I mercati entrano nella nuova settimana in un clima di forte tensione, dopo il “flash crash” di venerdì che ha scosso borse e criptovalute. L’annuncio improvviso di Trump di voler imporre dazi fino al 100% sui prodotti cinesi ha riacceso lo spettro del protezionismo, trasformando un messaggio politico in un terremoto finanziario. L’ondata di vendite ha evidenziato la fragilità della liquidità e la vulnerabilità degli asset più esposti alla leva, in un contesto dove l’incertezza domina su ogni previsione.
Il clima d’inizio settimana sarà segnato dall’attesa: i mercati vogliono capire se le minacce di Trump diventeranno realtà o restano un gesto negoziale. Nel frattempo, il sentiment rimane prudente: il dollaro si rafforza come valuta rifugio, l’oro tenta di consolidarsi e i rendimenti americani restano elevati, riflettendo un premio di rischio crescente per l’instabilità politica. L’indice di volatilità VIX è salito ai massimi da mesi, segnalando che gli operatori stanno ricomprando coperture dopo settimane di compiacenza e liquidità tesa.
Sul fronte macroeconomico, l’attenzione sarà concentrata sui dati americani di inflazione, produzione e mercato del lavoro: numeri che potrebbero influenzare le prossime mosse della Fed. Dati più deboli riaprirebbero lo spazio per tagli dei tassi entro fine anno, mentre dati solidi confermerebbero uno scenario “higher for longer”. In Europa, invece, l’attenzione sarà sui PMI e sulla fiducia delle imprese, con un’economia ancora in bilico tra stagnazione e lenta ripresa, penalizzata dalla forza del dollaro e dalla debolezza dell’export.
La geopolitica torna intanto protagonista. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina minacciano di estendersi oltre la sfera commerciale, mentre l’Europa osserva con crescente preoccupazione gli effetti collaterali di una nuova guerra di tariffe. Sullo sfondo restano i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, che mantengono alta la pressione su energia e materie prime, aggiungendo un ulteriore livello di incertezza ai mercati globali.
La settimana si apre dunque con un equilibrio fragile: volatilità elevata, liquidità ridotta e mercati guidati più dai titoli politici che dai fondamentali economici. Gli investitori dovranno distinguere tra rumore momentaneo e segnali strutturali, mantenendo disciplina e gestione del rischio rigorosa. Il test dei prossimi giorni sarà capire se il “flash crash” di venerdì resterà un episodio isolato o il preludio di una nuova fase di instabilità globale.
1. Aprile – Un potenziale punto di svolta
Aprile ha segnato un momento chiave per i mercati, con un minimo rilevante subito dopo la settimana di Pasqua. Da quel momento gli indici hanno mostrato segnali di resilienza, pur all’interno di un contesto dominato da forte incertezza e volatilità, alimentata da fattori macroeconomici e geopolitici instabili e difficili da prevedere.
2. Maggio – Attesa per la Fed e segnali contrastanti
L’inizio di maggio è stato caratterizzato dall’attesa per le decisioni della Federal Reserve. Tuttavia, le dichiarazioni di Jerome Powell e del FOMC si sono rivelate meno incisive del previsto, lasciando i mercati con l’impressione di una Fed attendista e ancora cauta sui tagli dei tassi, vista la persistenza di pressioni inflazionistiche in alcuni settori chiave.
A fine mese è tornata una certa pressione sui listini: S&P 500 e Nasdaq hanno testato i massimi storici, ma senza la forza necessaria per consolidarli, riaprendo così la porta a fasi di consolidamento e correzione tecnica.
3. Giugno – Alternanza tra cautela e ottimismo
Nel mese di giugno i mercati hanno alternato fasi di entusiasmo a momenti di prudenza. Nella prima metà del mese, il rallentamento degli acquisti è stato influenzato dall’inasprimento della retorica commerciale statunitense e dalle tensioni geopolitiche. Gli investitori hanno avviato una rotazione settoriale, con prese di profitto sui titoli growth e un parziale ritorno verso comparti difensivi come utilities e beni di consumo primario.
Nella seconda metà di giugno, il clima si è rasserenato grazie a una distensione sul fronte internazionale e a segnali di attenuazione delle minacce commerciali, riportando fiducia sui mercati.
4. Luglio – Rally, dazi e materie prime
Luglio si è aperto con una nuova escalation commerciale. L’amministrazione Trump ha annunciato dazi del 50% sulle importazioni di rame e la possibilità di tariffe fino al 200% su alcuni farmaci importati, motivandoli con ragioni di “sicurezza nazionale”. Queste misure hanno riacceso i timori per le catene di approvvigionamento globali, aumentando la volatilità sui mercati delle materie prime già fragili.
Nonostante ciò, i listini hanno mantenuto una sorprendente resilienza. Gli investitori continuano a puntare su una possibile risoluzione delle dispute commerciali e sulle misure di sostegno delle banche centrali. Questa fiducia, alimentata anche da flussi di liquidità robusti, ha sostenuto acquisti in settori chiave come tecnologia, difesa e transizione energetica.
Nella seconda metà di luglio, il rally si è accelerato, portando diversi indici a segnare nuovi massimi storici, complice anche l’avvio della stagione delle trimestrali con risultati superiori alle attese.
5. Agosto – Fiducia ma equilibrio fragile
Tra fine luglio e i primi giorni di agosto, le borse americane hanno beneficiato della spinta del comparto tecnologico e dell’ottimismo legato all’intelligenza artificiale. Tuttavia, nella prima settimana di agosto è riaffiorata la cautela, con timori per la crescita economica e per il riacutizzarsi delle tensioni commerciali.
S&P 500 e Nasdaq hanno mantenuto un andamento positivo, sostenuti dalle aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Fed a settembre. Sullo sfondo, Donald Trump resta un fattore determinante per il sentiment globale: le sue politiche fiscali aggressive e la narrativa protezionistica alimentano l’incertezza in vista delle elezioni presidenziali.
Nella seconda metà di agosto i listini hanno mostrato una fase di correzione in vista di Jackson Hole. È emersa una rotazione settoriale dai tecnologici, con prese di beneficio dopo i forti rialzi estivi, a favore dei titoli più ciclici e industriali. Questo ha permesso al Dow Jones di aggiornare nuovi massimi storici, mentre S&P 500 e Nasdaq hanno consolidato.
Il discorso di Powell ha segnato un passaggio chiave: l’apertura a possibili tagli dei tassi ha riacceso l’ottimismo dei mercati, spingendo al rialzo azioni, obbligazioni e oro, con il dollaro più debole sul forex.
6. Settembre – il taglio dei tassi
Il mese di settembre si è aperto con i mercati in una fase di attesa, in bilico tra l’ottimismo per un imminente allentamento monetario e il timore che la Fed potesse ancora temporeggiare. Il dato sul mercato del lavoro (NFP) ha mostrato segnali di raffreddamento ordinato, spingendo gli operatori a rafforzare le scommesse su un primo taglio dei tassi entro la riunione di fine mese.
Le attese si sono concretizzate: la Federal Reserve ha annunciato un taglio di 25 punti base, segnando l’inizio di una nuova fase di politica monetaria espansiva. Powell ha tuttavia mantenuto un tono cauto, ribadendo che le prossime mosse dipenderanno dall’evoluzione dei dati su inflazione e occupazione. Il mercato ha reagito con un sollievo immediato, ma la mancanza di indicazioni chiare su un ciclo di tagli più ampio ha mantenuto elevata la volatilità.
Parallelamente, le tensioni geopolitiche e commerciali hanno continuato a pesare: le nuove tariffe imposte da Washington su alcuni beni strategici hanno alimentato incertezza, soprattutto per il comparto manifatturiero e automobilistico. Questo ha determinato un aumento delle oscillazioni sugli indici azionari, con sedute caratterizzate da forti inversioni intraday.
L’S&P 500 ha alternato fasi di consolidamento a improvvisi strappi rialzisti, mentre il Nasdaq ha risentito della rotazione settoriale fuori dai titoli tecnologici. Al contrario, il Dow Jones ha mantenuto maggiore solidità grazie al sostegno dei ciclici e degli industriali.
Sul fronte valutario, il dollaro ha perso terreno a favore di euro e yen, riflettendo l’avvio del nuovo ciclo di easing, mentre l’oro ha accelerato il suo recupero come bene rifugio. Anche il mercato obbligazionario ha beneficiato del taglio, con un calo marcato dei rendimenti soprattutto sul tratto a due anni, tradizionalmente più sensibile alla politica monetaria.
La narrativa politica di Trump, tra promesse di nuovi stimoli economici e minacce di ulteriori barriere commerciali, continua a orientare le aspettative. I mercati rimangono così in bilico tra la speranza di politiche pro-crescita e il timore di nuove fratture nello scenario globale, in un equilibrio sempre più fragile e sensibile a ogni mossa proveniente da Washington.
7. Ottobre – nuovi massimi, flash crash e febbre da IA
Ottobre si è aperto con un clima euforico: i mercati hanno accolto con entusiasmo l’avvio ufficiale del ciclo di tagli, spingendo l’S&P 500 e il Nasdaq verso nuovi massimi storici. Gli investitori, interpretando il taglio della Fed come il segnale d’inizio di una fase “risk-on”, hanno riversato capitali sull’azionario, in particolare sui settori tecnologici legati all’intelligenza artificiale, divenuti il simbolo della nuova ondata speculativa.
Il boom dell’IA ha riacceso la corsa al rischio: chipmaker, software di machine learning e infrastrutture cloud hanno registrato nuovi record, con le valutazioni spinte da aspettative sempre più ambiziose. Il mercato sembrava ignorare la realtà macro e concentrarsi solo sulle “AI narratives”, convinto che l’innovazione tecnologica potesse compensare ogni rallentamento ciclico. Le trimestrali hanno amplificato l’euforia, mostrando ancora flussi robusti nei bilanci delle big tech, ma con margini sempre più compressi dal costo dell’energia e dei capitali.
Sotto la superficie, però, la struttura di liquidità cominciava a scricchiolare. Le posizioni speculative su titoli AI avevano raggiunto livelli record, mentre la volatilità implicita restava insolitamente bassa: un terreno perfetto per un evento destabilizzante.
Il 10 ottobre, un post improvviso di Trump sulla sua piattaforma Truth Social ha innescato il detonatore: l’annuncio di un possibile aumento “massiccio” dei dazi contro la Cina – fino al 100% su beni strategici – ha colpito in pieno il comparto tecnologico, facendo crollare in pochi minuti l’intero settore. I titoli AI, fino ad allora protagonisti assoluti del rally, sono stati i primi a subire prese di profitto violente.
In meno di mezz’ora, gli indici hanno perso oltre il 3%: è stato il cosiddetto flash crash di ottobre, un episodio che ha ricordato quanto fragile fosse il rally guidato più dal momentum che dai fondamentali. Gli algoritmi di market making si sono ritirati, i book si sono svuotati e la volatilità è esplosa.
Nei giorni successivi, i mercati hanno tentato un rimbalzo tecnico, ma il tono generale è rimasto prudente.
L’euforia sull’intelligenza artificiale ha iniziato a lasciare spazio a una fase di selezione più razionale: non più tutto ciò che è “AI” sale, ma solo ciò che mostra capacità reali di monetizzazione.
Ottobre procede così con un paradosso: l’intelligenza artificiale resta il motore narrativo dei mercati, ma anche il simbolo della loro fragilità. La combinazione di politica monetaria espansiva, tensioni geopolitiche e mania tecnologica crea un equilibrio precario, dove ogni tweet o decisione politica può trasformare l’euforia in panico in un battito di ciglia.
L’indice S&P 500 ha attraversato un periodo estremamente volatile a partire dal 5 agosto 2024, quando un improvviso crollo — causato da eccessi di posizionamento e tensioni sullo yen — ha innescato una correzione di circa il 10% dai massimi storici.
Il 16 agosto 2024, un setup tecnico ha segnato l’inizio di un rimbalzo significativo, sostenuto da acquisti diffusi da parte di investitori retail e fondi istituzionali, che ha portato l’indice a chiudere a 5650 punti.
Tuttavia, a inizio settembre 2024, i mercati sono tornati sotto pressione: dati macroeconomici deludenti e l’attesa per un possibile taglio dei tassi hanno contribuito a una perdita settimanale di oltre il 4%, con chiusura a 5403 punti.
Il successivo taglio dei tassi da parte della Fed ha innescato una nuova fase rialzista. L’indice ha superato la resistenza chiave 5645–5665, segnando nuovi massimi storici in area 5785 a fine settembre 2024. Dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione il 10 ottobre 2024, l’S&P 500 ha raggiunto quota 5870, aggiornata il 17 ottobre 2024 a 5927.
Da quel momento in poi, l’indice si è mosso all’interno di un range ristretto, con alta volatilità. L’elezione di Donald Trump a novembre 2024 ha rappresentato un catalizzatore importante: l’S&P 500 ha superato quota 6000, toccando un massimo a 6040 l’11 novembre 2024 e proseguendo fino a 6110 il 6 dicembre 2024.
Le dichiarazioni del presidente della Fed, Jerome Powell, il 18 dicembre 2024 hanno causato una correzione superiore al 3%, con prese di profitto e riaggiustamenti di portafoglio in vista della fine dell’anno.
A fine gennaio 2025, l’indice ha tentato nuovi massimi, ma ha chiuso a 6065 punti a causa dell’annuncio di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump. A metà febbraio 2025, si è consolidato nella fascia 6134–6148, per poi aggiornare i massimi storici il 19 febbraio 2025 in area 6166.
Tuttavia, un violento sell-off a fine febbraio ha riportato i prezzi a 5958 punti, dopo un minimo intermedio a 5845. A metà marzo 2025, si è registrata una correzione completa del 10% dai massimi, con l’indice che si è avvicinato alla soglia dei 5500 punti. Il rimbalzo successivo ha condotto i prezzi verso la resistenza a 5831, prima di una nuova discesa che ha portato la chiusura mensile in prossimità dei minimi del 13 marzo 2025, a 5602.
La perdita del supporto tecnico in area 5500 ha aperto la strada a nuovi minimi annuali: l’indice ha toccato quota 4840 a inizio aprile 2025, per poi recuperare e chiudere venerdì 11 aprile 2025 in area 5400. Questo recupero è stato sostenuto da segnali distensivi provenienti dalla Casa Bianca e dall’abbondante liquidità globale.
A fine aprile 2025, i mercati hanno ripreso il trend rialzista, con l’S&P 500 che ha chiuso venerdì 25 aprile intorno a 5500. Nei primi giorni di maggio 2025, l’indice ha recuperato i livelli del 2 aprile, raggiungendo un massimo in area 5725. Da quel momento è iniziata una lenta ma costante risalita, che ha portato l’indice a sfiorare nuovamente i 6000 punti la scorsa settimana.
Tuttavia, venerdì 23 maggio 2025, si è registrata una nuova fase di prese di beneficio, con l’S&P 500 che ha chiuso in calo in area 5814.
A metà giugno, l’indice S&P 500 ha rivisitato i minimi di febbraio, spingendosi fino all’area 6074 in occasione della pubblicazione del dato CPI. Tuttavia, ha successivamente ritracciato, chiudendo la settimana scorsa in area 5978. Dopo le scadenze tecniche trimestrali, l’indice ha registrato la rottura dei massimi storici nell’ultima settimana di giugno, chiudendo la seduta di venerdì 27 in area 6.220 punti. Un segnale di forza che conferma la prevalenza dei compratori e il consolidamento del trend rialzista in atto.
La spinta rialzista si è protratta anche a luglio, con l’indice che, pur mostrando qualche difficoltà, ha continuato a salire fino a segnare un nuovo massimo nell’ultima settimana del mese, in area 6468. Dall’inizio di agosto si è aperta una fase correttiva moderata, con i prezzi scesi verso quota 6243, prima di riprendere gradualmente la via del rialzo e chiudere la settimana nei pressi dei massimi storici, intorno a 6425. L’indice S&P 500, a metà agosto, ha avviato una correzione fino al supporto settimanale in area 6.367–6.346, dove ha trovato una solida base tecnica. Da quel livello è ripartito con forza al rialzo, spinto dall’annuncio di Powell a Jackson Hole, che ha aperto alla possibilità di un taglio dei tassi nei prossimi mesi. Nella seduta del 23 agosto, i prezzi hanno chiuso in area 6.484, confermando il ritorno della pressione rialzista e nuovi massimi storici. Tuttavia tale scenario lascia sempre margine a una possibile correzione tra fine agosto e metà settembre.
All’inizio di settembre, subito dopo la pausa per il Labor Day negli Stati Uniti, l’S&P 500 ha registrato una discesa rapida che lo ha portato, nell’arco di una sola seduta, a testare l’area di supporto settimanale compresa tra 6.367 e 6.346 punti. Da quel livello l’indice ha reagito con forza, avviando un rimbalzo che lo ha condotto a segnare nuovi massimi storici il 5 settembre in area 6.543 punti, prima di avviare un lieve ritracciamento e chiudere la settimana a quota 6.488. Successivamente, il sostegno offerto dai dati sul mercato del lavoro (NFP) e dall’inflazione ha alimentato una nuova gamba rialzista, culminata con ulteriori massimi storici fino a quota 6.730 punti il 19 settembre, in coincidenza con il taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.
Grazie alla narrativa sempre più dominante sull’intelligenza artificiale, i prezzi hanno continuato a spingere al rialzo con forza, alimentati da flussi speculativi e da un sentiment euforico che sembrava ignorare qualsiasi segnale di rallentamento macro. L’indice ha raggiunto un nuovo massimo in area 6811 il 9 ottobre, in un contesto di forte concentrazione degli acquisti sui titoli legati all’IA e di volatilità in costante compressione.
Tuttavia, il flash crash di venerdì 10 ha interrotto bruscamente questa dinamica: in poche ore i prezzi sono crollati fino ai livelli di inizio settembre, con una chiusura in area 6552. Il movimento è stato caratterizzato da un improvviso prosciugamento della liquidità nei book e da un’ondata di ordini automatici di stop, che hanno amplificato la discesa.
Il mercato si è poi parzialmente stabilizzato nel fine settimana, ma la rottura tecnica dei supporti di breve periodo e la brusca inversione del sentiment aprono ora la porta a ulteriori ribassi o fasi di consolidamento laterale prima che possa formarsi una base solida per un nuovo rimbalzo.
Nel mese di ottobre, l’S&P 500 ha confermato durante il recente flash crash il supporto chiave in area 6.367–6.346, da cui è ripartito con decisione al rialzo. Questo livello si è trasformato in un punto di riferimento tecnico di grande rilievo su base mensile, segnando una zona di difesa strategica per gli operatori.
La struttura tecnica di ottobre mostra inoltre la tenuta dei supporti in area 6.418–6.374 e 6.480–6.430, con quest’ultima fascia che rappresenta un banco di prova cruciale per valutare la solidità del rimbalzo in atto e la capacità del mercato di ricostruire momentum positivo.
A questi livelli si aggiunge un nuovo supporto mensile compreso tra 6.492 e 6.520 punti, che fungerà da riferimento tecnico per le prossime settimane.
Sul fronte inferiore, restano individuabili ulteriori aree di appoggio in zona 6.326 e 6.299, sebbene considerate più deboli: in caso di nuova pressione ribassista, i prezzi potrebbero estendere la correzione verso questi livelli prima di trovare una base più stabile.
Un altro supporto chiave si trova si colloca tra 6.234 e 6.188, livello che ha funzionato da area di supporto nelle scorse sedute. Al di sotto, emergono nuovi supporti tecnici a 6.181 e 6.161, seguiti da una fascia intermedia compresa tra 6.141 e 6.136. Più in basso, il supporto settimanale si concentra in area 6.129–6.116, mentre il livello di 6.103 rappresenta l’ex area di breakout dei massimi storici e potrebbe ora agire da sostegno dinamico.
In caso di correzioni più ampie, i supporti di consolidamento del trend si collocano tra 6.074 e 6.050 e, successivamente, nella fascia compresa tra 6.041 e 6.015. Ulteriori livelli tecnici di rilievo si trovano in area 5.993, 5.961 e 5.924. Rimangono confermati i supporti settimanali individuati in area 5.866–5.860, coincidenti con i minimi registrati a fine maggio. Un altro livello chiave da monitorare si trova tra 5.905 e 5.886, area che ha mostrato capacità di attrazione e reazione nei recenti movimenti di prezzo.
La struttura tecnica evidenzia un supporto estremo tra 5.468 e 5.482, zona critica che potrebbe fungere da area di inversione in caso di discese marcate. Subito sopra, il cluster strutturale 5.500–5.540–5.550 rappresenta un riferimento settimanale e mensile fondamentale, con alta valenza tecnica su timeframe elevati.
A livello operativo, i supporti intermedi 5.583–5.595 offrono un range utile per rimbalzi intraday o fasi di congestione, mentre ulteriori livelli chiave si attestano tra 5.624 e 5.689, con area settimanale di sostegno ben definita tra 5.667–5.680–5.689. Da monitorare attentamente anche la zona 5.705–5.710, immediatamente al di sotto del gap aperto il 12 maggio (5.715–5.734), la cui eventuale chiusura potrebbe attivare test tecnici rilevanti su base mensile.
Più in alto, la zona di controllo tra 5.838 e 5.787–5.765 resta strategica per definire la direzionalità di medio periodo. In ottica mensile, i supporti principali si collocano in area 5.146–5.170, con livelli tecnici intermedi disposti su 5.265–5.292, 5.300–5.329, 5.344–5.355 e 5.402–5.441. Altri livelli minori ma significativi includono 5.478, 5.502–5.520 e 5.527–5.548, completando così una mappa di riferimento multilivello essenziale per l’operatività.
Il superamento dell’area 6.200 ha confermato la solidità del trend rialzista in atto, proiettando l’S&P 500 verso un’estensione del movimento fino a quota 6.600, livello raggiunto a metà settembre, e successivamente a 6.800, toccato il 9 ottobre. Per preservare l’impostazione positiva di lungo periodo resta però cruciale la tenuta del supporto chiave in area 6.367–6.346, punto di equilibrio che garantisce stabilità alla struttura tecnica di fondo.
Sul fronte delle resistenze, la prima area da monitorare si colloca in zona 6.596 punti, livello utile per valutare la forza del primo rimbalzo tecnico dopo il recente calo. La resistenza settimanale principale si trova invece tra 6.650 e 6.680 punti: un superamento deciso di quest’area su base settimanale potrebbe riattivare una nuova spinta rialzista strutturale. Ulteriori resistenze intermedie si individuano in area 6.694 e successivamente tra 6.720 e 6.740 punti, zone dove il mercato potrebbe testare la continuità del movimento ascendente. Infine, l’area 6.786–6.801 rappresenta l’ultima barriera tecnica di rilievo legata al recente flash crash, il cui superamento confermerebbe il pieno recupero della struttura rialzista.
Attualmente, la nuova area da monitorare si colloca intorno ai 6.727 punti: un superamento di questo livello aprirebbe spazio a un rapido test dell’area 6.800, con possibilità di estensione ulteriore verso la soglia psicologica dei 7.000 punti. L’evoluzione del quadro tecnico dipenderà tuttavia in larga misura da tre fattori determinanti: le prossime decisioni della Federal Reserve, l’andamento dei dati macroeconomici su inflazione e mercato del lavoro, e le tensioni legate ai dazi commerciali, che continuano a esercitare un’influenza diretta sul sentiment degli investitori.
Fintanto che i principali supporti reggono, non si esclude la possibilità di nuovi rialzi anche improvvisi. La strategia operativa rimane improntata all’accompagnamento del trend, con una particolare attenzione all’emergere di segnali di esaurimento in prossimità delle nuove resistenze.
L’approccio resta dunque proattivo, ma prudente: cavalcare il trend finché le condizioni lo permettono, mantenendo flessibilità nell’adattarsi a eventuali cambi di scenario. In caso di cadute significative o violazioni dei supporti chiave, sarà invece fondamentale seguire i prezzi al ribasso, assecondando il movimento correttivo con approccio disciplinato e gestione del rischio rigorosa.

Dopo aver segnato nuovi massimi storici il 16 maggio 2024 in area 18.937, il DAX ha avviato una fase correttiva graduale, culminata in una brusca accelerazione ribassista che ha spinto i prezzi fino in area 17.000. Da questo minimo è partito un deciso recupero, che ha annullato completamente la discesa estiva e ha permesso all’indice di raggiungere nuovi massimi storici a inizio settembre, toccando la soglia dei 19.000 punti.
Successivamente, in scia alla debolezza degli indici statunitensi, il DAX ha registrato un calo del 3,73%, scendendo fino ad area 18.209, dove ha trovato un solido supporto. Da lì ha avuto inizio un nuovo movimento ascendente che ha condotto l’indice al superamento dei precedenti massimi, raggiungendo il target annuale in area 19.500 con la chiusura di settembre.
Dopo una leggera correzione fino a 18.904, l’indice ha segnato nuovi record il 17 ottobre, toccando area 19.680, prima di avviare un moderato ritracciamento. L’elezione di Donald Trump ha poi generato una correzione più marcata, alimentata dai timori su nuove misure protezionistiche. Tuttavia, nelle due settimane successive, i prezzi sono rimasti compressi all’interno di un range ad alta volatilità compreso tra 19.544 e 18.844.
A inizio dicembre, il DAX ha messo a segno un’accelerazione parabolica, toccando 20.500 punti e segnando nuovi massimi storici. Tuttavia, il crollo degli indici americani del 18 dicembre ha avuto ripercussioni anche sul DAX, che ha ritracciato fino ad area 19.628.
Gennaio 2025 è stato caratterizzato da una fase laterale, fino alla rottura rialzista della resistenza in area 20.513, che ha dato slancio al trend. L’indice ha toccato nuovi massimi a 21.799 e, grazie a una marcata rotazione settoriale, ha superato anche il primo target annuale, raggiungendo 22.629 punti.
Tra metà febbraio e marzo, il DAX è entrato in una fase di consolidamento, con un range definito tra 22.200 e 23.000 punti, senza tuttavia compromettere la struttura rialzista. A fine marzo, i prezzi si sono avvicinati al supporto settimanale 22.344–22.339, e la rottura al ribasso di area 22.000, amplificata dal sell-off verticale dei listini USA, ha innescato una forte pressione ribassista, riportando il DAX in area 18.844 a inizio aprile.
La successiva ripresa ha beneficiato di un contesto macro di miglioramento del sentiment e abbondante liquidità globale, spingendo i prezzi a 20.736 già l’11 aprile. Da lì è partito un nuovo impulso rialzista: l’indice ha prima raggiunto l’area 22.353 a fine aprile, poi ha rotto con decisione la resistenza tecnica a 23.042, aprendo la strada a un nuovo massimo storico.
Il mese di maggio ha visto un lento ma costante movimento ascendente, che ha portato il DAX oltre area 24.000 nei giorni scorsi, prima di registrare una leggera flessione e chiudere la settimana in area 23.649.
L’indice ha registrato nuovi massimi storici all’inizio di giugno, toccando l’area 24.489, prima di avviare una fase correttiva lenta ma marcata che, nel corso della scorsa settimana, ha spinto i prezzi fino al livello di 23.332. Nella seconda metà di giugno, i prezzi hanno avviato una decisa fase correttiva, con un ribasso complessivo di circa 1300 punti. Dopo questa brusca discesa, l’indice ha trovato un primo punto di stabilizzazione, chiudendo a fine giugno in area 24.077.
A metà luglio il DAX ha segnato nuovi massimi storici, raggiungendo l’area 24.651, per poi avviare un ritracciamento e chiudere in calo intorno a 24.225 punti. Attualmente il prezzo si muove all’interno di un range delimitato dalla resistenza in area 24.570-24.640 e dal supporto a 23.976 punti.
Questo movimento riflette un cambiamento del sentiment di mercato, alimentato dai timori per l’eventuale introduzione di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Unione Europea. Tali preoccupazioni hanno innescato prese di profitto e contribuito ad aumentare l’incertezza tra gli investitori.
Nei primi giorni di agosto il DAX ha registrato un forte sell-off, avvicinandosi al supporto cruciale della tendenza rialzista, compreso tra 23.478 e 23.192 punti. Successivamente l’indice ha invertito la rotta, avviando un recupero che lo ha riportato a testare le resistenze chiave a 24.543 e 24.481 punti. In seguito è rientrato all’interno dell’area 24.402 – 24.330, mantenendosi comunque in territorio sostanzialmente positivo.
Il DAX, a partire dalla fine di agosto, ha avviato una correzione particolarmente violenta che lo ha condotto, nella seduta di venerdì 5 settembre, a ridosso dei supporti cruciali in area 23.459 e 23.142 punti. Questi livelli restano fondamentali per preservare l’impostazione rialzista in atto dai minimi di fine aprile. A metà settembre il DAX ha testato i supporti di medio periodo in area 23.459 e 23.142 punti, complice anche la delicata situazione politica ed economica francese. Da quei livelli l’indice ha innescato una decisa reazione al rialzo, riuscendo a recuperare terreno e a chiudere sopra tali soglie nella seduta di venerdì 19 settembre.
Dopo una lunga fase di accumulazione nelle aree di supporto chiave comprese tra 23.463–23.554 e 23.627–23.741, i prezzi sono esplosi al rialzo in linea con i nuovi massimi registrati da Wall Street, riuscendo a superare le ultime resistenze in area 25.540–25.640 e a segnare nuovi massimi storici il 9 ottobre in area 24.800.
Tuttavia, il flash crash di venerdì 10 ottobre ha improvvisamente invertito la tendenza, riportando i prezzi sui livelli del 1° ottobre in area 24.190. Questo movimento ha riaperto lo scenario per ulteriori e potenzialmente violenti ribassi nelle prossime settimane, segnalando un cambio di sentiment e una possibile fase di correzione più profonda.
È stato confermato il supporto cruciale compreso tra 23.376 e 23.142 punti, la cui tenuta resta fondamentale per preservare l’impostazione tecnica di medio periodo ed evitare un deterioramento più profondo della struttura di fondo.
Si individuano inoltre nuovi supporti in area 24.179–24.106 e 24.034–23.992, mentre il nuovo supporto settimanale si colloca tra 23.911 e 23.725 punti.
A livello intermedio, ulteriori zone di sostegno si trovano in area 23.628–23.697 e 23.562–23.433, che rappresentano aree chiave per monitorare l’eventuale evoluzione del movimento correttivo.
Tra i supporti di rilievo troviamo: 23.126–23.193, considerato il livello strutturale principale; 22.619–22.743, area tecnica di accumulo; e 22.279–22.398, primo supporto settimanale in caso di rottura al ribasso.
I supporti intermedi e dinamici comprendono la fascia 22.743–22.900, zona di congestione tecnica, e il livello 23.002, rilevante per l’operatività intraday.
Infine, i supporti mensili e di lungo periodo includono 21.056–21.010 come livello strategico, 20.801 come supporto principale di lungo termine e l’area compresa tra 22.079, 21.603 e 21.754, che rappresenta ulteriori livelli tecnici da monitorare attentamente.
Il DAX ha completato l’estensione finale prevista per il 2024, situata nell’area 21.000–22.000 punti, superandola con decisione e raggiungendo il target successivo in zona 23.000–24.000. Attualmente, la fascia compresa tra 25.000 e 26.000 punti rappresenta la nuova potenziale area di estensione rialzista di medio periodo.
A settembre l’indice ha segnato nuovi massimi storici in area 24.640 punti, migliorandolo in ottobre in area 24800. Le nuove resistenze si collocano in area 24.438–24.259, primo banco di prova per valutare la capacità del mercato di riprendere il trend rialzista.
A seguire, la resistenza settimanale è individuata tra 24.692 e 24.569 punti, mentre la resistenza finale si posiziona in area 24.771–24.731, livello oltre il quale si aprirebbero spazi per un’estensione verso nuovi massimi.
Dal punto di vista operativo, se entro la chiusura di venerdì i prezzi riusciranno a mantenersi al di sopra dei 24.280 punti, si aprirebbe la possibilità di una prosecuzione del trend rialzista anche su scala mensile. Al contrario, un ritorno sotto i 23.559 punti potrebbe innescare una fase di pressione ribassista più profonda e strutturata.

L’indice industriale ha beneficiato di una forte rotazione settoriale avviata a metà luglio 2024, che lo ha spinto a segnare nuovi massimi storici il 18 luglio, toccando quota 41.441. Tuttavia, il movimento è stato seguito da un violento sell-off che ha riportato i prezzi in area 40.000–39.918, culminando poi in una capitolazione il 5 agosto, con ritorno ai livelli di metà giugno in zona 38.400.
Da metà agosto, il Dow Jones ha avviato un recupero verticale che lo ha riportato verso nuovi massimi in area 41.600. A inizio settembre, però, si è verificata una correzione superiore al 3%, con un minimo in area 40.358.
Il successivo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve ha riportato al centro dell’interesse i titoli ciclici, rilanciando il rally dell’indice: a fine settembre il Dow ha toccato nuovi massimi storici in area 42.700, sostenuto anche dalla performance eccezionale di JP Morgan, con un’estensione fino a 42.908 il venerdì successivo.
Il trend rialzista è proseguito fino al 18 ottobre, con il raggiungimento di 43.378 punti. Tuttavia, nuove rotazioni settoriali e tensioni geopolitiche hanno innescato una fase di debolezza, riportando l’indice in area 42.000, livello corrispondente ai valori di inizio ottobre.
A metà novembre, è ripartito un nuovo slancio rialzista che ha portato il Dow a un nuovo massimo in area 44.202, prima di subire una brusca correzione fino a 43.000. Da lì, l’indice ha ripreso a salire fino al 5 dicembre, superando con forza i 45.000 punti.
A partire da quel massimo, è iniziata una fase correttiva alimentata da un’ulteriore rotazione settoriale. A inizio 2025, una nuova stretta da parte della Fed ha innescato un’accelerazione ribassista fino ai supporti mensili in area 42.270–42.090.
A metà gennaio, il Dow ha reagito con forza, segnando un nuovo massimo storico a 45.100. Tuttavia, a metà febbraio ha testato nuovamente i massimi senza riuscire a superarli con decisione. Ne è seguita una correzione che si è protratta fino a fine mese, con un ritorno sui supporti in area 43.260–43.150, dove è avvenuto un rimbalzo deciso.
A metà marzo è ripresa la discesa, con i prezzi che hanno toccato area 40.800, corrispondente ai livelli di settembre 2024. Dopo un test delle resistenze tra 42.690 e 42.825, l’indice ha avviato una nuova gamba ribassista, chiudendo il mese a 41.533. Le vendite sono proseguite fino al 9 aprile, quando è stato toccato il minimo in area 36.500.
Da lì è partito un violento rimbalzo che ha portato il Dow a chiudere l’11 aprile in area 40.261. Nelle settimane successive, dopo un pullback in zona 38.251, l’indice ha recuperato progressivamente i livelli di metà aprile, riportandosi in area 40.103–41.300.
Nel mese di maggio, il recupero del comparto tecnologico ha dato nuova linfa anche all’industriale, permettendo al Dow di attaccare nuovamente la resistenza in area 42.757–42.974. Tuttavia, nella giornata di venerdì, i prezzi hanno chiuso in area 41.663, completando anche la chiusura del gap del 12 maggio.
All’inizio di giugno i prezzi hanno toccato quota 43.000, per poi avviare una fase di ritracciamento che li ha spinti fino a 42.054. Da questo punto, i prezzi hanno registrato un significativo rialzo, tornando a testare i livelli di inizio marzo, in area 43.797.
Nelle prime due settimane di luglio, i prezzi hanno messo sotto pressione una delle resistenze più rilevanti, compresa tra 44.846 e 45.049 punti. Successivamente, l’indice ha avviato una fase laterale di consolidamento, in attesa dell’avvio della stagione delle trimestrali previsto per la settimana successiva.
Nel prosieguo del mese, la spinta rialzista è ripresa con decisione, portando i prezzi a superare temporaneamente la resistenza chiave in area 44.832–45.049 e a segnare nuovi massimi storici in zona 45.135 punti.
Con l’avvio di agosto, una correzione iniziale ha riportato le quotazioni verso il supporto cruciale posto tra 43.835 e 43.404 punti, livello attualmente osservato dal mercato per valutare potenziali segnali di inversione o conferme di prosecuzione del trend rialzista dominante.
Da questa area i prezzi hanno avviato un progressivo recupero, concludendo il 22 agosto su nuovi massimi storici grazie alla rotazione settoriale in atto, chiudendo in area 45.768 punti.
A inizio settembre i prezzi hanno continuato a mettere sotto pressione l’area 45.702–45.593 punti, corrispondente ai precedenti massimi storici, senza tuttavia riuscire a superarla in modo deciso. Nonostante ciò, la spinta rialzista è rimasta solida e, salvo improvvisi e marcati sell-off, le probabilità di assistere a nuovi massimi storici nel breve periodo sono rimaste elevate.
Tale scenario si è confermato nella seconda metà del mese: dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione e il taglio dei tassi da parte della Fed, il Dow Jones ha infatti segnato nuovi massimi storici, raggiungendo venerdì 19 settembre l’area dei 46.390 punti.
Nel mese di ottobre, il Dow Jones ha ulteriormente migliorato i propri massimi storici, raggiungendo quota 47.049 punti il 3 ottobre. Da quel livello è iniziata una lenta fase correttiva, culminata con il flash crash di venerdì 10 ottobre, che ha riportato i prezzi in area 45.467 punti, ossia sui livelli di inizio settembre.
Il forte rialzo del 22 agosto ha spinto l’indice a registrare nuovi massimi storici tra settembre e ottobre, tracciando al contempo una serie di livelli tecnici chiave che guideranno le prossime fasi di mercato.
La zona di controllo compresa tra 44.973–45.117 e 45.185–45.362 punti rappresenta ora il fulcro tecnico principale, da cui dipenderà la direzione dell’indice nelle settimane a venire, soprattutto dopo il flash crash di venerdì 10 ottobre.
Al di sotto di quest’area, il supporto settimanale si colloca in area 45.467 punti, mentre restano confermati i livelli inferiori a 44.880, 44.474–44.353 e 44.259–44.137 punti.
In un’ottica di più lungo periodo, il nuovo supporto mensile si posiziona invece tra 44.034 e 43.823 punti, soglia che rappresenta la base tecnica di riferimento per la tenuta strutturale del trend di fondo.
Il supporto principale rimane confermato nell’area 41.765–41.250, che ha finora contenuto con efficacia la pressione ribassista. A questo si affianca la fascia mensile compresa tra 41.908 e 42.408, oltre ai sostegni tecnici a 42.567–42.813, 42.956–43.289 e al livello di breve termine 43.404, oggi particolarmente rilevante per valutare eventuali segnali di inversione o prosecuzione del trend dominante.
Tra i supporti intermedi si segnalano le aree 38.251–38.569–39.217 e 39.376–39.644, mentre la fascia critica 38.776–37.343 rappresenta uno snodo decisivo: la sua tenuta potrebbe favorire un rimbalzo, mentre una rottura aprirebbe la strada a test più profondi.
Infine, in ottica di medio periodo, restano da monitorare i livelli 36.762 e il supporto mensile 36.465–36.342: una rottura al ribasso di quest’area aumenterebbe in maniera significativa il rischio di correzioni estese.
Raggiunto il target intermedio in area 39.000–39.300 punti e centrati gli obiettivi annuali fissati a 40.000, 42.000 e 45.000, il Dow Jones ha proseguito la sua corsa fino a toccare quota 46.000 punti. Da qui si apre ora lo spazio per possibili estensioni verso l’area dei 48.000 punti.
Il crollo di venerdì 10 ottobre ha dato origine a nuove e rilevanti aree di resistenza, che ora rappresentano i principali ostacoli al recupero dei corsi.
La prima resistenza si colloca in area 46.118–45.967 punti, vero e proprio banco di prova per valutare la forza del pullback in atto.
A seguire, la resistenza settimanale si posiziona tra 46.439 e 46.201 punti, livello che potrà determinare l’eventuale estensione del rimbalzo.
Le resistenze finali sono individuabili in area 46.607–46.830 e successivamente a 47.033 punti, soglia tecnica di rilievo che, se superata, aprirebbe la strada a un nuovo impulso rialzista di medio periodo.
Il mercato al momento non sembra disporre delle condizioni necessarie per proseguire la fase rialzista nel breve termine. In questo contesto sarà fondamentale monitorare con attenzione la tenuta dei supporti e delle resistenze settimanali, che rappresentano i veri punti di riferimento tecnici per valutare se il trend positivo potrà consolidarsi oppure se, al contrario, aumenterà il rischio di una correzione più profonda.
Alla luce di questi fattori, rimane concreta la possibilità di assistere a un’ulteriore settimana di debolezza, complice sia le tensioni commerciali generate dalle politiche di Trump, sia gli eccessi tecnici accumulati nelle ultime settimane.
Suggerimenti operativi:
Annotare l’apertura del lunedì e la chiusura del venerdì per valutare conferme o inversioni della tendenza settimanale.
Evitare l’overtrading, specialmente in contesti di incertezza o di direzionalità poco chiara.
Prestare massima attenzione alla volatilità generata dagli HFT (High Frequency Trading), soprattutto nelle fasi di apertura e chiusura dei mercati.
Segnare con cura eventuali gap, in particolare quelli che si formano nella giornata di lunedì, poiché possono offrire segnali importanti per l’analisi tecnica della settimana.
Buon trading!