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George Nikolaides
Analisi | Agosto 11, 2025

Analisi Settimanale: XUS500, XUS30 e XGER40

Market movers

Nella settimana dall’11 al 17 agosto i mercati finanziari si muoveranno in un contesto ad alta densità di dati macroeconomici e tensioni geopolitico-commerciali, con gli occhi puntati in particolare sugli Stati Uniti e sull’Europa.

Negli USA, il dato centrale sarà l’inflazione al consumo (CPI) di luglio, in uscita martedì 12 agosto, che fornirà indicazioni cruciali sull’andamento dei prezzi e sul margine di manovra della Federal Reserve. Giovedì 14 seguirà il PPI, indicatore dell’inflazione alla produzione, mentre venerdì arriveranno le vendite al dettaglio e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, utili per misurare la resilienza della spesa e il sentiment interno.

In Europa, il focus si sposterà mercoledì sull’inflazione tedesca, mentre giovedì sarà la volta delle stime preliminari di PIL del secondo trimestre per l’Eurozona e il Regno Unito, dati che aiuteranno a capire se la debolezza industriale e la pressione sui consumi si stanno traducendo in un rallentamento più marcato della crescita.

Sul fronte geopolitico-commerciale, l’amministrazione Trump continua a usare i dazi come leva strategica. Attualmente sulle importazioni cinesi pesa un’aliquota media del 30%, ma la minaccia è di un incremento fino al 145% se entro il 12 agosto non verrà raggiunto un accordo. L’India è già stata colpita con tariffe al 50% per il suo approvvigionamento di petrolio russo, mentre verso Mosca si prepara una mossa indiretta: dazi secondari contro Paesi terzi che mantengono rapporti commerciali con il Cremlino, con l’obiettivo di isolare economicamente la Russia e forzare scelte politiche più favorevoli a Washington.

Per la Federal Reserve non sono previste riunioni in calendario, ma la settimana è strategica: i dati su CPI e PPI influenzeranno in modo decisivo le aspettative sui tassi. Un’inflazione più alta del previsto riaccenderebbe l’ipotesi di una stretta monetaria aggiuntiva, mentre valori moderati potrebbero rafforzare le attese di una pausa o di un orientamento più accomodante. Il tutto avviene in un clima di forte pressione politica, con la nuova amministrazione alla Casa Bianca che sta imprimendo un cambio di passo aggressivo nella politica commerciale e nel rapporto con la banca centrale, intrecciando scelte di politica estera e obiettivi economici interni.

Il risultato è una settimana in cui dati macro e mosse geopolitiche potrebbero combinarsi in modo esplosivo, condizionando sia le aspettative di politica monetaria che la direzione dei mercati globali.

 

Analisi settimanale dei mercati: focus su S&P 500, scenari operativi per DAX e Dow Jones.

  1. Aprile – Un potenziale punto di svolta

Aprile ha segnato un momento chiave per i mercati, con un minimo rilevante subito dopo la settimana di Pasqua. Da quel momento gli indici hanno mostrato segnali di resilienza, pur all’interno di un contesto dominato da forte incertezza e volatilità, alimentata da fattori macroeconomici e geopolitici instabili e difficili da prevedere.

  1. Maggio – Attesa per la Fed e segnali contrastanti

L’inizio di maggio è stato caratterizzato dall’attesa per le decisioni della Federal Reserve. Tuttavia, le dichiarazioni di Jerome Powell e del FOMC si sono rivelate meno incisive del previsto, lasciando i mercati con l’impressione di una Fed attendista e ancora cauta sui tagli dei tassi, vista la persistenza di pressioni inflazionistiche in alcuni settori chiave.

A fine mese è tornata una certa pressione sui listini: S&P 500 e Nasdaq hanno testato i massimi storici, ma senza la forza necessaria per consolidarli, riaprendo così la porta a fasi di consolidamento e correzione tecnica.

  1. Giugno – Alternanza tra cautela e ottimismo

Nel mese di giugno i mercati hanno alternato fasi di entusiasmo a momenti di prudenza. Nella prima metà del mese, il rallentamento degli acquisti è stato influenzato dall’inasprimento della retorica commerciale statunitense e dalle tensioni geopolitiche. Gli investitori hanno avviato una rotazione settoriale, con prese di profitto sui titoli growth e un parziale ritorno verso comparti difensivi come utilities e beni di consumo primario.

Nella seconda metà di giugno, il clima si è rasserenato grazie a una distensione sul fronte internazionale e a segnali di attenuazione delle minacce commerciali, riportando fiducia sui mercati.

  1. Luglio – Rally, dazi e materie prime

Luglio si è aperto con una nuova escalation commerciale. L’amministrazione Trump ha annunciato dazi del 50% sulle importazioni di rame e la possibilità di tariffe fino al 200% su alcuni farmaci importati, motivandoli con ragioni di “sicurezza nazionale”. Queste misure hanno riacceso i timori per le catene di approvvigionamento globali, aumentando la volatilità sui mercati delle materie prime già fragili.

Nonostante ciò, i listini hanno mantenuto una sorprendente resilienza. Gli investitori continuano a puntare su una possibile risoluzione delle dispute commerciali e sulle misure di sostegno delle banche centrali. Questa fiducia, alimentata anche da flussi di liquidità robusti, ha sostenuto acquisti in settori chiave come tecnologia, difesa e transizione energetica.

Nella seconda metà di luglio, il rally si è accelerato, portando diversi indici a segnare nuovi massimi storici, complice anche l’avvio della stagione delle trimestrali con risultati superiori alle attese.

  1. Inizio agosto – Fiducia ma equilibrio fragile

Tra fine luglio e i primi giorni di agosto, le borse americane hanno beneficiato della spinta del comparto tecnologico e dell’ottimismo legato all’intelligenza artificiale. Tuttavia, nella prima settimana di agosto è riaffiorata la cautela, con timori per la crescita economica e per il riacutizzarsi delle tensioni commerciali.

S&P 500 e Nasdaq hanno mantenuto un andamento positivo, sostenuti dalle aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Fed a settembre. Sullo sfondo, Donald Trump resta un fattore determinante per il sentiment globale: le sue politiche fiscali aggressive e la narrativa protezionistica alimentano l’incertezza in vista delle elezioni presidenziali.

  1. Considerazioni finali – Un rialzo su basi delicate

Nonostante il trend rialzista, il mercato si regge su un equilibrio fragile. La volatilità implicita resta insolitamente bassa e l’eccessiva fiducia in un “soft landing” globale potrebbe essere messa alla prova da shock esterni. Gli operatori continuano a comprare sui ribassi, ma con minore convinzione rispetto a inizio anno.

In questo contesto, ogni nuovo dato macroeconomico, dichiarazione politica o risultato societario di rilievo può innescare rapide rotazioni settoriali o prese di profitto, mantenendo alta l’attenzione e la reattività degli investitori.

 

Evoluzione dell’S&P 500 (2024–2025): dal crollo estivo al recupero primaverile

L’indice S&P 500 ha attraversato un periodo estremamente volatile a partire dal 5 agosto 2024, quando un improvviso crollo — causato da eccessi di posizionamento e tensioni sullo yen — ha innescato una correzione di circa il 10% dai massimi storici.

Il 16 agosto 2024, un setup tecnico ha segnato l’inizio di un rimbalzo significativo, sostenuto da acquisti diffusi da parte di investitori retail e fondi istituzionali, che ha portato l’indice a chiudere a 5650 punti.

Tuttavia, a inizio settembre 2024, i mercati sono tornati sotto pressione: dati macroeconomici deludenti e l’attesa per un possibile taglio dei tassi hanno contribuito a una perdita settimanale di oltre il 4%, con chiusura a 5403 punti.

Il successivo taglio dei tassi da parte della Fed ha innescato una nuova fase rialzista. L’indice ha superato la resistenza chiave 5645–5665, segnando nuovi massimi storici in area 5785 a fine settembre 2024. Dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione il 10 ottobre 2024, l’S&P 500 ha raggiunto quota 5870, aggiornata il 17 ottobre 2024 a 5927.

Da quel momento in poi, l’indice si è mosso all’interno di un range ristretto, con alta volatilità. L’elezione di Donald Trump a novembre 2024 ha rappresentato un catalizzatore importante: l’S&P 500 ha superato quota 6000, toccando un massimo a 6040 l’11 novembre 2024 e proseguendo fino a 6110 il 6 dicembre 2024.

Le dichiarazioni del presidente della Fed, Jerome Powell, il 18 dicembre 2024 hanno causato una correzione superiore al 3%, con prese di profitto e riaggiustamenti di portafoglio in vista della fine dell’anno.

A fine gennaio 2025, l’indice ha tentato nuovi massimi, ma ha chiuso a 6065 punti a causa dell’annuncio di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump. A metà febbraio 2025, si è consolidato nella fascia 6134–6148, per poi aggiornare i massimi storici il 19 febbraio 2025 in area 6166.

Tuttavia, un violento sell-off a fine febbraio ha riportato i prezzi a 5958 punti, dopo un minimo intermedio a 5845. A metà marzo 2025, si è registrata una correzione completa del 10% dai massimi, con l’indice che si è avvicinato alla soglia dei 5500 punti. Il rimbalzo successivo ha condotto i prezzi verso la resistenza a 5831, prima di una nuova discesa che ha portato la chiusura mensile in prossimità dei minimi del 13 marzo 2025, a 5602.

La perdita del supporto tecnico in area 5500 ha aperto la strada a nuovi minimi annuali: l’indice ha toccato quota 4840 a inizio aprile 2025, per poi recuperare e chiudere venerdì 11 aprile 2025 in area 5400. Questo recupero è stato sostenuto da segnali distensivi provenienti dalla Casa Bianca e dall’abbondante liquidità globale.

A fine aprile 2025, i mercati hanno ripreso il trend rialzista, con l’S&P 500 che ha chiuso venerdì 25 aprile intorno a 5500. Nei primi giorni di maggio 2025, l’indice ha recuperato i livelli del 2 aprile, raggiungendo un massimo in area 5725. Da quel momento è iniziata una lenta ma costante risalita, che ha portato l’indice a sfiorare nuovamente i 6000 punti la scorsa settimana.

Tuttavia, venerdì 23 maggio 2025, si è registrata una nuova fase di prese di beneficio, con l’S&P 500 che ha chiuso in calo in area 5814.

A metà giugno, l’indice S&P 500 ha rivisitato i minimi di febbraio, spingendosi fino all’area 6074 in occasione della pubblicazione del dato CPI. Tuttavia, ha successivamente ritracciato, chiudendo la settimana scorsa in area 5978. Dopo le scadenze tecniche trimestrali, l’indice ha registrato la rottura dei massimi storici nell’ultima settimana di giugno, chiudendo la seduta di venerdì 27 in area 6.220 punti. Un segnale di forza che conferma la prevalenza dei compratori e il consolidamento del trend rialzista in atto.

La spinta rialzista si è protratta anche a luglio, con l’indice che, pur mostrando qualche difficoltà, ha continuato a salire fino a segnare un nuovo massimo nell’ultima settimana del mese, in area 6468. Dall’inizio di agosto si è aperta una fase correttiva moderata, con i prezzi scesi verso quota 6243, prima di riprendere gradualmente la via del rialzo e chiudere la settimana nei pressi dei massimi storici, intorno a 6425. Questo scenario lascia margine a una possibile correzione tra fine agosto e metà settembre.

 

Mappa dei Supporti – Analisi Strutturale e Operativa

La zona di controllo si colloca tra 6418, 6401, 6392 e 6379. Il nuovo supporto settimanale si trova in area 6367–6346. Ulteriori livelli di supporto sono individuabili in area 6326 e 6299, sebbene risultino deboli: in caso di pressione ribassista, i prezzi potrebbero scivolare ulteriormente verso il basso.

Un altro supporto chiave si trova si colloca tra 6.234 e 6.188, livello che ha funzionato da area di supporto nelle scorse sedute. Al di sotto, emergono nuovi supporti tecnici a 6.181 e 6.161, seguiti da una fascia intermedia compresa tra 6.141 e 6.136. Più in basso, il supporto settimanale si concentra in area 6.129–6.116, mentre il livello di 6.103 rappresenta l’ex area di breakout dei massimi storici e potrebbe ora agire da sostegno dinamico.

In caso di correzioni più ampie, i supporti di consolidamento del trend si collocano tra 6.074 e 6.050 e, successivamente, nella fascia compresa tra 6.041 e 6.015. Ulteriori livelli tecnici di rilievo si trovano in area 5.993, 5.961 e 5.924. Rimangono confermati i supporti settimanali individuati in area 5.866–5.860, coincidenti con i minimi registrati a fine maggio. Un altro livello chiave da monitorare si trova tra 5.905 e 5.886, area che ha mostrato capacità di attrazione e reazione nei recenti movimenti di prezzo.

La struttura tecnica evidenzia un supporto estremo tra 5.468 e 5.482, zona critica che potrebbe fungere da area di inversione in caso di discese marcate. Subito sopra, il cluster strutturale 5.500–5.540–5.550 rappresenta un riferimento settimanale e mensile fondamentale, con alta valenza tecnica su timeframe elevati.

A livello operativo, i supporti intermedi 5.583–5.595 offrono un range utile per rimbalzi intraday o fasi di congestione, mentre ulteriori livelli chiave si attestano tra 5.624 e 5.689, con area settimanale di sostegno ben definita tra 5.667–5.680–5.689. Da monitorare attentamente anche la zona 5.705–5.710, immediatamente al di sotto del gap aperto il 12 maggio (5.715–5.734), la cui eventuale chiusura potrebbe attivare test tecnici rilevanti su base mensile.

Più in alto, la zona di controllo tra 5.838 e 5.787–5.765 resta strategica per definire la direzionalità di medio periodo. In ottica mensile, i supporti principali si collocano in area 5.146–5.170, con livelli tecnici intermedi disposti su 5.265–5.292, 5.300–5.329, 5.344–5.355 e 5.402–5.441. Altri livelli minori ma significativi includono 5.478, 5.502–5.520 e 5.527–5.548, completando così una mappa di riferimento multilivello essenziale per l’operatività.

 

Resistenze Chiave e Prospettive di Mercato

Il superamento dell’area 6200 conferma la solidità dell’attuale trend rialzista, aprendo la strada a una possibile estensione del movimento fino a 6600 punti. Tuttavia, per mantenere intatta l’impostazione di fondo positiva a lungo termine, resta fondamentale il supporto chiave in area 4867.

Le nuove resistenze si collocano in area 6428–6445–6454.

Un eventuale superamento di questi livelli potrebbe aprire la strada a un rapido attacco verso l’area 6600, anche se l’evoluzione dipenderà in larga parte dagli sviluppi di questa settimana su tre fronti chiave: decisioni della Fed, dati sull’inflazione e andamento delle tensioni commerciali legate ai dazi.

 

Operatività e Strategie

Fintanto che i principali supporti reggono, non si esclude la possibilità di nuovi rialzi anche improvvisi. La strategia operativa rimane improntata all’accompagnamento del trend, con una particolare attenzione all’emergere di segnali di esaurimento in prossimità delle nuove resistenze.

L’approccio resta dunque proattivo, ma prudente: cavalcare il trend finché le condizioni lo permettono, ma essere pronti ad adattarsi in caso di cambiamento nel contesto tecnico o fondamentale.

 

GRAFICO 1DE40

Cronologia del Trend e Aggiornamento Tecnico 2024-2025

Dopo aver segnato nuovi massimi storici il 16 maggio 2024 in area 18.937, il DAX ha avviato una fase correttiva graduale, culminata in una brusca accelerazione ribassista che ha spinto i prezzi fino in area 17.000. Da questo minimo è partito un deciso recupero, che ha annullato completamente la discesa estiva e ha permesso all’indice di raggiungere nuovi massimi storici a inizio settembre, toccando la soglia dei 19.000 punti.

Successivamente, in scia alla debolezza degli indici statunitensi, il DAX ha registrato un calo del 3,73%, scendendo fino ad area 18.209, dove ha trovato un solido supporto. Da lì ha avuto inizio un nuovo movimento ascendente che ha condotto l’indice al superamento dei precedenti massimi, raggiungendo il target annuale in area 19.500 con la chiusura di settembre.

Dopo una leggera correzione fino a 18.904, l’indice ha segnato nuovi record il 17 ottobre, toccando area 19.680, prima di avviare un moderato ritracciamento. L’elezione di Donald Trump ha poi generato una correzione più marcata, alimentata dai timori su nuove misure protezionistiche. Tuttavia, nelle due settimane successive, i prezzi sono rimasti compressi all’interno di un range ad alta volatilità compreso tra 19.544 e 18.844.

A inizio dicembre, il DAX ha messo a segno un’accelerazione parabolica, toccando 20.500 punti e segnando nuovi massimi storici. Tuttavia, il crollo degli indici americani del 18 dicembre ha avuto ripercussioni anche sul DAX, che ha ritracciato fino ad area 19.628.

Gennaio 2025 è stato caratterizzato da una fase laterale, fino alla rottura rialzista della resistenza in area 20.513, che ha dato slancio al trend. L’indice ha toccato nuovi massimi a 21.799 e, grazie a una marcata rotazione settoriale, ha superato anche il primo target annuale, raggiungendo 22.629 punti.

Tra metà febbraio e marzo, il DAX è entrato in una fase di consolidamento, con un range definito tra 22.200 e 23.000 punti, senza tuttavia compromettere la struttura rialzista. A fine marzo, i prezzi si sono avvicinati al supporto settimanale 22.344–22.339, e la rottura al ribasso di area 22.000, amplificata dal sell-off verticale dei listini USA, ha innescato una forte pressione ribassista, riportando il DAX in area 18.844 a inizio aprile.

La successiva ripresa ha beneficiato di un contesto macro di miglioramento del sentiment e abbondante liquidità globale, spingendo i prezzi a 20.736 già l’11 aprile. Da lì è partito un nuovo impulso rialzista: l’indice ha prima raggiunto l’area 22.353 a fine aprile, poi ha rotto con decisione la resistenza tecnica a 23.042, aprendo la strada a un nuovo massimo storico.

Il mese di maggio ha visto un lento ma costante movimento ascendente, che ha portato il DAX oltre area 24.000 nei giorni scorsi, prima di registrare una leggera flessione e chiudere la settimana in area 23.649.

L’indice ha registrato nuovi massimi storici all’inizio di giugno, toccando l’area 24.489, prima di avviare una fase correttiva lenta ma marcata che, nel corso della scorsa settimana, ha spinto i prezzi fino al livello di 23.332. Nella seconda metà di giugno, i prezzi hanno avviato una decisa fase correttiva, con un ribasso complessivo di circa 1300 punti. Dopo questa brusca discesa, l’indice ha trovato un primo punto di stabilizzazione, chiudendo a fine giugno in area 24.077.

A metà luglio il DAX ha segnato nuovi massimi storici, raggiungendo l’area 24.651, per poi avviare un ritracciamento e chiudere in calo intorno a 24.225 punti. Attualmente il prezzo si muove all’interno di un range delimitato dalla resistenza in area 24.570-24.640 e dal supporto a 23.976 punti.

Questo movimento riflette un cambiamento del sentiment di mercato, alimentato dai timori per l’eventuale introduzione di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Unione Europea. Tali preoccupazioni hanno innescato prese di profitto e contribuito ad aumentare l’incertezza tra gli investitori.

Nei primi giorni di agosto il DAX ha registrato un forte sell-off, avvicinandosi al supporto cruciale della tendenza rialzista, compreso tra 23.478 e 23.192 punti. Successivamente, l’indice ha invertito la rotta, avviando un recupero che, nella scorsa settimana, lo ha riportato all’interno del precedente supporto settimanale in area 24.261–24.117 punti.

 

Mappa dei Supporti Aggiornata (Post-Rialzo)

La prima area di controllo si trova tra 24.203 e 24.094 punti e rappresenta il primo livello da monitorare per capire la possibile direzione del mercato. Più in basso si individuano supporti intermedi in area 24.006–23.905 e, subito sotto, nella fascia 23.880–23.830. Il supporto settimanale principale è collocato tra 23.756 e 23.658 punti, un livello chiave per contenere eventuali pressioni ribassiste.

Resta inoltre confermato il supporto cruciale compreso tra 23.459 e 23.142 punti: la sua tenuta sarà determinante per preservare l’impostazione tecnica di medio periodo ed evitare un deterioramento più profondo della struttura di fondo. Altri livelli significativi includono l’area 23.913–23.796, mentre una zona di controllo di particolare importanza si estende tra 23.985 e 24.096 punti, fondamentale per monitorare l’equilibrio tra forze rialziste e ribassiste nel breve termine.

Tra i supporti settimanali di rilievo troviamo: 23.126–23.193, considerato il livello strutturale principale; 22.619–22.743, area tecnica di accumulo; e 22.279–22.398, primo supporto settimanale in caso di rottura al ribasso.

 

I supporti intermedi e dinamici comprendono la fascia 22.743–22.900, zona di congestione tecnica, e il livello 23.002, rilevante per l’operatività intraday.

Infine, i supporti mensili e di lungo periodo includono 21.056–21.010 come livello strategico, 20.801 come supporto principale di lungo termine e l’area compresa tra 22.079, 21.603 e 21.754, che rappresenta ulteriori livelli tecnici da monitorare attentamente.

 

Aggiornamento resistenze

Il DAX ha completato l’estensione finale prevista per il 2024, situata in area 21.000–22.000, superandola con decisione e raggiungendo il target successivo in area 23.000–24.000. Oggi, la fascia compresa tra 25.000 e 26.000 punti rappresenta la nuova potenziale area di estensione rialzista di medio periodo.

I prezzi hanno recentemente toccato nuovi massimi storici nell’area dei 24.640 punti. Le resistenze di riferimento si trovano ora tra 24.543 e 24.481 punti, e tra 24.402 e 24.330 punti, con quest’ultima fascia che assume particolare rilevanza come resistenza settimanale.

Se entro la chiusura di venerdì i corsi riusciranno a mantenersi al di sopra dei 24.503 punti, si aprirebbe la possibilità di una prosecuzione del trend rialzista anche su base mensile. Viceversa, una discesa sotto i 23.731 punti potrebbe innescare una pressione ribassista più consistente e strutturata.

 

GRAFICO 2 – US30

Dow Jones – Analisi Tecnica 2024–2025

L’indice industriale ha beneficiato di una forte rotazione settoriale avviata a metà luglio 2024, che lo ha spinto a segnare nuovi massimi storici il 18 luglio, toccando quota 41.441. Tuttavia, il movimento è stato seguito da un violento sell-off che ha riportato i prezzi in area 40.000–39.918, culminando poi in una capitolazione il 5 agosto, con ritorno ai livelli di metà giugno in zona 38.400.

Da metà agosto, il Dow Jones ha avviato un recupero verticale che lo ha riportato verso nuovi massimi in area 41.600. A inizio settembre, però, si è verificata una correzione superiore al 3%, con un minimo in area 40.358.

Il successivo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve ha riportato al centro dell’interesse i titoli ciclici, rilanciando il rally dell’indice: a fine settembre il Dow ha toccato nuovi massimi storici in area 42.700, sostenuto anche dalla performance eccezionale di JP Morgan, con un’estensione fino a 42.908 il venerdì successivo.

Il trend rialzista è proseguito fino al 18 ottobre, con il raggiungimento di 43.378 punti. Tuttavia, nuove rotazioni settoriali e tensioni geopolitiche hanno innescato una fase di debolezza, riportando l’indice in area 42.000, livello corrispondente ai valori di inizio ottobre.

A metà novembre, è ripartito un nuovo slancio rialzista che ha portato il Dow a un nuovo massimo in area 44.202, prima di subire una brusca correzione fino a 43.000. Da lì, l’indice ha ripreso a salire fino al 5 dicembre, superando con forza i 45.000 punti.

A partire da quel massimo, è iniziata una fase correttiva alimentata da un’ulteriore rotazione settoriale. A inizio 2025, una nuova stretta da parte della Fed ha innescato un’accelerazione ribassista fino ai supporti mensili in area 42.270–42.090.

A metà gennaio, il Dow ha reagito con forza, segnando un nuovo massimo storico a 45.100. Tuttavia, a metà febbraio ha testato nuovamente i massimi senza riuscire a superarli con decisione. Ne è seguita una correzione che si è protratta fino a fine mese, con un ritorno sui supporti in area 43.260–43.150, dove è avvenuto un rimbalzo deciso.

A metà marzo è ripresa la discesa, con i prezzi che hanno toccato area 40.800, corrispondente ai livelli di settembre 2024. Dopo un test delle resistenze tra 42.690 e 42.825, l’indice ha avviato una nuova gamba ribassista, chiudendo il mese a 41.533. Le vendite sono proseguite fino al 9 aprile, quando è stato toccato il minimo in area 36.500.

Da lì è partito un violento rimbalzo che ha portato il Dow a chiudere l’11 aprile in area 40.261. Nelle settimane successive, dopo un pullback in zona 38.251, l’indice ha recuperato progressivamente i livelli di metà aprile, riportandosi in area 40.103–41.300.

Nel mese di maggio, il recupero del comparto tecnologico ha dato nuova linfa anche all’industriale, permettendo al Dow di attaccare nuovamente la resistenza in area 42.757–42.974. Tuttavia, nella giornata di venerdì, i prezzi hanno chiuso in area 41.663, completando anche la chiusura del gap del 12 maggio.

All’inizio di giugno i prezzi hanno toccato quota 43.000, per poi avviare una fase di ritracciamento che li ha spinti fino a 42.054. Da questo punto, i prezzi hanno registrato un significativo rialzo, tornando a testare i livelli di inizio marzo, in area 43.797.

Nelle prime due settimane di luglio, i prezzi hanno messo sotto pressione una delle resistenze più rilevanti, compresa tra 44.846 e 45.049 punti. Successivamente, l’indice ha avviato una fase laterale di consolidamento, in attesa dell’avvio della stagione delle trimestrali previsto per la settimana successiva.

Nel prosieguo del mese, la spinta rialzista è ripresa con decisione, portando i prezzi a superare temporaneamente la resistenza chiave in area 44.832–45.049 e a segnare nuovi massimi storici in zona 45.135 punti.

Con l’avvio di agosto, una correzione iniziale ha riportato le quotazioni verso il supporto cruciale posto tra 43.835 e 43.404 punti, livello attualmente osservato dal mercato per valutare potenziali segnali di inversione o conferme di prosecuzione del trend rialzista dominante.

Da tale area, i prezzi hanno avviato un lento recupero, chiudendo la settimana in prossimità di 44.179 punti.

 

Zone di Controllo e Supporti Dow Jones

Il supporto principale è stato confermato nell’area 41.765–41.250, livello chiave che finora ha contenuto la pressione ribassista. Su base mensile, resta rilevante anche la fascia compresa tra 41.908 e 42.408 punti.

Ulteriori aree di sostegno si collocano a 42.567–42.813 e 42.956–43.289, mentre il livello più significativo a breve termine si trova a 43.404, attualmente sotto stretta osservazione per cogliere eventuali segnali di inversione o prosecuzione del trend dominante.

I nuovi supporti di breve si posizionano in area 44.163–43.955, seguiti da un livello di importanza settimanale a 43.907–43.724. Più in basso, si segnalano 41.004 e la fascia 39.811–40.563, considerata una solida base strutturale per eventuali nuovi impulsi rialzisti.

Tra i supporti intermedi figurano 38.251–38.569–39.217 e 39.376–39.644, mentre l’area critica 38.776–37.343 rappresenta uno snodo decisivo: la tenuta potrebbe innescare un rimbalzo, mentre una rottura aprirebbe la strada al test di livelli inferiori.

In ottica più ampia, restano da monitorare i sostegni a 36.762 e 36.465, quest’ultimo coincidente con il supporto mensile 36.465–36.342; un’eventuale rottura al ribasso di quest’area aumenterebbe il rischio di correzioni di medio periodo.

 

Resistenze

Raggiunto il target intermedio in area 39.000–39.300, anche il target annuale compreso tra 40.000, 42.000 e 45.000 è stato pienamente raggiunto. A questo punto, si apre la possibilità di nuove estensioni in area 48.000.

Le nuove resistenze si trovano in area 44.466–44.612, livello di riferimento settimanale, e 44.802–44.949, di valenza mensile, mentre a 45.079 punti è posizionata l’ultima resistenza. Questi livelli rappresentano ostacoli tecnici importanti, capaci di rallentare o invertire la prosecuzione del trend rialzista.

 

Nota Importante – Settimana in corso

Il mercato potrebbe mantenere l’impulso rialzista anche nel corso di questa settimana. In tale contesto, sarà essenziale osservare con attenzione la tenuta dei supporti settimanali, poiché rappresentano punti tecnici decisivi per capire se il trend positivo resti solido o se, al contrario, stia aumentando il rischio di una correzione più marcata.

La recente fase di ritracciamento è stata favorita da diversi fattori, tra cui prese di profitto e l’analisi dell’impatto dei nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump. Nonostante ciò, la risposta del mercato è stata complessivamente costruttiva: i compratori sono tornati attivi, riportando le quotazioni su livelli più alti.

Alla luce di questi elementi, resta aperta la possibilità di un’ulteriore settimana positiva, sostenuta anche dalle aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Fed, che potrebbe offrire nuovi stimoli per la prosecuzione del trend rialzista.

 

Suggerimenti operativi:

Annotare l’apertura del lunedì e la chiusura del venerdì per valutare conferme o inversioni della tendenza settimanale.

Evitare l’overtrading, specialmente in contesti di incertezza o di direzionalità poco chiara.

Prestare massima attenzione alla volatilità generata dagli HFT (High Frequency Trading), soprattutto nelle fasi di apertura e chiusura dei mercati.

Segnare con cura eventuali gap, in particolare quelli che si formano nella giornata di lunedì, poiché possono offrire segnali importanti per l’analisi tecnica della settimana.

Buon trading!

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