione i risultati trimestrali, in particolare dei grandi nomi tech, per capire se i multipli elevati siano effettivamente giustificati da una crescita degli utili. Finora, le prime trimestrali hanno confermato la tenuta di alcuni settori, ma la selettività resta elevata.
I mercati, nel complesso, continuano a salire — ma su un equilibrio fragile. La volatilità implicita resta su livelli insolitamente bassi, mentre l’eccessiva fiducia in un “soft landing” globale potrebbe essere messa alla prova da qualsiasi shock esterno. Gli operatori sembrano ancora disposti a comprare sulle correzioni, ma senza la convinzione di inizio anno. In questo contesto, ogni nuovo dato macro, dichiarazione politica o earnings di rilievo può agire da innesco per rapide rotazioni o fasi di presa di profitto.

Evoluzione dell’S&P 500 (2024–2025): dal crollo estivo al recupero primaverile

L’indice S&P 500 ha attraversato un periodo estremamente volatile a partire dal 5 agosto 2024, quando un improvviso crollo — causato da eccessi di posizionamento e tensioni sullo yen — ha innescato una correzione di circa il 10% dai massimi storici.

Il 16 agosto 2024, un setup tecnico ha segnato l’inizio di un rimbalzo significativo, sostenuto da acquisti diffusi da parte di investitori retail e fondi istituzionali, che ha portato l’indice a chiudere a 5650 punti.

Tuttavia, a inizio settembre 2024, i mercati sono tornati sotto pressione: dati macroeconomici deludenti e l’attesa per un possibile taglio dei tassi hanno contribuito a una perdita settimanale di oltre il 4%, con chiusura a 5403 punti.

Il successivo taglio dei tassi da parte della Fed ha innescato una nuova fase rialzista. L’indice ha superato la resistenza chiave 5645–5665, segnando nuovi massimi storici in area 5785 a fine settembre 2024. Dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione il 10 ottobre 2024, l’S&P 500 ha raggiunto quota 5870, aggiornata il 17 ottobre 2024 a 5927.

Da quel momento in poi, l’indice si è mosso all’interno di un range ristretto, con alta volatilità. L’elezione di Donald Trump a novembre 2024 ha rappresentato un catalizzatore importante: l’S&P 500 ha superato quota 6000, toccando un massimo a 6040 l’11 novembre 2024 e proseguendo fino a 6110 il 6 dicembre 2024.

Le dichiarazioni del presidente della Fed, Jerome Powell, il 18 dicembre 2024 hanno causato una correzione superiore al 3%, con prese di profitto e riaggiustamenti di portafoglio in vista della fine dell’anno.
A fine gennaio 2025, l’indice ha tentato nuovi massimi, ma ha chiuso a 6065 punti a causa dell’annuncio di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump. A metà febbraio 2025, si è consolidato nella fascia 6134–6148, per poi aggiornare i massimi storici il 19 febbraio 2025 in area 6166.

Tuttavia, un violento sell-off a fine febbraio ha riportato i prezzi a 5958 punti, dopo un minimo intermedio a 5845. A metà marzo 2025, si è registrata una correzione completa del 10% dai massimi, con l’indice che si è avvicinato alla soglia dei 5500 punti. Il rimbalzo successivo ha condotto i prezzi verso la resistenza a 5831, prima di una nuova discesa che ha portato la chiusura mensile in prossimità dei minimi del 13 marzo 2025, a 5602.

La perdita del supporto tecnico in area 5500 ha aperto la strada a nuovi minimi annuali: l’indice ha toccato quota 4840 a inizio aprile 2025, per poi recuperare e chiudere venerdì 11 aprile 2025 in area 5400. Questo recupero è stato sostenuto da segnali distensivi provenienti dalla Casa Bianca e dall’abbondante liquidità globale.

A fine aprile 2025, i mercati hanno ripreso il trend rialzista, con l’S&P 500 che ha chiuso venerdì 25 aprile intorno a 5500. Nei primi giorni di maggio 2025, l’indice ha recuperato i livelli del 2 aprile, raggiungendo un massimo in area 5725. Da quel momento è iniziata una lenta ma costante risalita, che ha portato l’indice a sfiorare nuovamente i 6000 punti la scorsa settimana.

Tuttavia, venerdì 23 maggio 2025, si è registrata una nuova fase di prese di beneficio, con l’S&P 500 che ha chiuso in calo in area 5814.

A metà giugno, l’indice S&P 500 ha rivisitato i minimi di febbraio, spingendosi fino all’area 6074 in occasione della pubblicazione del dato CPI. Tuttavia, ha successivamente ritracciato, chiudendo la settimana scorsa in area 5978. Dopo le scadenze tecniche trimestrali, l’indice ha registrato la rottura dei massimi storici nell’ultima settimana di giugno, chiudendo la seduta di venerdì 27 in area 6.220 punti. Un segnale di forza che conferma la prevalenza dei compratori e il consolidamento del trend rialzista in atto.

La forza rialzista prosegue anche nel mese di luglio, con l’indice che, pur faticando, continua a spingersi verso l’alto e raggiunge un nuovo massimo nella seconda settimana del mese, toccando l’area 6334.

Mappa dei Supporti – Analisi Strutturale e Operativa

La zona di controllo principale per il trend in atto si colloca tra 6.234 e 6.188, livello che ha funzionato da area di supporto nelle ultime sedute. Al di sotto, emergono nuovi supporti tecnici a 6.181 e 6.161, seguiti da una fascia intermedia compresa tra 6.141 e 6.136. Più in basso, il supporto settimanale si concentra in area 6.129–6.116, mentre il livello di 6.103 rappresenta l’ex area di breakout dei massimi storici e potrebbe ora agire da sostegno dinamico.

In caso di correzioni più ampie, i supporti di consolidamento del trend si collocano tra 6.074 e 6.050 e, successivamente, nella fascia compresa tra 6.041 e 6.015. Ulteriori livelli tecnici di rilievo si trovano in area 5.993, 5.961 e 5.924. Rimangono confermati i supporti settimanali individuati in area 5.866–5.860, coincidenti con i minimi registrati a fine maggio. Un altro livello chiave da monitorare si trova tra 5.905 e 5.886, area che ha mostrato capacità di attrazione e reazione nei recenti movimenti di prezzo.

La struttura tecnica evidenzia un supporto estremo tra 5.468 e 5.482, zona critica che potrebbe fungere da area di inversione in caso di discese marcate. Subito sopra, il cluster strutturale 5.500–5.540–5.550 rappresenta un riferimento settimanale e mensile fondamentale, con alta valenza tecnica su timeframe elevati.

A livello operativo, i supporti intermedi 5.583–5.595 offrono un range utile per rimbalzi intraday o fasi di congestione, mentre ulteriori livelli chiave si attestano tra 5.624 e 5.689, con area settimanale di sostegno ben definita tra 5.667–5.680–5.689. Da monitorare attentamente anche la zona 5.705–5.710, immediatamente al di sotto del gap aperto il 12 maggio (5.715–5.734), la cui eventuale chiusura potrebbe attivare test tecnici rilevanti su base mensile.

Più in alto, la zona di controllo tra 5.838 e 5.787–5.765 resta strategica per definire la direzionalità di medio periodo. In ottica mensile, i supporti principali si collocano in area 5.146–5.170, con livelli tecnici intermedi disposti su 5.265–5.292, 5.300–5.329, 5.344–5.355 e 5.402–5.441. Altri livelli minori ma significativi includono 5.478, 5.502–5.520 e 5.527–5.548, completando così una mappa di riferimento multilivello essenziale per l’operatività.

Resistenze Chiave e Prospettive di Mercato

Il superamento dell’area 6200 conferma la solidità dell’attuale trend rialzista, aprendo la strada a una possibile estensione del movimento fino a 6600 punti. Tuttavia, per mantenere intatta l’impostazione di fondo positiva, resta fondamentale il supporto chiave in area 4867.

Due eventi in arrivo potrebbero avere un impatto rilevante sul sentiment di mercato e sulla volatilità:

– 1° agosto: scadenza dei nuovi dazi commerciali, con possibili ripercussioni sul commercio globale e sulla fiducia degli investitori.
– Seconda settimana di luglio: avvio della stagione delle trimestrali, momento cruciale per la valutazione delle prospettive aziendali nel contesto macro attuale.

Nel breve periodo, i prezzi hanno raggiunto quota 6334, stabilendo una nuova area di controllo tecnica tra 6299 e 6311.

Operatività e Strategie

Fintanto che i principali supporti reggono, non si esclude la possibilità di nuovi rialzi anche improvvisi. La strategia operativa rimane improntata all’accompagnamento del trend, con una particolare attenzione all’emergere di segnali di esaurimento in prossimità delle principali resistenze.

L’approccio resta dunque proattivo, ma prudente: cavalcare il trend finché le condizioni lo permettono, ma essere pronti ad adattarsi in caso di cambiamento nel contesto tecnico o fondamentale.

GRAFICO 1 – DE40

Cronologia del Trend e Aggiornamento Tecnico 2024-2025

Dopo aver segnato nuovi massimi storici il 16 maggio 2024 in area 18.937, il DAX ha avviato una fase correttiva graduale, culminata in una brusca accelerazione ribassista che ha spinto i prezzi fino in area 17.000. Da questo minimo è partito un deciso recupero, che ha annullato completamente la discesa estiva e ha permesso all’indice di raggiungere nuovi massimi storici a inizio settembre, toccando la soglia dei 19.000 punti.

Successivamente, in scia alla debolezza degli indici statunitensi, il DAX ha registrato un calo del 3,73%, scendendo fino ad area 18.209, dove ha trovato un solido supporto. Da lì ha avuto inizio un nuovo movimento ascendente che ha condotto l’indice al superamento dei precedenti massimi, raggiungendo il target annuale in area 19.500 con la chiusura di settembre.

Dopo una leggera correzione fino a 18.904, l’indice ha segnato nuovi record il 17 ottobre, toccando area 19.680, prima di avviare un moderato ritracciamento. L’elezione di Donald Trump ha poi generato una correzione più marcata, alimentata dai timori su nuove misure protezionistiche. Tuttavia, nelle due settimane successive, i prezzi sono rimasti compressi all’interno di un range ad alta volatilità compreso tra 19.544 e 18.844.

A inizio dicembre, il DAX ha messo a segno un’accelerazione parabolica, toccando 20.500 punti e segnando nuovi massimi storici. Tuttavia, il crollo degli indici americani del 18 dicembre ha avuto ripercussioni anche sul DAX, che ha ritracciato fino ad area 19.628.

Gennaio 2025 è stato caratterizzato da una fase laterale, fino alla rottura rialzista della resistenza in area 20.513, che ha dato slancio al trend. L’indice ha toccato nuovi massimi a 21.799 e, grazie a una marcata rotazione settoriale, ha superato anche il primo target annuale, raggiungendo 22.629 punti.

Tra metà febbraio e marzo, il DAX è entrato in una fase di consolidamento, con un range definito tra 22.200 e 23.000 punti, senza tuttavia compromettere la struttura rialzista. A fine marzo, i prezzi si sono avvicinati al supporto settimanale 22.344–22.339, e la rottura al ribasso di area 22.000, amplificata dal sell-off verticale dei listini USA, ha innescato una forte pressione ribassista, riportando il DAX in area 18.844 a inizio aprile.

La successiva ripresa ha beneficiato di un contesto macro di miglioramento del sentiment e abbondante liquidità globale, spingendo i prezzi a 20.736 già l’11 aprile. Da lì è partito un nuovo impulso rialzista: l’indice ha prima raggiunto l’area 22.353 a fine aprile, poi ha rotto con decisione la resistenza tecnica a 23.042, aprendo la strada a un nuovo massimo storico.

Il mese di maggio ha visto un lento ma costante movimento ascendente, che ha portato il DAX oltre area 24.000 nei giorni scorsi, prima di registrare una leggera flessione e chiudere la settimana in area 23.649.

L’indice ha registrato nuovi massimi storici all’inizio di giugno, toccando l’area 24.489, prima di avviare una fase correttiva lenta ma marcata che, nel corso della scorsa settimana, ha spinto i prezzi fino al livello di 23.332. Nella seconda metà di giugno, i prezzi hanno avviato una decisa fase correttiva, con un ribasso complessivo di circa 1300 punti. Dopo questa brusca discesa, l’indice ha trovato un primo punto di stabilizzazione, chiudendo a fine giugno in area 24.077.

Il DAX ha toccato nuovi massimi storici la scorsa settimana, spingendosi fino all’area 24.651, prima di ritracciare e chiudere in calo in area 24.225. Il movimento riflette un cambio di sentiment legato ai timori crescenti per l’introduzione di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Unione Europea, elemento che ha innescato prese di profitto e aumentato l’incertezza tra gli investitori

Mappa dei Supporti Aggiornata (Post-Rialzo)

Il livello strutturale principale compreso tra 23.126 e 23.193 è stato rispettato nella sua valenza tecnica, nonostante una temporanea violazione durata alcuni giorni. La zona di controllo principale si colloca tra 24.354 e 24.192, area attualmente sorvegliata come punto di equilibrio del trend in atto. Al di sotto, si individuano nuovi supporti tecnici a 24.156–24.095, 23.976 e 23.889: si tratta di livelli più deboli, facilmente attraversabili in caso di pressione ribassista. Più in profondità, emergono supporti strutturali più rilevanti in area 23.803–23.731 e 23.658–23.511, dove è plausibile attendersi una maggiore concentrazione di ordini difensivi. Il supporto settimanale più significativo si trova infine tra 23.478 e 23.192: una sua tenuta è fondamentale per preservare l’impostazione tecnica di fondo ed evitare un deterioramento più ampio della struttura.

Altri supporti significativi si collocano in area 23.913 – 23.796, mentre una zona di controllo cruciale si estende tra 23.985 e 24.096, livello chiave per monitorare l’equilibrio tra forze rialziste e ribassiste nel breve termine.

Supporti Settimanali

• 23.126 – 23.193 → Livello strutturale principale
• 22.619 – 22.743 → Area tecnica di accumulo
• 22.279 – 22.398 → Primo supporto settimanale post-rottura

Supporti Intermedi e Dinamici

• 22.743 – 22.900 → Zona di congestione tecnica
• 23.002 → Supporto intraday rilevante

Supporti Mensili & Principali

• 21.056 – 21.010 → Livello mensile strategico
• 20.801 → Supporto principale di lungo periodo
• 22.079 – 21.603 – 21.754 → Altri livelli tecnici da monitorare

Aggiornamento resistenze

Il DAX ha raggiunto la nostra estensione finale prevista per il 2024 in area 21.000–22.000, superandola poi con decisione fino a centrare il target successivo in area 23.000–24.000. Attualmente, l’area 25.000–26.000 rappresenta la nuova possibile zona di estensione rialzista di medio periodo.

I prezzi hanno toccato nuovi massimi storici nell’area dei 23 640 punti. Le prossime resistenze si situano nelle fasce 24 458 – 24 501 e 24 570 – 24 640, con quest’ultima che assume valenza di resistenza settimanale.
Se entro venerdì prossimo i prezzi riusciranno a mantenersi sopra i 24475, potremo assistere a una possibile continuazione rialzista su base mensile. Al contrario, una discesa sotto i 23229 potrebbe riattivare una pressione ribassista più marcata e strutturata.

GRAFICO 2 – US30

Dow Jones – Analisi Tecnica 2024–2025

L’indice industriale ha beneficiato di una forte rotazione settoriale avviata a metà luglio 2024, che lo ha spinto a segnare nuovi massimi storici il 18 luglio, toccando quota 41.441. Tuttavia, il movimento è stato seguito da un violento sell-off che ha riportato i prezzi in area 40.000–39.918, culminando poi in una capitolazione il 5 agosto, con ritorno ai livelli di metà giugno in zona 38.400.

Da metà agosto, il Dow Jones ha avviato un recupero verticale che lo ha riportato verso nuovi massimi in area 41.600. A inizio settembre, però, si è verificata una correzione superiore al 3%, con un minimo in area 40.358.

Il successivo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve ha riportato al centro dell’interesse i titoli ciclici, rilanciando il rally dell’indice: a fine settembre il Dow ha toccato nuovi massimi storici in area 42.700, sostenuto anche dalla performance eccezionale di JP Morgan, con un’estensione fino a 42.908 il venerdì successivo.

Il trend rialzista è proseguito fino al 18 ottobre, con il raggiungimento di 43.378 punti. Tuttavia, nuove rotazioni settoriali e tensioni geopolitiche hanno innescato una fase di debolezza, riportando l’indice in area 42.000, livello corrispondente ai valori di inizio ottobre.

A metà novembre, è ripartito un nuovo slancio rialzista che ha portato il Dow a un nuovo massimo in area 44.202, prima di subire una brusca correzione fino a 43.000. Da lì, l’indice ha ripreso a salire fino al 5 dicembre, superando con forza i 45.000 punti.

A partire da quel massimo, è iniziata una fase correttiva alimentata da un’ulteriore rotazione settoriale. A inizio 2025, una nuova stretta da parte della Fed ha innescato un’accelerazione ribassista fino ai supporti mensili in area 42.270–42.090.

A metà gennaio, il Dow ha reagito con forza, segnando un nuovo massimo storico a 45.100. Tuttavia, a metà febbraio ha testato nuovamente i massimi senza riuscire a superarli con decisione. Ne è seguita una correzione che si è protratta fino a fine mese, con un ritorno sui supporti in area 43.260–43.150, dove è avvenuto un rimbalzo deciso.

A metà marzo è ripresa la discesa, con i prezzi che hanno toccato area 40.800, corrispondente ai livelli di settembre 2024. Dopo un test delle resistenze tra 42.690 e 42.825, l’indice ha avviato una nuova gamba ribassista, chiudendo il mese a 41.533. Le vendite sono proseguite fino al 9 aprile, quando è stato toccato il minimo in area 36.500.

Da lì è partito un violento rimbalzo che ha portato il Dow a chiudere l’11 aprile in area 40.261. Nelle settimane successive, dopo un pullback in zona 38.251, l’indice ha recuperato progressivamente i livelli di metà aprile, riportandosi in area 40.103–41.300.

Nel mese di maggio, il recupero del comparto tecnologico ha dato nuova linfa anche all’industriale, permettendo al Dow di attaccare nuovamente la resistenza in area 42.757–42.974. Tuttavia, nella giornata di venerdì, i prezzi hanno chiuso in area 41.663, completando anche la chiusura del gap del 12 maggio.

All’inizio di giugno i prezzi hanno toccato quota 43.000, per poi avviare una fase di ritracciamento che li ha spinti fino a 42.054. Da questo punto, i prezzi hanno registrato un significativo rialzo, tornando a testare i livelli di inizio marzo, in area 43.797.

Nelle prime due settimane di luglio, i prezzi hanno messo sotto pressione una delle resistenze più significative, collocata tra 44.846 e 45.049. L’indice si è poi stabilizzato in una fase laterale di consolidamento, in attesa dell’avvio della stagione delle trimestrali previsto per la prossima settimana.

Zone di Controllo e Supporti Dow Jones

Il supporto principale è stato confermato nell’area 41.765 – 41.250, livello chiave che ha contenuto la pressione ribassista.

A livello mensile, si conferma un importante supporto compreso tra 41.908 e 42.408.

Ulteriori livelli di sostegno si individuano nelle seguenti aree:

– 42.567 – 42.813
– 42.956 – 43.289

L’area di controllo principale si colloca tra 44.602 e 44.318, attualmente sorvegliata come punto di equilibrio del trend in atto.

Al di sotto, si segnalano nuovi supporti tecnici in area 44.223–44.118 e 44.069, livelli che potrebbero offrire una prima risposta in caso di prese di profitto o aumento della pressione ribassista.

Il supporto settimanale più rilevante si trova infine tra 43.835 e 43.404, zona attualmente monitorata dal mercato per individuare eventuali segnali di inversione o prosecuzione del trend dominante.

Altri supporti a 41.004 e 39.811 – 40.563 → base strutturale per nuovi impulsi

Supporti intermedi:

38.251 – 38.569 – 39.217
39.376 – 39.644

Area critica: 38.776 – 37.343 → snodo chiave: tenuta = possibile rimbalzo; rottura = rischio test dei livelli inferiori

Altri supporti rilevanti:

36.762
36.465

Supporto mensile: 36.465 – 36.342 → rottura al ribasso aprirebbe a correzioni di medio periodo

Resistenze

Raggiunto il target intermedio in area 39.000–39.300, anche il target annuale compreso tra 40.000, 42.000 e 45.000 è stato pienamente raggiunto. A questo punto, si apre la possibilità di nuove estensioni in area 48.000.

Nuove resistenze sono state individuate nell’area compresa tra 44.741 e 44.818, con una resistenza chiave confermata nella fascia superiore tra 44.832 e 45.049. Si tratta di livelli tecnici rilevanti, che potrebbero rappresentare ostacoli significativi alla prosecuzione del trend rialzista.

Nota Importante – Settimana in corso

Il mercato potrebbe proseguire l’impulso rialzista anche nel corso di questa settimana. In questo scenario, sarà fondamentale monitorare con attenzione la tenuta dei supporti settimanali, che rappresentano livelli tecnici chiave per valutare se il trend positivo sia ancora solido o se, al contrario, stia emergendo il rischio di una correzione più profonda.

La recente fase di ritracciamento è stata alimentata da un insieme di fattori, tra cui l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e l’impatto dei nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump. Nonostante ciò, la reazione del mercato è stata costruttiva: i compratori sono tornati in azione, riportando i prezzi su livelli più elevati.

In questo contesto, non si esclude la possibilità di un’ulteriore settimana positiva, anche grazie al sostegno della stagione delle trimestrali, che potrebbe fornire nuovi spunti per il proseguimento del trend rialzista.

Suggerimenti operativi:

Annotare l’apertura del lunedì e la chiusura del venerdì per valutare conferme o inversioni della tendenza settimanale.

Evitare l’overtrading, specialmente in contesti di incertezza o di direzionalità poco chiara.

Prestare massima attenzione alla volatilità generata dagli HFT (High Frequency Trading), soprattutto nelle fasi di apertura e chiusura dei mercati.

Segnare con cura eventuali gap, in particolare quelli che si formano nella giornata di lunedì, poiché possono offrire segnali importanti per l’analisi tecnica della settimana.

Buon trading!

di Giancarlo Prisco

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